lunedì 2 ottobre 2017

In effetti



Osservazione



Catalogna?


Referendum, Catalogna?
Non mi schiero perché, come in tutte le cose, occorrerebbe principalmente:

Documentarsi sulla storia, del perché cioè la Catalogna, da tempo immemore, smania di staccarsi dalla Spagna.

Cosa significhi culturalmente questo atto divisorio.

Quale siano le motivazioni spagnole all’impedimento dell’uscita di Barcellona dalla nazione.

Cosa comporti questa scissione in termini economici, le ripercussioni politiche che scaturirebbero da tale scelta.

Approfondito quanto sopra potrei esprimere un parere in tal senso.
Comunque, dovunque essa sia: viva la libertà dei popoli! E visto che ci siamo: sarebbe bello chiedere ai popoli un parere su questo servilismo alla tecno-rapto-crazia che sta soggiogando milioni di persone ovunque nel globo. Per quel referendum avrei le idee molto più chiare. E combatterei, democraricamente parlando.

Continua


Non faccio questa ricerca perché sono grillino. Anzi attualmente sono deluso dal movimento e, probabilmente, se le cose rimanessero così, probabilmente non avrei neppure a votare. 

Questa premessa è d'obbligo perché sto particolarmente seguendo le prime pagine dei maggiori quotidiani romani ed italiani, per evidenziare lo scempio culturale con produzione di fandonie, insabbiamenti di verità, quasi ossessive nei confronti del Movimento 5 Stelle. 

Fosse capitato a qualcun altro forse avrei fatto la stessa cosa. La stampa in generale è sempre stata al servizio del potente di turno, fatta eccezione per sparuti quotidiani e il pensare questo m'intristisce ulteriormente in quanto penso con malinconia a quante baggianate mi bevetti in tempi addietro. 
Ora sto più accorto e valuto, navigo, confronto al fine di leggere una notizia certa e farmene un'opinione. 

Detto questo passiamo alla Ragogna Stampa (l'ho chiamata così) di oggi:


Credo non occorra aggiungere altro, anche perché il Giornale di famiglia, credetemi in quanto a volte lo leggo per farmi del male, è sempre e da sempre un ottimo esempio di cosa non debba mai diventare un giornalista. 

 

domenica 1 ottobre 2017

Articolo immondo


Su l'Espresso in edicola oggi un articolo che apre uno squarcio su un mondo immondo, diabolico e vergognoso: il traffico di organi. Sapevate ad esempio che dall'inizio della guerra circa ventimila (ventimila confermo) siriani hanno dovuto cedere un pezzo del proprio corpo, quasi sempre un rene?

Questo mercato occult, costituisce solo un 10% dei trapianti ma è in costante ascesa,  genera un giro di affari tra 840 e 1,7 miliardi di dollari. 
Compaiono, come in tutte le tratte, figure di biechi bastardi che chiameremo "mediatori" e che hanno provocato un aumento del 500% del costo illegale di un trapianto. 
Oltre alla Siria, i pezzi umani arrivano anche da Libano, Giordania, Turchia, Iraq, nord Africa. Sono sorte centinaia di cliniche private dove, tanto per non perdere la mano, si praticano anche aborti. 
Molti vendono per sopravvivere, altri per compiere i viaggi che tanto rompono le palle a noi occidentali. I broke, che Dio li strafulmini, reclutano, convincono, persuadono. Sono carogne viventi di questo sporco gioco che, alla fonte, prevede illuminati chirurghi lesti alla rapina e solerti nell'installazione nel corpo di un pagante. 
Una storia merdosa, come tante, troppe oramai affoganti buon senso, socialità e solidarietà.

Se avessimo un organo internazionale efficiente, attento alle carogne che oramai sono ovunque, vi sarebbe almeno una forma accennata di lotta. 
Ma l'Onu ha oramai la stessa importanza di una salumeria di un centro città, vive solo per distribuire dollari a quelle migliaia di infiascatori che lavorano dentro al palazzaccio di vetro newyorkese. 

Ma torniamo ai maledetti broker: agguantano la preda, fanno gli esami per verificarne la compatibilità con il compratore, indi mandano il venditore sotto i ferri per la nefrectomia. 

