sabato 5 settembre 2026

L'Amaca

 



Il linguaggio del tempo


DI MICHELE SERRA


Può essere che "ondate di calore" non sia la definizione

corretta per l'afa quasi permanente di questa estate. Se la

cosiddetta ondata non è l'eccezione, ma la regola, allora

bisognerà parlare piuttosto di "ondate di fresco" quando si

rompe, per pochi giorni, la cappa dei 35-40 gradi.

È un po' tutta la meteorologia, del resto, che si trova di fronte

all'esigenza di cambiare linguaggio nella stessa misura in cui

cambia il clima. "Maltempo" per dire che piove e "bel tempo"

per dire che il sole splende implacabile non sono più termini

accettabili in un momento in cui si aspettano le perturbazioni

come una benedizione – sempre che la pioggia non si trasformi

in uragano. Il vero maltempo è quello che dissecca i campi e

minaccia la malora e la fame.


Il discorso sul tempo meteorologico, in realtà, risente in modo

quasi imbarazzante delle esigenze umane, anche

dell'organizzazione – ormai decrepita – della società

industriale (i weekend, le ferie di agosto). Si parla del clima,

dunque dello stato del pianeta, come se fossero le nostre

comodità a poterlo dirigere, ma di ben altri parametri tiene

conto la natura, al confronto dei quali le preoccupazioni sul

meteo del prossimo weekend (speriamo che non piova, c'è la

prima comunione di mia nipote) assumono una valenza

fantozziana, dunque patetica e comica.

Se c'è una cosa buona e positiva, nell'angoscioso trascorrere di

questa estate implacabile, è la possibilità di capire che non

siamo padroni del pianeta, siamo solo suoi abitanti. Il cielo è

più forte di noi, e non per ragioni religiose. Per ragioni

materiali.


Nessun commento:

Posta un commento