Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
martedì 8 gennaio 2019
Quindi...
... ti stai preparando a scendere da questo lungo viaggio, la tua stazione è prossima? Hai combattuto la buona battaglia, sei stato un esempio, ci hai tirati su senza fronzoli, ci hai corroborato con la tua infinita pazienza, il tuo amore per il lavoro, le tue levatacce mattutine (sai che ho calcolato il loro numero, approssimativo: sono state circa 18mila!) il tuo scavalcare sempre le asperità, il servizio alla zia, tua mamma nel reale, la stanchezza mai troppo evidenziata, la pace che hai sempre trasudato, la visione del mondo retta, longilinea, mai fuori dalle righe, il canto, oh si quel canto che svegliava assopiti dalla quotidianità, l'amore per il cinema, il sapere distillato non troppo per non dare nell'occhio, le sere passate alla tv, la passione per gli attori americani, Mina e le sue canzoni.
Cercherò di non essere triste mentre ti appresti a salpare, te lo prometto. Vorrei dirti tante cose ma ora ancora non riesco. Sei stato un leone, un combattente; continuavi a lavorare con dolori inimmaginabili che lenivi con la tua insuperabile positività. Sono stati anni bellissimi, e tanti lo riconosco, quelli che ho avuto la fortuna di vivere accanto a te. No, non voglio ancora parlarti da lontano, tu sei ancora qui, accanto a noi, che lotti forsennatamente contro le regole di questo gioco mai accettate, digerite e dannatamente impari.
Sai che ci sono, mi guardi e da quell'incrocio di bulbi oculari ne hai la certezza. Non sarai solo, mai. Vedo, ma il velo lacrimoso a volte me lo impedisce, un uomo ancora al comando di sé stesso, forte, indomito ed incredibilmente elegante. Sono qui, in questa valle di lacrime, accanto a te: per imparare ancora, per abbeverarmi alla tua dignità, al tuo essere, a come riesci ad imbrigliare anche l'agghiaccio di questa fase della vita, la più cupa, la più temuta. Non certamente per te, che ne farai al solito leggiadria.
Ti voglio tanto bene!
Sulla via dell'abiura
La storia dei 49 poveri esseri umani trattenuti sulle due navi ong mi instrada verso un'abiura delle mie convinzioni politiche attuali.
Il Cazzaro inizia a divenir pericoloso; lasciate le baggianate elettorali incomincia a tessere trame pericolose per la stabilità nazionale, in attesa di venir confortato dal plebiscito che, pare, il popolo sovrano gli riserverà alle prossime elezioni europee.
Occorre, parlo dal punto di vista del Movimento, sganciarsi rapidamente da cotanto pusillanime prima che sia troppo tardi (forse lo è già)
Una politica scolorita, puerile, infantile, gozzovigliante attorno a promesse via via tradite: questo è quanto il Movimento 5 Stelle ha compiuto per via di scelte praticate in nome di un Contratto ad uso e consumo dell'ex Cazzaro, ora Razzista Imbelle.
Messo a tacere il Delinquente Naturale, sazio per i buffetti sganciatigli nella vendita del pacchetto delle frequenze, Di Maio appare sempre più come un nocchiere sopra ad un'imbarcazione custodita in un museo navale: sciatto, incolore, sfanculante promesse distribuite in campagna elettorale in forma e tipologia paragonabile alla smargiassata classica, tipica di un Sbardella di altri tempi. Nessun riferimento alla lotta all'evasione, cancro sistemico e delittuoso scialacquio di risorse; nessuna capacità di voltar pagina veramente, allontanando sciacalli e boiardi. Nessuna caccia seria a tutti coloro che come amebe orbitano attorno al bene pubblico. Solo facciate rette da pali come sui set dei film western. Una delusione, un dolore vedere sciogliersi al sole un ideale che avrebbe potuto sovvertire gli antichi sistemi fognari, retti a turno dai devoti del Puttaniere e da quelli del Grullo.
Non si governa così un paese, scendendo a patti con un razzista, uno scempio democratico di tale portata come è l'ex Cazzaro ora divenuto un pericolo democratico.
