sabato 14 luglio 2018

Quandocevòcevò



Dai non fare il maltese! Smettila di fare il maltese! Ma che faccia hai? Sembri un maltese! Ehi fai finta di nulla? Sei come i maltesi! 
Questa isoletta rutto-europea, governata probabilmente con gli stessi obbiettivi monegaschi, ovvero soldi di qualunque provenienza, accettazione di epuloni terrorizzati dal pagare le giuste tasse, i sacrosanti balzelli nei rispettivi paesi natii, ha fatto lo gnorri, non si è accorta che un barcone con centinaia di esseri umani in cerca di umanità, è transitato nelle proprie acque territoriali, ed essendo un paese rutto-europeo se ne è infischiato con il solito e immarcescibile pensiero, coniato grazie ad anni di governicchi italici retti da delinquenti/ebetini/spalle-referenti-gentilonee: "voltiamoci di là, tanto ci sono gli italiani!"
E' questa la politica dell’isoletta di riccastri: fingere partecipazione alle sofferenze, essere d'accordo con le richieste di compartecipazione al grande problema dell'immigrazione e poi, aprendo magari un'ostrica, far finta di nulla, in attesa che arrivino i soliti coglioni bonaccioni. 
Ma il coraggio di questo rutto-stato travalica la più squallida delle immaginazione allorché la dichiarazione ufficiale di qualche politico krughiano, ha inorridito i nostri lobi:"Non li abbiamo accolti perché ci hanno detto di voler venire in Italia!"
Non so come si dice in maltese, perciò mi esprimo nella mia lingua natia: ma vaffanculo!

venerdì 13 luglio 2018

A domanda risposta


Il nuovo Csm dovrebbe mettere fine allo scontro politica-magistratura?

Perché, c’è uno scontro? Io non lo vedo. Sarà perché non mi occupo di politica, semmai di politici che rubano o che sono accusati di rubare. Se non rubassero, non mi occuperei di loro. Ma fingono sempre di non capire: dicono che aspettano le sentenze definitive e non si accorgono che così abdicano al dovere di fare una valutazione autonoma, politica, sui fatti noti e non controversi che emergono dalle indagini. Se il loro vicino di casa ha una condanna solo in primo grado per pedofilia, che fanno: gli affidano i loro figlioletti per accompagnarli a scuola in attesa della Cassazione? La giustizia è una virtù cardinale, ma anche la prudenza lo è. Penso a quel direttore generale di un’Asl lombarda condannato che spiegò così le sue intercettazioni imbarazzanti sulla mafia: ‘Fin da piccolo mi diverto a sembrare un mafioso’. In questi casi, per cacciare uno, non serve non dico la sentenza, ma nemmeno l’accusa: basta la difesa. Sarei curioso di vedere come certi politici si comportano nella loro vita quotidiana: se fanno causa al fruttivendolo perché smercia frutta marcia, aspettano la Cassazione per cambiare negozio?

(Piercamillo Davigo - magistrato)

Patti



Brezza


Certo: c'è ostentazione, al limite della guapperia, sicuramente è un risparmio quasi risibile, non utile a frenare l'emorragia di risorse che secondo dopo secondo ingigantiscono il nostro debito pubblico. E' quasi una boutade, un venticello trascurabile. Però sapere che Veltroni, Scalfari, Cicciolina, Mattarese, Fini, Prodi, Vendola, Pomicino, Taormina arrafferanno meno euro, a me fa piacere, tonifica, massaggia. Non foss'altro per il fatto che in cervice a lor signori entrerà un pensiero, seppur vago, e sicuramente spaventoso, per loro: sta passando il tempo della casta, dell'immarcescibile, del piedistallo, della disuguaglianza sociale. E in coloro che, come questuanti, da oggi si recheranno alle poste per prendere poche centinaia di euro della loro miserrima pensione, forse s'insufflerà un moto interiore convalidante l'idea che, forse e per la prima volta, un qualcosa di socialmente giusto sia stato fatto. Seppur sia quasi nulla, insignificante. E populista. E di sinistra (che non vuol dire girotondi ad intermittenza, Capalbio, magliette rosse e adunate contro la la povertà tra una verticale di Krug e l'altra!)


