giovedì 10 settembre 2026

Caro Maestrone

 

Devo confessarti, Maestrone, di aver acquisito un retrogusto amaro nell'apprendere le tue ultime volontà, non tanto per la divisione penalizzante, diciamo così, di "Culo Dritto", tua figlia, al secolo Teresa. Non dovrei dirlo, ma forse Pavana sarebbe dovuta toccare a lei: scusa l'intromissione, ma la penso così.

Ma non è questo che mi provoca una strana sensazione amareggiante. No, ci mancherebbe. È un altro aspetto, tipico di noi idealisti palesemente sconfitti.

Premesso che è giusto e sacrosanto che nella tua luminosa carriera tu abbia guadagnato, e tanto, con le tue poesie musicali e i tuoi saccenti libri, resta il fatto — ecco il nocciolo — che questo tuo patrimonio, stimato dai 6 ai 10 milioni di euro e comprensivo di innumerevoli case sparse tra Bologna e Roma, stride un pochetto con certi tuoi versi indimenticabili che ora non ho voglia di elencare, ma che sono tanti.

Certamente non sognavo di apprendere che ci hai lasciato povero in canna, sia chiaro.

Ma il retrogusto di cui sopra, forse — e mi permetto nuovamente di interagire con gli affari tuoi — sognava dell'altro, perché sai bene che i sogni sono il pane fragrante della vita: che so, un terzo alla tua seconda moglie, un terzo a Teresa e... un terzo al popolo cubano!

Ma sono solo fregnacce, queste, Maestrone! Ognuno decide e agisce come meglio crede, e gli altri dovrebbero non dir nulla di nulla in merito, a meno di non aver mai ascoltato...

"Un treno tutti i giorni passava per la sua stazione
Un treno di lusso, lontana destinazione
Vedeva gente riverita, pensava a quei velluti, agli ori
Pensava al magro giorno della sua gente attorno, pensava a un treno pieno di signori"

Buon riposo Maestrone!


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