martedì 8 settembre 2026

L'Amaca

 


Democrazia non pervenuta


DI MICHELE SERRA


La grande permeabilità di molte società dell'Est Europa ai partiti di

estrema destra, alle strette autoritarie, al nazionalismo e perfino al

razzismo, proietta una luce tragica (ulteriore) sull'eredità del comunismo

sovietico e la sua influenza sui Paesi satelliti (la Sassonia-Anhalt è ex Ddr).

Parrebbe un paradosso che laddove il socialismo era Legge e Regola, e

l'internazionalismo una vantata ideologia di Stato, oggi prosperano la

destra, il suprematismo etnico e religioso, il culto del leader forte come

soluzione di qualunque problema. Prima rossi, poi neri: ma come è

possibile?

Forse, invece, non è un paradosso. Esiste un nesso ben leggibile tra il

duro passato di quei popoli e il loro presente. E questo nesso, non so

come dirlo altrimenti, è l'estraneità alla democrazia. Laddove la

democrazia non è mai stata un valore condiviso, e soprattutto non è mai

stata una pratica, un potere autoritario, magari con qualche merito

assistenziale che il capitalismo non è più in grado di garantire (Welfare

addio?), risulta preferibile alle incertezze, al caos sociale, alla paura del

domani.


Si usa dire che in assenza di tutele sociali per i poveri e per gli impoveriti,

e in mancanza di un governo efficace dei flussi migratori, non c'è fede nei

princìpi che tenga. Con i princìpi non si mangia. Verissimo. Ma la pancia

piena, se non si crede in qualcosa di giusto e perfino di allegro, come

l'uguaglianza e la libertà, non basta per dare respiro e luce a una società.

La famosa "identità" che il sovranismo nero indica nella Nazione, nella

chiusura e nella nostalgia del passato, è un'identità truce. Non può essere

il fondamento di una comunità che pensa al suo futuro. Nella battaglia

sui princìpi, sulle idee-bandiera, la democrazia non parte battuta.


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