Meloni, sillogismo maramaldo per equiparare sinistra e Hamas
Durante la conferenza stampa di fine anno che in Italia si tiene tradizionalmente a inizio anno, la nostra presidente del Consiglio ha sfoderato uno stratagemma di melonismo in purezza che vale la pena isolare: a una domanda sull’arresto a Genova del presidente dell’Associazione palestinesi in Italia Mohammad Hannoun e di altre persone, tutti accusati di aver sottratto fondi dagli aiuti ai palestinesi per finanziare la lotta armata a Gaza e in Cisgiordania, ha detto: “Se io fossi di sinistra, seguendo quello che la sinistra ha fatto negli ultimi due anni, dovrei accusare la sinistra di complicità con il 7 ottobre; io sono una persona seria e non lo faccio”.
Il sillogismo è di brutale quanto maramalda semplicità: io sono di destra, e solo per ciò la sinistra mi accusa di essere complice dello sterminio di civili palestinesi da parte di Netanyahu; con lo stesso criterio, io – dopo gli arresti di Genova – potrei accusare tutta la sinistra di complicità con Hamas. Meloni non è stupida: per chiudere il falso sillogismo ha dovuto trovare un “ponte” tra gli arrestati e “la sinistra”: “Penso che parte della politica abbia ampiamente sottostimato il fenomeno Hannoun (non dice quale parte politica, ndr). Qualcuno aveva segnalato che questa persona, alla quale si stendevano tappeti rossi (non spiega chi li stendeva, ndr), aveva posizioni ambigue, per essere gentili, e quelli che facevano queste segnalazioni sono stati tacciati di essere degli islamofobi (l’allusione non viene chiarita, ndr). Considero inoltre grave che dopo queste accuse ci siano manifestazioni di protesta”. Quest’ultima affermazione è vera, ma lasca: circa 200 persone, tra cui il figlio di Hannoun, hanno manifestato davanti al carcere di Genova per denunciare come le accuse siano partite da Israele; alla protesta hanno partecipato sigle dell’area pro-Palestina, tra cui Genova Antifascista, Usb, Si Cobas, Osa, Cambiare Rotta, Udal e Potere al Popolo: ecco qua “la sinistra”. Tanto basta a Meloni per accusare l’opposizione (sottolineando peraltro di non volerlo fare per “serietà”: è l’espediente retorico detto “preterizione”, noto dai tempi di Sofocle), di favorire le associazioni a delinquere con finalità di terrorismo internazionale. Del resto, è capo di un governo che ha fatto arrestare pericolosissimi manifestanti 15enni “pro-Hamas”.
La fallacia retorica su cui si basa la proporzione matematica “la sinistra sta a Hamas come la destra sta a Israele” concorre alla narrazione vittimistica di una sinistra ipocrita e connivente col terrorismo. Meloni ragiona da capopartito e non da capo del governo, che agisce (o meglio: subisce) in un contesto di relazioni internazionali. Lei, insieme a tutta FdI, al ministro degli Esteri Tajani e al ministro delle Armi Crosetto, viene accusata di complicità con Israele non per aver “sottovalutato” Netanyahu, ma perché l’Italia ha sostenuto la politica genocidaria di Israele con l’invio e la vendita di armi e munizioni dall’8 ottobre 2023; perché l’Italia si è opposta alle sanzioni contro Israele in sede europea e internazionale; perché Netanyahu, su cui pende un ordine di arresto della Corte penale internazionale, può scorrazzare tranquillo nei nostri cieli grazie alla simpatia del governo; perché dal governo non è arrivata nessuna condanna dell’Idf che radeva al suolo Gaza, uccideva medici e giornalisti e sparava in testa ai bambini.
Davvero Meloni da una parte e Schlein, Fratoianni, Bonelli dall’altra (chissà se anche Conte: per Meloni “la sinistra” è una categoria elastica che serve a contenere tutti i critici del governo) sono sullo stesso piano e hanno lo stesso potere? Davvero la sinistra ha offerto protezione a cellule di Hamas in Italia? E se tra sinistra e Hamas c’è almeno un grado di separazione (le persone arrestate a Genova), qual è il grado di separazione tra Meloni-Tajani-Crosetto e le mani insanguinate di Netanyahu?
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