sabato 12 settembre 2026

L'Amaca

 

Un riflettore su Cuba


DI MICHELE SERRA


Sarebbe bello se i problemi di salute di Alessandro Di Battista avessero

come corollario almeno un riflettore in più acceso su Cuba e i cubani,

visto che è laggiù che si è sentito male e sicuramente non era lì per fare

turismo; ma perché si parlasse un poco di più della situazione di quel

paese.

Circolano impressionanti appelli di cubane e cubani, in rete, di difficile

verifica ma di fortissimo impatto, e purtroppo molto verosimili, sul lento

strangolamento di quella gente per via dell'embargo americano. Vecchi

che muoiono per mancanza di farmaci salvavita, bambini senza

alimentazione decente, impossibilità di conservare cibi e farmaci e più in

generale l'orribile realtà di un assedio per fame che usa la salute e la vita

delle persone per annientare un regime sgradito. La fame come arma

politica: già visto a Gaza, sarebbe triste se il bis venisse a galla, di fronte

all'opinione pubblica mondiale, solamente a tragedia avvenuta.

A differenza del regime iraniano, fortemente rafforzato dalla guerra

sciocca e dissennata di Trump, quello cubano non ha alcun rilievo


strategico di primo piano. Langue e vive di ricordi, non aggredisce

nessuno, non trama contro nessuno: l'odio americano per il castrismo è

squisitamente ideologico, è l'elefante che non sopporta di ritrovarsi sotto

la pancia un topolino riottoso, che in tanti anni non è mai riuscito a

schiacciare. Ora ci prova nel più ripugnante dei modi, stringendo la

morsa dell'embargo e colpendo un popolo per vederlo inginocchiato.

Anche per gli anticastristi è molto difficile, anzi ormai impossibile,

stabilire quale sia il primato morale degli Stati Uniti rispetto a Cuba.

Specie ora che il metodo adottato per piegarla è l'accanimento

quotidiano contro vecchi, bambini e ammalati.

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