Occorrerebbe il coraggio di staccare la spina, riandando a votare ma, le scempiaggini tipo la Tap, le concessioni minerarie, l'arzigogolo delle pensioni, la volatilità del reddito di cittadinanza uniti a questo epocale vento razzista sparso a gran mani dagli incolti leghisti, ha minato definitivamente la possibilità di un nuovo trionfo del Movimento.
Non resta nulla attorno a Salvini in grado di contrastarlo. Niente e nessuno, né quantomeno una valida e dignitosa opposizione. Non resterà che disinteressarsi totalmente del teatrino indegno romano, curando il proprio orticello e deponendo speranze riposte in ciabattini della democrazia. Un'abiura dequalificante cultura e senno, per un sonno glaciale, un tramonto d'ideali a scapito di piaggeria ed affarismo.
Una prece.
Solidarietà
Piena solidarietà al giornalista Federico Marconi e al fotografo Paolo Marchetti de l'Espresso picchiati da fascisti di Avanguardia Nazionale e Forza Nuova, riuniti per commemorare al cimitero del Verano non mi interessa cosa.
lunedì 7 gennaio 2019
Differentemente
Hai voglia di girarci intorno! Siamo diversi, ognuno si raffronta con le sue spine nel fianco in modo differente. C'è chi è freddo, quasi glaciale, accetta la sorte, il giro attorno della vita, i suoi svarioni, l'ineluttabilità. Già, l'ineluttabilità: tutto finisce, forse con un nuovo inizio, ma finisce. Gli anziani avvertono questo gorgoglio tipico del lavandino che si sta per svuotare, l'epilogo di ogni vita animale su questo pianeta. Gli umani come noi se ne rendono conto, a differenza delle altre specie. Facciamo finta di nulla, quasi ci scordiamo di avere un appuntamento, finale, con la cessazione di ogni pensiero, di ogni attività corporale. Ci abbelliamo in continuazione, sforzandoci di dimostrare sempre meno anni. E questo bluff a volte riesce a saziare, a colmare il vuoto scaturente dal pensiero della fine, certa, ineludibile.
Scartando l'imponderabile, vedi meteorite che ti colpisce sul marciapiede, mettendo da parte l'immane dolore per repentine dipartite, affrontare il capolinea di un proprio caro, porta il cuore e la mente a voli pindarici difficilmente descrivibili.
Aborro l'idea, invalidante e tristissima, dello slalom di molti, che non critico ma rispetto, i quali, arroccandosi sulle frasi fatte "però insomma la sua vita l'ha vissuta" tendono a lenire un distacco sempre più vicino, avvertibile da persone molto sensibili e a cui credo d'appartenere. Non conta, e questo ripeto è un mio parere, che un tuo caro viva settanta, ottanta, novanta anni: l'unicità dell'affetto, l'essenzialità di uno sguardo, la tipologia stordente dell'amore che si nutre per un padre, una madre, un figlio, un nonno sono esenti dal passare del tempo. Ciò che è, non sarà più. Nulla e nessuno potrà colmare un distacco, un saluto finale. La mancanza si farà sentire sempre e a nulla servirà rinvangare ricordi, sorrisi, felicità offuscate dall'addio. Sono fondamentalmente fiero, anche se la fierezza non porta da nessuna parte, di pensarla così e, ri-ripeto: senza giudicare nessuno in merito, non ho mai, ne avrò in futuro, voglie e rimpianti per essere stato formato in quella glaciale fattura che non riesce a passar sopra a catastrofi di tal portata, a sconquassi oltremodo devastanti, privazioni uniche, a cui penso mi esporrò con tutto me stesso, senza ripari in porticcioli effimeri, sollazzi di pensiero che non si confanno all'idea che ho del legame generazionale. Non perché sia migliore di altri.
Perché son fatto così.
sabato 5 gennaio 2019
Fini profondo
sabato 05/01/2019
Il dolore abita in noi e ci serve a vivere meglio
di Massimo Fini
Per la prossima Pasqua verrà pubblicato dall’editore Cantagalli un libro dedicato a Joseph Ratzinger che contiene molte delle sue omelie fra le quali è particolarmente interessante quella che tenne nel 1978 a Unterwossen in Germania. Ratzinger, a parer mio, è stato il più spirituale degli ultimi tre Pontefici. Wojtyla è stato un Papa soprattutto politico e troppo immerso nella mondanità e nella modernità, di cui usava con grande disinvoltura, e direi spregiudicatezza, i mezzi (TV, jet, viaggi spettacolari, creazione di “eventi”, concerti, gesti pubblicitari, “papamobile”, “papaboys”) fino a confondersi con essa.