Meraviglioso!


Questo articolo andrebbe letto nelle scuole! Io intanto lo incornicio! Grandissima Daniela!!!

venerdì 13/07/2018
T-shirt rosse o blu, basta che convenga

di Daniela Ranieri

Volevamo pietosamente ignorare, obliare, glissare; ma la dissonanza cromatico-cognitiva è irresistibile per non darne conto. Vedere gente che ha votato, appoggiato o addirittura guidato il Pd negli ultimi 4 anni indossare la maglietta rossa per “fermare l’emorragia di umanità”, come da appello di Don Ciotti (un prete, non un dirigente del centro-sinistra), è quasi un’esperienza allucinogena. Questi ridicoli (se il loro agire non fosse stato tragico) fantocci del potere, che hanno tenuto il Paese in scacco per anni, con tutte le loro alchimie di “governi tecnici”, “larghe intese”, “governi di responsabilità” e avventuristiche “riforme” del “cambioverso” (più un tentato scasso della Costituzione), non sentono nessun imbarazzo, oggi, a vestirsi come le mamme vestono quei poveri bambini morti in mare, ancorché la maggioranza degli italiani li abbia da tempo sgamati che, degli ultimi, a loro importa meno che niente.

Del resto, c’è da capirli: costretti all’impotenza dalla loro stessa inettitudine, e non dagli elettori come Renzi ha cercato di far credere in una delle sue gag post-elettorali, oggi si aggirano fischiettando sul luogo del disastro, come i piromani dei film, atteggiandosi a paladini dei sofferenti; loro che hanno contribuito a ridurre in povertà assoluta 5 milioni e 58mila persone e a rendere precari 3 milioni e mezzo di lavoratori (dati Istat).

Quello che fa specie è assistere alla marea di indignazione da parte della diciamo intellighenzia di sinistra, appena guarita da un’afasia selettiva durata 4 anni e riscopertasi improvvisamente votata alla barricate. Questi lungodegenti paralizzati, che un tempo si slogavano i malleoli nei girotondi contro B. e all’apparir del bullo al massimo andavano a fargli rimbrotti di bon ton da Fazio, aspettavano giusto il governo dei “populisti” per uscire dal cantuccio di placido comfort dal quale tenevano bordone a quel partito di classisti e mezze cartucce, ingoiando tutto quel che faceva Renzi con la sua corte di miracolati incompetenti con la motivazione che altrimenti, avanzando politiche troppo di sinistra, “il Pd non avrebbe vinto mai”. Anzi, prendevano in giro noi del Fatto (che il loro idolo barzellettiere rinominò il “Falso quotidiano”), chiedendoci come mai, se c’era una deriva autoritaria in corso, non fossimo al confino a Ventotene (ci sarebbe piaciuto, ma quel braccino corto di Renzi al massimo ci metteva alla gogna alle Leopolde, tra le risate fantozziane dei gregari).

Oggi, per un Saviano che, come ha sempre fatto – prendendosi del “camorrologo di corte” da Vincenzo De Luca, del “rottamato offeso” da L’Unità e, siccome osò criticare la Boschi per la questione delle banche di famiglia, del “giustizialista peloso”, del “pretestuoso” e del “copione” un po’ da tutti – denuncia la xenofobia di Salvini, c’è lo scrittore Sandro Veronesi che rilancia e propone a Saviano di “mettere i (loro) corpi” nella lotta per l’accoglienza, non è chiaro se sulle navi delle Ong o proprio in Libia, comunque “laggiù, dove lo scempio ha luogo”, insieme ad altri super-corpi di testimonial umanitari, tipo “Checco Zalone” o “Federica Pellegrini”, o “Jovanotti” o anche, perché no, “Chiara Ferragni che allatta” (sic). Non sappiamo dove fosse il corpo di Veronesi quando Minniti faceva accordi con le milizie e i trafficanti libici, sicuramente non “laggiù”.

