giovedì 17 settembre 2026

L'Amaca

 


Essere laziali non è un reato


DI MICHELE SERRA


Non invidio i magistrati che hanno aperto un fascicolo sul caso Lazio-

Lotito-Bisignani-Masi-Il Tempo-Banca del Fucino-fu Diabolik-ultras

fascisti-fascisti ultras-Pino Insegno-Gasparri-meloniani assortiti, e

sicuramente dimentico altri protagonisti di rilievo. È una di quelle

vicende romane (dunque italiane al cubo) nelle quali l'idea stessa del

reato si stempera in un fantastico affresco di amicizie, inimicizie,

pressioni, avvertimenti, ricatti, sgambetti. Indagare su quella Roma è

come entrare nel più grande labirinto mai visto al mondo e pretendere di

trovarne l'uscita: sono sicuri, i signori inquirenti, di voler procedere?

Confesso di seguire la vicenda con ammirato stupore. Bisignani, per

esempio, tal quale Lavitola, ero convinto che avesse tratto insegnamento

dagli scampati pericoli e si fosse ritirato in convento, o avesse aperto un

negozio di cravatte e foulard con i risparmi accumulati. Ma no, è in

grande spolvero, rilascia interviste e organizza cordate, con il suo

migliore sorriso, elegantissimo. Mi sono sempre chiesto se sul biglietto da

visita dei faccendieri ci sia scritto "faccendiere". Esiste per caso un albo


professionale? Un esame di ammissione?

Tesse trame, si dice, per il futuro della Lazio, che non è esattamente

come Palazzo Chigi o Bankitalia ma insomma, è pur sempre una

istituzione cara a molti. E scrive editoriali sul prestigioso quotidiano il

Tempo, retaggio intangibile della Roma nera e papalina, da anni in

qualche difficoltà perché gli ultimi papi, questo compreso, sono tutt'altro

che neri.

È il concetto stesso di "reato" che di fronte al sorriso di Bisignani, alla

rissa pro e contro Lotito, alle curve vuote o piene a seconda degli umori e

delle scelte delle trattorie che contano, perde di significato. Reato in che

senso? Si stavano facendo solo quattro chiacchiere tra amici. Tra

l'antipasto e il primo. Che volete da noi?


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