Noi non abbiamo bisogno di una mondanità che ci circonda da tutte le parti, che ci esce sin dalle orecchie, di questa mondanità ne abbiamo fin sopra i capelli, abbiamo bisogno di qualcosa che dia un senso alla nostra vita che poi sarebbe la ragione in ditta della Chiesa, che sembra però aver smarrito anch’essa, nella enorme confusione portata dalla modernità, la via maestra. In quanto a Papa Bergoglio, non meno narcisista, esibizionista e superbo di Giovanni Paolo secondo (basta pensare al nome che si è scelto, Francesco, il più grande santo che Madre Chiesa abbia espresso, pauperista ad onta degli adoratori dell’unico dio rimasto all’Occidente, il Dio Quattrino) nella sua smania di voler piacere a tutti finisce per non convincere nessuno.
Ne parlo in partibus infidelium, da non credente. Ma non è da pensare che in chi non crede sia assente il sentimento che l’uomo non sia fatto soltanto di materia ma anche di spirito, sia pure uno spirito che non si immortala com’è invece il credo di tutte le religioni monoteiste.
Ratzinger afferma in sostanza, all’interno di una complessa cosmogonia che ha comunque al suo centro la divinità, che il dolore è necessario all’essere umano proprio per conservarsi tale. È un’aporia, che come molte altre aporie, era ben presente nel greco e laico Eraclito, che dice: “È la malattia che rende dolce la salute, la fame rende piacevole la sazietà, la fatica il riposo”. Prendiamone un’altra di queste aporie. La morte è necessaria alla vita, non ne è solo la conclusione inevitabile, ne è la precondizione. Senza la morte non ci sarebbe nemmeno la vita.
Sono concetti elementari questi. Che però l’Illuminismo, osando proclamare un diritto alla ricerca della felicità, che poi l’edonismo straccione contemporaneo ha declinato tout court in un diritto alla felicità, rendendo così, ipso facto, l’uomo infelice, è andato via via perdendo per strada. Non esiste alcun diritto alla felicità. Esiste, in rari momenti della vita di un uomo, un rapido lampo, un attimo fuggente e sempre rimpianto, che chiamiamo felicità. Non un suo diritto. E di questi diritti impossibili è piena la nostra società e la nostra testa.
Il dolore è quindi consustanziale all’uomo, per volere divino secondo Ratzinger. Ma non c’è bisogno di scomodar Dio. Il dolore fa parte della struttura psicologica profonda dell’uomo, questo essere tragico leopardianamente incapace di trovar quiete, il solo animale del Creato lucidamente consapevole della propria fine. Ma il dolore ha anche un’altra connotazione. Per usar Nietzsche e le sue parole: “Ogni malattia che non uccide il malato è feconda”. Non si tratta però di andarsi masochisticamente a cercare il dolore, proprio o altrui, in una sorta di gioco di specchi e controspecchi, alla Madre Teresa di Calcutta. Non ce n’è alcun bisogno. Abita già in noi.
giovedì 3 gennaio 2019
Normalità
Poi capisci perché oltre cortina, al di là della Cisa (a proposito: auguri di cuore al responsabile cantieri della tratta autostradale per un 2019 al solito pregno di salti di corsie e relative scariche diarroiche notturne per lui) smaniano per venire nelle nostre terre dove al mattino riesci a comprendere la meraviglia della giornata linda, fresca, pulita, attraente, lontana anni luce dalle loro fredde nebbie che solo per sentito dire, da esperti tuttologi che a seconda dell’intravedere o no lampioni posti ad una distanza di non più di 5 metri sentenziano che il cielo potrebbe anche essere sereno, s’immaginano ciò che per noi è normalità spicciola (e non ho postato foto marine per non ingalluzzirli oltremodo, evitando code ed erre arroccate di questi tempi dove noi indigeni ci possiamo godere dei nostri posti in santa e sospirata pace!)
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