mercoledì 9 settembre 2026

Lorsignori

 

Vieni avanti, stupito


di Marco Travaglio 

Come sempre, a ogni elezione persa da lorsignori, stupisce il loro stupore. Sono trent’anni che passano il tempo a sproloquiare di voti moderati, grande centro, Occidente, Europa, Nato, mercati, agenzie di rating e Forum di Cernobbio, poi dalle urne sbucano sempre gli stessi elettori incazzati che li prendono a calci e sputi in faccia. Vinceva Bossi e si stupivano. Vinceva Grillo e si stupivano. Vinceva la Brexit e si stupivano. Vinceva Trump e si stupivano. Renzi perdeva il referendum e si stupivano. Vincevano ora la Le Pen e ora Mélenchon e si stupivano. Avanzavano Vox, Afd, Farage e si stupivano. Rivincevano i 5Stelle e si stupivano. Vinceva Salvini e si stupivano. Vinceva la Meloni e si stupivano. In Islanda vince il No all’Ue e si stupiscono. In Sassonia-Anhalt vince l’Afd e si stupiscono. I loro commenti a ogni batosta sono sempre gli stessi. Così come le loro analisi sui flussi elettorali: giovani, operai, autonomi, disoccupati, poveri, ceti medi immiseriti, gente poco istruita. E i loro anatemi: populisti, giustizialisti, sovranisti, putiniani, comunisti, fascisti, nazisti, rossobruni. Vedono tutto, sanno tutto, ma non capiscono niente. Infatti continuano a propinare le stesse ricette bollite e fallite, senza una sillaba di autocritica, come nella frase apocrifa di Einstein: “La follia è fare sempre la stessa cosa aspettandosi risultati diversi”.

La Kallas evoca “minacce esterne” (i soliti russi che truccano tutte le elezioni). Il polacco Tusk straparla di “idioti e traditori”. La capogruppo macroniana in Ue invoca “alleanze al centro” (gnamm). Prodi sogna un fronte comune con Forza Italia “che “in teoria è davvero un partito europeista” (ciao, core). Bersani, che pure ha antenne molto più dritte, reclama “lo Ius soli” (auguri). Gori chiede di “riflettere sul sondaggio di Cernobbio” pro Meloni (quindi il Pd non è ancora abbastanza asservito ai padroni). Folli invita la Meloni a sposare finalmente l’“europeismo” (cioè a darsi l’estrema unzione da sola). Galli della Loggia vaneggia di una “cultura liberale che non si vergogna di difendere il passato occidentale” (qualunque cosa siano). La Urbinati lacrima perché “il cordone sanitario (la legislazione contro la ricostituzione dei partiti totalitari) resta impotente” (giusto: aboliamo i partiti dopo che hanno vinto). Poi, per l’angolo del buonumore, c’è Calenda: “I voti all’AfD sono colpa del Green deal” e della “sinistra corresponsabile della crisi della società occidentale”, ma adesso non ce n’è più per nessuno perché arriva Carletto, che ricostruirà “il centro europeista per fermare il bipolarismo” con la sola forza del pensiero, farà “un tavolo su energia e interferenze straniere” e pure “una grande battaglia per l’Europa sperando in un forte risveglio civico”. Ma soprattutto nel rigor mortis.

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