mercoledì 1 aprile 2026

L'Amaca

 


Gli ayatollah d'America 

di Michele Serra

Se volete avere un'idea del disastro nel quale siamo finiti, ascoltate per intero una delle omelie che Pete Hegseth, ministro della Guerra degli Stati Uniti d'America, capo dell'esercito più potente della Terra, rivolge al suo popolo e al mondo intero. La sua retorica invasata, con la partnership di Dio (il Dio degli eserciti) che permea ogni sguardo ispirato, ogni parola bellica, e gli americani nel ruolo di popolo superiore che ha il compito di liberare l'umanità da tutto ciò che non è americano e cristiano, è per metà ridicola, per metà terrificante.

Un ayatollah non saprebbe fare di meglio. È uguale l'ispirazione trascendente dei più turpi e sanguinari atti terreni, tipo accoppare chi non è della tua tribù; uguale la missione di purificazione dagli impuri e di elevazione degli eletti; uguale l'ossessione di superiorità morale, e di spregio per gli inferiori, che l'aspetto vagamente nazista di questo maschio americano bianco (nei film sui nazisti i nazisti sono identici a Hegseth) rende perfettamente.

Si può valutare come una coincidenza l'identità di linguaggio, e di visione del mondo, tra i fanatici islamisti e questo tizio che non impugna un coltello, ma un arsenale atomico. Oppure la si può considerare una tragedia politica. Sebbene abbia forma di farsa (i tatuaggi da crociato, la pettinatura da Esse Esse) è questa la realtà che ci sta di fronte. C'è margine per rimediare? C'è speranza che finisca? Difficile dirlo. Impossibile non sperarlo, e non agire per denunciare e contrastare la mutazione dell'America in un nuovo Reich.

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