Successivamente il tutto tende a comparire ufficialmente come una semplice donazione, contento di consenso firmato. Il costo dell'operazione viene saldato da un terzo incomodo e gli accordi tra venditore e compratore sono saldati all'oscuro di tutti, nell'indifferenza generale. Un trapianto di rene costa al compratore tra i 20 e i 100mila dollari. Al poveretto che lo dona vanno solo dai 3 ai 5mila dollari. Oltre al danno anche la beffa dello sfruttamento! L'altro denaro viene inviato, tramite piccoli pagamenti incolti stati tra cui Francia, Germania e Stati Uniti. Il profitto degli ospedali egiziani ad esempio è di circa un milione di dollari a settimana. 
Il povero donatore una volta lasciato il rene, viene fatto sloggiare quasi subito dall'ospedale e la convalescenza comporta sanguinanti, immobilità e dolori, dolori. 

Immaginare i trafficanti sbattersi per trovare una casa al nuovo donatore, falsificare documenti, accordarsi per l'intervento, saldare con una miseria il poveretto insomma, muoversi nei meandri del mondo come un impiegato del turismo, mette ansia, rabbia e voglia di maledire chiunque attenti alla dignità dell'altro. 
Ripeto, senza una guida ed un controllo internazionale queste sono autentiche parole al vento, chiacchierate in osteria in una giornata plumbea. Non servono a nulla. Neanche oramai a piangerci sopra.     

Finisce sempre così


Ovunque si vada, aprendo un tg o un giornale di parte, che sono tantissimi, si resta abbacinati dal trionfo italico sulla disputa dei cantieri francesi Stx e Fincantieri. 

Applausi, il made in Italy trionfante e via andare. 
Ma non è così.
Leggendo blog e notizie varie emerge un'altra realtà, scomoda soprattutto ora in cui il profumo delle elezioni si fa sempre più pressante. 

Leonardo Finmeccanica ad esempio parrebbe fuori dai giochi e questo provocherà in tempi non troppo lontani, licenziamenti e cassa integrazione. 

Chiarendo subito che sono contrario alla produzione di armi, di qualunque natura e tipologia, prevedo però un altro caso di sottomissione della nostra industria al bene comune europeo e, anche in questo caso, di riverenza ai francesi. 

L'accordo sbandierato infatti prevede che tra la francese Naval Group e la nostra Fincantieri, venga creato subito un comitato di sei membri, tre francesi e tre nostri. Naval Group è controllata al 35% da Thales la concorrente gallica alla nostra Leonardo. 
Bono, non quello degli U2 ma l'AD di Fincantieri si è prodigato molto per togliere dall'accordo la frase "altre industrie militari" e questa manovra, ricordanti le auto bottigliate di Tafazzi, parrebbe auto escludere Leonardo - Finmeccanica (e le società ad essa collegate tra cui l'Oto Melara della nostra città). Perché Bono ha agito così maldestramente? 
il sito di Gianni Dragoni, un giornalista del Sole 24 ore, da questa spiegazione: Bono fu impegnato nell'industria armigera di casa nostra sino al 2002 allorché fu sfrattato dal Pregiudicato che gli preferì Guarguaglini. Da allora se l'è legata al dito sino all'arrivo di quest'accordo che sfancula le altre industrie, prediligendo Fincantieri e Naval Group, con l'azionista Thales, rivale di Leonardo. 
Per Bono, non quello degli U2, Leonardo deve chiudere. Questo provocherà come detto la solita giostra di disoccupati. Ma questo non sembra preoccupare nessuno di questi boiardi, come da trent'anni a questa parte. 
Sempre in quel blog, appare un'altra notizia: Bono è legato da sempre al Topastro ora giudice costituzionale, conosciuto anche come Giuliano Amato. E ci sarebbe un avvicinamento ai francesi di altri signorotti mega pagati dalle nostre tasche i quali, in teoria, dovrebbero proteggere le nostra aziende, chimera visti i precedenti tra cui spiccano Tim e Pirelli, il made in Italy della moda e altre vigliaccherie compiute dal menefreghismo milionario di molti che, senza nessun rancore e senso di appartenenza alla nazione, svendono per un pugno di milioni ogni cosa, per il bene proprio. 
Una vicenda questa di Fincantieri portata alla cronaca come un successo che si rivelerà, pare, come l'ennesima boiata infangante tutti noi, che continuiamo a prendere per oro colato quello che media proni ci propinano, alterando dannatamente la verità.  

Risposta Selvaggia


Alcuni giorni fa assistetti ad una commedia comica nel corso del programma "Tribunale speciale contro i Pentastellati" condotto da Matronen Gruber, tra Travaglio e il piccolo diavoletto Brunetta il quale, non sapendo che pesci pigliare, paragonò la condanna definitiva del Puttaniere per frode fiscale alla denuncia per calunnia di Selvaggia Lucarelli, risoltasi con l'assoluzione. 
Un evento comico senza pari. Oggi Selvaggia risponde a Brunetta sul Fatto Quotidiano con questo articolo, al solito, magicamente spassoso.