Ricordiamo magliette turchine per il “25 aprile Tutto Blu” del Pd (“Perché la Resistenza è alla base dell’Europa”); magliette gialle capitanate da Orfini per spazzare le zone del terremoto (ad Amatrice, chissà perché, gli abitanti non si presentarono, per fortuna di quelli del Pd), ma nessuna maglietta rossa. Intanto Oliviero Toscani minaccia di espatriare (ma prima ha preso la tessera del Pd: forse vuole chiedere asilo per motivi umanitari) e 200 intellettuali firmano un appello accorato su Repubblica, sollecitati dalla lettera di una studentessa a Concita De Gregorio.

Certo, è ridicola anche la parte opposta, quelli che danno dei “radical chic” a tutti: la post-fascia Meloni che invita l’intellighenzia sovranista a indossare polemicamente la maglietta azzurra per gli italiani poveri o che hanno perso il lavoro (come se non fossero italiani e stranieri a comporre quel milione e 778mila famiglie in povertà assoluta) è la stessa che era al governo con B., buonanima. Ma il premio della critica va a quelli che se la prendono col direttore del Fatto, indicato come responsabile della vittoria di 5Stelle e Lega, e non solo da Renzi, da cui siamo abituati a sentir scemenze e che di quella vittoria è invece il principale colpevole, ma anche dagli intellettuali, che dovrebbero pensare, ragionare e attribuire al potere, e non a chi vi si oppone, tutte le sue colpe. (A costo di esser didascalici: noi siamo anti-governativi per natura, ben vengano le penne avvelenate; che lo siano sempre, però, e non a seconda di come conviene).

giovedì 12 luglio 2018

Daje!


giovedì 12/07/2018
I ministri Salvini

di Marco Travaglio

La notizia che Matteo Salvini ha spiccato un mandato di cattura, a carico dei migranti ammutinati sul rimorchiatore Vos Thalassa prima di essere trasbordati su una nave della Guardia costiera italiana non può che riempire di entusiasmo chi riteneva sprecato il Cazzaro Verde negli angusti panni di segretario della Lega, vicepresidente del Consiglio, ministro degli Interni, nonché aspirante ministro delle Infrastrutture e Trasporti ma soprattutto Porti, degli Esteri, della Difesa, della Giustizia, dell’Economia, del Lavoro, ma anche twittatore folle, protagonista compulsivo di dirette Facebook e storie Instagram. Ieri, mentre la nave Diciotti della nostra Marina si avvicinava al porto di Trapani, come disposto dal ministro competente Danilo Toninelli, per la semplice ragione che trattasi d’imbarcazione italiana, il ministro incompetente ha dichiarato, con la consueta sobrietà e prudenza: “Prima di concedere qualsiasi autorizzazione attendo di sapere nomi, cognomi e nazionalità dei violenti dirottatori che dovranno scendere dalla Diciotti in manette. Non autorizzerò lo sbarco finché non avrò garanzia che delinquenti finiscano in galera”. Ce l’aveva con due dei 67 migranti che avrebbero dato in escandescenze sulla Vos Thalassa per non essere passati alla Guardia costiera libica che li avrebbe riportati a Tripoli.

Ora, è vero che a norma del vecchio e polveroso Codice penale, scritto nel 1930 dal noto radical chic Alfredo Rocco, Guardasigilli del governo buonista Mussolini, a decidere l’eventuale cattura dei due reprobi dovrebbe essere la magistratura. Nella fattispecie, la Procura e il Gip di Trapani. Ma lo statista padano non bada a queste sottigliezze e lo stesso procuratore trapanese, Alfredo Morvillo, cognato di Giovanni Falcone, si sentirà senz’altro sollevato dall’ennesimo carico di lavoro che stava per aggiungersi agli altri. D’ora in poi, a norma del Codice Salvini, le Procure saranno sgravate dal compito di esaminare le notizie di reato a carico di migranti e di disporre i provvedimenti cautelari del caso: penserà a tutto il ministro di Tutto. Nei ritagli di tempo fra una diretta Facebook, un tweet e una storia Instagram, vergherà le richieste di custodia, poi cambierà tavolo e le esaminerà, poi – dopo lunga riflessione – le accoglierà e le diramerà alle forze dell’ordine. A quel punto gli arrestati ricorreranno al Tribunale del Riesame, oggi formato da tre giudici ma in futuro da uno solo, Salvini, che nelle vesti di Tribunale del Cazzaro rigetterà tutti i ricorsi.

