I Brics sono l’unico freno contro il dispotismo Usa
Si è svolto a New Delhi il 18° Vertice dei BRICS che festeggiano il loro ventesimo compleanno. Per il Liberal Order (ideologia del ventennio unipolare, che tuttavia continua a influenzare le classi dirigenti europee e buona parte anche della sinistra, quella vera) si tratta di una riunione di autocrazie e democrazie difettose, che sfidano senza risultati concreti l’Occidente, puntando sulla cooperazione economica e tecnologica.
Per molti di noi invece i BRICS rappresentano il Katéchon, il freno agostiniano all’anticristo, al caos e all’anarchia. Questo non significa che vorremmo sostituire l’impero statunitense con un impero cinese o russo, oppure condiviso da un comitato di grandi potenze autocratiche. La Cina, la Russia, l’India o il Brasile, hanno una loro storia, hanno conseguito risultati positivi e subito sconfitte e arretramenti, esattamente come i Paesi occidentali. Costituiscono tuttavia una tendenza positiva nel contesto internazionale in quanto si appellano contro l’arroganza dispotica e unilaterale del cosiddetto egemone benevolo, alla Carta delle Nazioni Unite, a quei principi cardine del multilateralismo creati dalle potenze vincitrici dopo la Seconda guerra mondiale. Il movimento anticoloniale ha costituito una lotta riconosciuta per un ordine internazionale più equo. Purtroppo la governance globale instaurata dall’Occidente e dall’Impero americano ha dato vita a un nuovo colonialismo, a doppi standard e oramai al protezionismo contro gli stessi dogmi del libero commercio propri della teoria liberale. I BRIC, creati nel 2006, divenuti BRICS col Sudafrica nel 2010, e avendo raggiunto 10 membri nel 2024, partenariati estesi alla maggioranza del Sud globale, mostrano una vitalità particolare, basata su apertura e inclusività, giustizia ed equità, sviluppo sostenibile, cooperazione commerciale, portuale, infrastrutturale e tecnologica. Si tratta di Paesi poco omogenei, che contrastano l’unipolarismo occidentale, dando vita a un gruppo non troppo strutturato e privo di dogmi ideologici, che predilige la sovranità statale e una politica pragmatica, di ciascun membro, multivettoriale, fondata sulla difesa dell’interesse nazionale. La Cina è il leader, il cammino è cauto in quanto non si vuole provocare in una fase cosi delicata di transizione dall’impero americano al mondo multipolare, una deflagrazione bellica. Si punta pertanto sull’economia internazionale, sull’IA open source, molto più democratica dei modelli occidentali, sullo sviluppo sostenibile, su un sistema finanziario che protegga i singoli Stati dal dispotismo di Washington, ma che non sfidi la governance globale imponendo una moneta alternativa al dollaro. La Banca di Shanghai opera per incentivare gli investimenti e la cooperazione, gli scambi bilaterali in moneta nazionale costituiscono una garanzia contro colpi di testa dell’impero (sequestro di fondi come alla Russia). Si richiede da tempo una riforma dell’Onu, del Fmi e della Banca Mondiale affinché sia riconosciuta ai Paesi BRICS la dovuta rappresentanza. Al Vertice di New Delhi, si è ribadito che il gruppo non sfida l’Occidente e le dichiarazioni politiche, dovendo riconciliare posizioni diverse, come quelle dell’Iran e degli Emirati, dell’India o della Cina che sono state ridotte al minimo. Eppure la presenza di Iran ed Emirati Arabi, dell’Arabia Saudita oppure di Cina e India non è di per sé un segnale politico importante in quanto oppone all’Occidente che normalizza la guerra, una visione basata sulla cooperazione tra Stati malgrado le divergenze? Dal punto di vista politico ci si è appellati al diritto internazionale condannando la politica di Israele a Gaza e auspicando uno Stato palestinese che torni ai confini del 1967, si è chiesta la de-escalation in MO. Non si è condannato l’attacco americano all’Iran e neanche la celebrata (dai media occidentali) aggressione russa all’Ucraina. Cina e India si sono offerte di mediare e Putin le ha ringraziate, lasciando uno spiraglio aperto. Le minacce mafiose di sanzioni secondarie da parte di Washington che, come ha denunciato il ministro degli Esteri cubano, sta ponendo l’isola sotto un assedio energetico, un blocco commerciale contrario al diritto internazionale e a quello umanitario, impongono ai BRICS la massima prudenza possibile. Dal punto di vista geopolitico il blocco mantiene una relativa neutralità puntando sulla crescita economica e tecnologica. Non c’è fretta in quanto il mondo multipolare è già una realtà che si va man mano consolidando. I BRICS rappresentano la metà della popolazione e il 40% del Pil mondiale. Gli investimenti cinesi in sviluppo tecnologico, portuale, delle telecomunicazioni e infrastrutturale attirano un numero sempre maggiore di Paesi e l’IA open source promette di distribuire benefici importanti. Almeno al momento, i BRICS sembrano non accarezzare progetti di dominio imperialistico, ma difendere la loro libertà minacciata dal neo colonialismo e dalle guerre di un impero in declino, che ha perso egemonia e autorevolezza.
Nessun commento:
Posta un commento