mercoledì 19 dicembre 2018

C'è aria e aria!

Tutto uguale all'altr'anno? Che aria si respira in questo Natale 2018? Parrebbe tutto identico, parrebbe! 
S'affloscia invece sempre più la vera aria natalizia; s'ammoscia quasi dovessimo ripetere, a volte sforzandoci, un rito divenuto oramai falso mito. Non sto parlando a livello religioso, l'attesa di questi giorni deriva dal tempo di avvento. 
Quello che stride è avvertire una monotonia sfarzosa, abbacinante ma pur sempre monotona. Quasi che il fagocitare giorni, settimane, stagioni ci portasse a ritrovarci troppo presto, quasi impreparati, al periodo a detta di molti più bello dell'anno. Scoccia, a me pare, la ritualità di gesti affrancati ormai al desueto, all'abitudine, al gelo dell'incomunicabilità dei restanti undici mesi. Dai diciamocelo: non ci sfioriamo neppure più, ci guardiamo in cagnesco nelle primavere, nelle estati, in coda, pronti come siamo a scannarci per un parcheggio, per un panino, per un posto migliore al ristorante. Ci osservassero da altri mondi resterebbero allibiti su come ci stiamo sulle palle a vicenda! E invece oggi, domani, fino alla vigilia diverremo ossequiosi, riverenziali: il copione, questo copione scritto da mani misteriose, c'impone di sorridere, di inviare i famosi "auguri a lei e famiglia", quanto di più irriverente ci possa essere nei lidi divenuti obsoleti della comunicabilità tra esseri umani. 
Sgommiamo e sgomitiamo per mesi e mesi, ostentando benessere, lussi, innovativi gadget; rosichiamo oltremodo se qualcuno acquista la fiammante auto alla moda, prenotiamo vacanze da un anno all'altro per fobia incistita, lo stesso che nel solito giro dell'oca dobbiamo infarcire di falso calore, di facciata, auspicandogli il felice anno nuovo che a guardar bene è un altro che viene depennato dall'occulta lista a nostra disposizione. 
Vedo umani impegnati in assalti a ipermercati, a desolanti cattedrali dell'oblio, giovani storditi dall'arrivo di chissà cosa, pensierosi ed affamati nella solitudine mediatica. Passa il tempo, travalica la stanchezza intellettiva, è abiurata da tempo ormai la freschezza della novità, la gallina mangiata nei giorni di festa, le luci accese solo per stare insieme, il calore del ritrovarsi attorno ad un tavolo, il luccichio degli occhi nel vedere un lontano ritornato per l'occasione. Se tutti i giorni sono divenuti, per molti, Natale, come potersi estasiare davanti ai giorni di luce per antonomasia? 
Ci stanno trasvolando sopra il nostro limitato tempo, ci portano a preoccuparci per eventi lontani anni-non-luce, ci stuzzicano, spronandoci, a fagocitare date, eventi, barriere naturali poste per dar valore all'attimo. Ci hanno fatto credere che preventivare della nostra vita sia l'essenza granitica di questa era tecnologica. Ci siamo lasciati abbracciare dal moto ondoso dell'illogicità, un contare sconsiderato, senza alchimie, distruttore dell'essenza insita in noi che naturalmente vorrebbe che assaporassimo l'istante, l'imbrunire, il silenzio, la notte, il sorgere dell'astro. Sciocchezze c'insufflano, inciampi irritanti per chi cerca traguardi insensati, scialbi, insipidi, senza spessore. 
Questa luce che vorrebbe scaldarci, ci trova invece senza alcun senso ontologico. Ci spazzerà via alla fin fine, come le decorazioni a metà gennaio riposte in fretta per dar spazio agli innumerevoli e nuovi appuntamenti stordenti, utili per chi sogna amebe inebetite in questi tempi freddi ed oscuranti.

In alto i cuori!


Ieri è stata una giornata storica, un “eppur si muove” da celebrare, probabilmente, sui futuri testi di storia. Con l’uscita dall’aula dei resti miserevoli del partito del Delinquente Naturale, come simbolo di una resa, della disfatta del metodo para mafioso “degli amici degli amici degli amici” è stata approvata la legge anticorruzione; per la prima volta in questa nazione dilaniata da sconquassi epocali frutto di scorribande di manigoldi, capeggiati da uno che pagava tangenti alla mafia, adulato successivamente da un misero guitto di campagna toscana, per la prima volta si è realizzato qualcosa capace di frenare i briganti. Che sono sempre in mezzo a noi, ciarlanti e sognanti il ritorno al sistema tanto agognato e cullato dai tanti allocchi ancora intenti a guardare il dito. W l’Italia da liberare!

