sabato 19 settembre 2026

Lollo

 

Dal popolo all’élite: Lollo imborghesito loda i conti in ordine e lo spread basso


di Daniela Ranieri 

Poveraccio, il ministro Lollobrigida, intervistato dal Corriere per festeggiare la trovata elettorale della sua ex cognata di “abolire” (in realtà sospendere per un anno) il bollo dell’auto, e infilatosi da solo sul finale dentro un cul-de-sac ideologico che vale come un atto di fallimento (o liquidazione giudiziale) del governo in cui presta diciamo servizio.

Alla domanda se sia preoccupato del calo elettorale di Lega e FI, Lollo risponde: “Le prossime elezioni saranno un confronto tra due idee di Italia: la prima è stabile, ha abbassato lo spread, ha tenuto i conti in ordine e si è fatta valere all’estero. L’altra è una somma di partiti senza ancora nemmeno un leader”. Non gli viene in mente proprio nessun’altra medaglia da appuntarsi al petto, a Lollo, ministro di punta del primo governo dei post-fascisti, a parte conti in regola (vabbè: rapporto deficit-Pil sopra il 3%; debito pubblico tra i più elevati dell’Eurozona; crescita ferma e salari bassi) e spread sotto controllo.

Dal sacrario di Affile dedicato al gerarca fascista e criminale di guerra Rodolfo Graziani, alla cui inaugurazione un giulivo Lollo partecipò in quanto assessore della Regione Lazio, ne è passata di acqua sotto i ponti!

Nei suoi discorsi, Mussolini si scagliava spesso contro la borghesia, intesa come categoria cultural-finanziaria posta a difesa della consuetudine, contrapposta al futurismo nuovista e fracassone del fascismo; sprezzante verso gli avversari, Mussolini ostentava sarcasmo, capacità di nuocere e manie di grandezza, avendo la romanità come mito (privo di IA, doveva lavorare di fantasia, facendo credere al popolo che i Romani avrebbero apprezzato come un valoroso guerriero uno con le sue mediocri doti fisiche). Poi, vabbè, anche Mussolini parlava di difesa della famiglia e del pericolo di invasione (non del “nero”, ma del “giallo”, anche se il nero esponeva al meticciato nelle colonie). Anche lui, come i ragazzi del Colle Oppio, tra cui Giorgia e Lollo, elogiava “il senso della virilità, della potenza e della conquista” (Gadda lo chiamava “fabulatore ed ejettatore di scemenze”), ma mai nella vita avrebbe elogiato i feticci dei nuovi borghesi: conti in ordine e spread basso.

Chi glielo va a dire, sulla tomba di Predappio, che i suoi eredi – che hanno preso i voti presentandosi come testa d’ariete per scalzare le élite finanziarie sovranazionali – ora si vantano di piacere alla borghesia?

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