Ai detenuti non resterà che appellarsi alla Cassazione, ma anche lì, con loro grande sorpresa, s’imbatteranno nel giudice Matteo che in qualità di Ermellino Monocratico si riunirà in camera di consiglio con se stesso, allo specchio, e confermerà le decisioni precedentemente assunte da sé medesimo. Lo stesso accadrà al processo, che lo vedrà saltellare come Arturo Brachetti dal banco dell’accusa al seggio del Tribunale, e poi in appello e in Cassazione sugli scranni dei rispettivi procuratori generali e collegi giudicanti. Con notevole risparmio di tempo e denaro per la giustizia italiana, notoriamente lenta e costosa. È un vero peccato che questa riforma della Giustizia non fosse ancora in vigore quando partì il processo sui fondi pubblici rubati dalla Lega, che ha portato al recente ordine della Cassazione di confiscare 49 milioni di refurtiva in tutti i conti presenti e futuri del (o riferibili al) partito. Anzi, all’epoca, Salvini pareva piuttosto felice per le condanne di Bossi e Belsito, anche perché senza quei processi il segretario della Lega sarebbe ancora il Senatur e il povero Matteo un oscuro parlamentare europeo (oscuro soprattutto per gli altri parlamentari europei, che lo vedevano di rado), costretto a strillare ogni giorno contro l’Europa ladrona che gli pagava un lauto quanto immotivato stipendio. Non aveva calcolato che il figlio unico eredita tutto, il bello e il brutto. Anche i debiti. E così aveva ritirato la costituzione di parte civile contro Bossi e Belsito, confermando – ove mai ve ne fosse bisogno – che la “nuova” Lega non si sente affatto vittima dei reati commessi dalla vecchia. Quindi non dev’essere risarcita, ma deve risarcire. L’altro giorno il giureconsulto padano ha chiesto udienza al presidente Sergio Mattarella per parlare della sentenza della Cassazione, come se il presidente della Repubblica e del Csm fosse il quarto grado di giudizio. Mattarella ovviamente l’ha fatto parlare di tutto fuorché di quello. Lui però è uscito molto soddisfatto.

Ora che si elegge il nuovo Csm, c’è pure l’eventualità che tenti di diventarne membro laico, o magari togato. Il suo caso ricorda quello dell’avvocato Carlo Taormina che, sul delitto di Cogne, riuscì a incarnare tutte le parti processuali: prima accusatore televisivo di Annamaria Franzoni, poi avvocato difensore, poi per un certo periodo indagato per certi depistaggi del suo detective a base di sangue di gatto (scoperti perché realizzati ex post sopra il Luminol anziché sotto). E poi concesse il bis quando divenne sottosegretario all’Interno del secondo governo B., mentre difendeva un boss contro cui il suo governo era parte civile. Fu allora che Michele Serra lo ribattezzò “gli avvocati Taormina”. Ora abbiamo “i ministri Salvini” (cognome non a caso plurale), che pretendono pure di fare i pm e i gip. Qualcuno potrebbe spiegargli, se non la separazione dei poteri (concetto troppo complesso per la sua fragile cultura), almeno la separazione delle funzioni. Se fai il pm, non puoi essere gip, e viceversa. Ma il rischio è che risponda: “Per la jeep è finita la pacchia, ora comanda la ruspa”.

Elezioni e mancamenti