martedì 18 dicembre 2018

Augurio


Due, tre? O forse no dai! Probabile che siano quattro. Quattro km a corsia unica sulla Cisa per un cantiere pensato, ideato e realizzato dal Serveo dei Servei, il Grande Ideatore Sublime dei salti di corsia, delle deviazioni, dei restringimenti, delle ansie derivanti dallo veder sfrecciare bisonti di strada così vicini da temere per la carrozzeria. Tanto bravo ed inimitabile costui, da aver progettato una miriade di cantiere proprio ora, ad una manciata di giorni dal Natale! A lui vada la strenna, il pensiero, la speranza che possa trascorrere delle speciali festività... a contare le mattonelle della parete del cesso di casa, tra un’epocale cascata diarroica e l’altra! Jingle Bells!

Nessun limite, nessuna dignità!



Nemmeno nelle più tristi storie dei grandi romanzieri si è mai assistito ad un pubblico ludibrio come questo del giornalino del boss retto da un diversamente giornalista, un sallusti della peggior specie. 
L'onta di essere in difficoltà economica rappresenta per il quotidiano della famiglia il perno, il fulcro su cui gettarsi per agitare le acque, irridendo una famiglia colpevole di aver dato i natali ad un'anomalo politico da molto tempo scagliatosi contro colui che personalmente ritengo il male assoluto, la ragione ontologica per cui oggi siamo ridotti in questo stato raccapricciante. 
Intendiamoci: anche Fininvest fu ad un passo dal baratro del fallimento, sommersa com'era da enormi debiti; l'allora padrone indiscusso dell'etere, eravamo negli anni novanta, ebbe l'illuminante idea di scendere in politica mentre, attraverso il suo fratello di latte Dell'Utri, continuava imperterrito a pagare tangenti a tale Salvatore Riina. 
Il filibustiere per antonomasia ebbe il coraggio di entrare in politica, ed ivi rimanervi per quattro lustri, solo ed esclusivamente per curare, innaffiare, crescere i propri affari. E ci riuscì alla grande, trasformandoci in abitanti felici e bombardati via antenna, in Alloccalia, durante l'Era del Puttanesimo, arrivando con grande seguito di servili decerebrati a modificare leggi per uso personale. 
Ciò che è riuscito alla grande al famelico pregiudicato non sta dunque realizzandosi nella famiglia di Alessandro Di Battista. Mi chiedo: e allora? Come possiamo farne un messaggio politico? Cosa ci vorrebbe trasmettere il direttore sallusti? La difficoltà economica può scatenarsi per un'infinita serie di problemi finanziari, ma questo non può stimolare la degenerativa campagna di fango per dar l'assalto ad una persona seria, nella fattispecie,  come Di Battista figlio.
La rabbia, il rancore, il fango, la merda scagliata dal giornaletto di famiglia per mano di un sallusti angosciante ed angoscioso, genera sensazioni tanto sgradevoli come il constatare, in questa nostra valle di lacrime, in questo far west divenuto must di ribalderia, che il non aver mai tentato di ostacolare quel signorotto feudale, ha fatto sì che la malformazione democratica da lui innescata si è evoluta, sparsa, diffusa così bene da arrivare a questi punti, gli ultimi respiri di una nazione un tempo sana, forte e soprattuto acculturata.  
  

lunedì 17 dicembre 2018

domenica 16 dicembre 2018

Scoperta


L’argomento non è certamente natalizio, né pre pranzo. Diciamo che trattasi di divulgazione scientifica. Campo minato ed irto di trappole. Il mio rapporto con la defecatio è da sempre improntato sulla tempestività, sia nel preludio, preannunciato da segnali inequivocabili, compressione, roboate lontane come il temporale in avvicinamento, nervosismo e, se sono fuori casa, ricerca spasmodica di soluzioni, a volte comiche. Non ho mai stazionato per lunghi tempi sulla tazza, per via della suddetta frettolosità e, salvo rare eccezioni, la post defecatio risulta quasi sempre poco appagante. Ma leggendo il libro della dott.ssa Di Fazio -Mangiar bene per sconfiggere il male - ho messo in pratica un suo consiglio che, al momento mi ha fatto riscoprire la magnificenza di una sana seduta, arrivando anche ad apprezzare il celeberrimo “buco-fondo tazza” inducente quasi ad apporre un fiocco colorato alla porta del bagno, visto le dimensioni. Il consiglio? Un semplice mezzo bicchiere di acqua tiepida con spremuto dentro mezzo limone da bere alla mattina, appena sveglio a stomaco vuoto, che potrebbe far pensare ad un topico momento d’acidità, in realtà un fattore alcalizzante. Provatelo! E buona seduta!

In effetti...



“Ho visto cose che voi umani non potreste immaginarvi!” (cit.)