Brunetta mi ha beccato: in dieci mosse sono diventata come B.
di Selvaggia Lucarelli

Caro Renato Brunetta,

ho guardato la puntata di Otto e mezzo di venerdì in cui eri ospite assieme a Marco Travaglio e Paolo Mieli. Confesso che l’ho guardata cinque o sei volte, chiedendo ogni volta di guardarla insieme a me ad una persona di età, sesso, nazionalità e fede calcistica diversa, per essere certa di non esser vittima di una sorta di ipnosi psichedelica, che poi in realtà l’ipnosi psichedelica non esiste ma era un modo elegante per dire che non potevo credere alle minchiate che dicevi. Dunque. Ricapitolando l’accaduto, Marco Travaglio sosteneva che il nostro sia l’unico paese in cui c’è un leader di un partito (Berlusconi) co-fondato con uno in galera per mafia (Dell’Utri) che è stato condannato per frode fiscale e tutto il contorno di meste vicende giudiziarie e non che conosciamo. A quel punto, tu e il tuo inedito ciuffo da Capitan Harlock dopo una centrifuga, avete partorito un’idea geniale: colpire Marco Travaglio su quel suo scheletro nell’armadio così voluminoso che sbuca un femore dall’anta destra. E quel femore, è il mio. Ebbene sì. Cosa sarà mai il capo di un partito pregiudicato per frode fiscale di fronte a un direttore che ha fatto scrivere una giornalista – Selvaggia Lucarelli – rinviata a giudizio e poi assolta? Che è un po’ come dire: che sarà mai Wikileaks e quel nerd di Assange di fronte a quel delinquente informatico di Titti Brunetta e il suo account fake Beatrice Di Maio? Ecco, più o meno così. A quel punto gli ospiti e la conduttrice cercano di placare te e il tuo ciuffo da manga spaziale spiegandoti che sono piani leggermente differenti, che io non sono leader di un partito, che sono stata assolta, che essere rinviati a giudizio perché si ruba o per mafia è faccenda un po’ diversa dall’essere rinviati a giudizio per reati legati a cose che si scrivono, ma nulla, tu sei andato avanti con la tua tesi lucida e acutissima: io sono come Berlusconi. E allora ho deciso di accontentarti. Ho iniziato la mia lenta ma inesorabile metamorfosi nel Cavaliere, suddivisa in dieci passaggi salienti:

1) Stamattina il mio fidanzato ha preso una multa per sosta sul marciapiede, ho chiamato la sede della municipale, ho detto che è il pronipote di Marco Predolin e quindi dovevano annullargli la multa altrimenti rimettevo M’ama non m’ama in prima serata su tutte le reti Mediaset. Gli hanno abbonato anche il bollo auto. 2018/2019.

2) Ho assunto un igienista dentale cubano di 21 anni con una laurea conseguita presso la rinomata Università di Narnia e ho convinto Marco Travaglio a nominarlo vicedirettore de Il Fatto con portafoglio. Probabilmente il portafoglio è il mio perché non lo trovo da sei giorni.

3) Sto facendo un corso di inglese al contrario. Oggi per esempio ho imparato a mettere “because” nelle interrogative e a pronunciare not only “nosonly”. In compenso sono al livello C1 del corso di russo così al prossimo compleanno di Putin posso cantargli tutto il repertorio di Albano nel dialetto del fiume Volga.

4) Siccome i capelli li ho, mi sono fatta trapiantare dei peli pubici sulla spalla destra.

5) Durante la prossima edizione di Ballando con le stelle, il mio unico commento alle ballerine sarà “Il tango non fa per te, culona inchiavabile!”.

6) Ho chiesto di licenziare quei criminosi, sovversivi di Marco Lillo e Silvia Truzzi da Il Fatto e di assumere finalmente al loro posto due penne scomode: Paolo Del Debbio e Silvana Giacobini.

7) Grazie a delle vecchie conoscenze del mio ex potatore di piante finte Ikea, ho già fatto una presentazione del mio libro a Palermo, dove ho venduto in due ore 125.000 copie.

8) Ho cominciato a versare a mio figlio la paghetta su un conto offshore a Panama.

9) Ho invitato un amico di mio figlio a cena fuori, mi ha risposto “Ma ho 12 anni!” e io gli ho chiesto scusa, ma gliene davo 45, con la camicia anche 48/50.


10) Da oggi in avanti i miei editoriali su Il Fatto saranno firmati “Mami”.