mercoledì 15 aprile 2026

Robecchi è molto avanti!

 

I fantasmi tecnici. Monti “reloaded”, Draghi 2.0: riecco la nostalgia canaglia 


di Alessandro Robecchi 

Nessuno ne ha ancora parlato apertamente, dunque cataloghiamo la faccenda sotto la voce “scenario distopico”, con un’avvertenza: di questi tempi gli “scenari distopici” fanno spesso la magia di avverarsi, e quello che una volta pensavamo distopico oggi è il mondo reale, compreso Trump che fa Gesù a Washington e Israele che fa Gaza in Libano. Ma insomma, ecco: tra un anno o poco più si vota, Meloni e la sua gang sono in chiara difficoltà, un po’ perché perdere un referendum costituzionale è una sberla dalla quale non ti riprendi e un po’ perché non hai fatto molto, in tre anni, a parte vietare i rave party.

All’opposizione si battibecca su primarie sì/primarie no, i soliti guastatori avanzano candidature di disturbo e intanto c’è una guerra in corso, le petroliere bloccate, un genocidio che continua sottotraccia, rispunta la parola “spread”, un pieno di gasolio costerà come la macchina e i soldi del Pnrr non ci sono più, mannaggia. Grande è la confusione sotto il sole. In tutto questo, comincia a circolare, in forma di timidissimo sussurro o di citazione scaramantica, quella formuletta-paracadute che piace tanto sempre: governo tecnico. Già me li vedo sotto gli occhi i pensosi editoriali, con tutto il loro armamentario di pacata ragionevolezza, i toni soft, i ragggionamenti: il bene del paese, superare le contrapposizioni, il supremo interesse nazionale, la coesione, eccetera eccetera. Manca poco, vedrete, e qualcuno spezzerà il silenzio per dirlo seriamente. In una situazione simile, con l’instabilità mondiale, il caro energia che ci strangola, l’imprescindibile necessità di armarsi sennò Putin arriva a Lisbona, qualcuno si alzerà con una poderosa intervista o una lusinghiera proposta sedicente super partes: un governo che tenga d’occhio i conti e non scontenti troppo nessuno, cioè tutti.

Non lo chiameranno “governo tecnico”, questo è certo, perché la formula è usurata e porta un po’ sfiga, ma di questo non mi preoccuperei, perché l’inventiva sulle formule è una meravigliosa specialità nazionale e giocare con le parole come con le tre carte è una nostra abilità indiscutibile. “Salvezza nazionale”, “Emergenza energetica”, “Salute pubblica” e via inventando sinonimi. Piatto forte (sono pronto a scommettere) il discorsetto accorto e prudente che sgorgherà dai soliti editoriali ottuagenari dei giornaloni: in questa difficile situazione può l’Italia affrontare mesi e mesi di campagna elettorale, contrapposizione, litigiosità e divisione? In soldoni: con l’aria che tira possiamo ancora credere a una democrazia dell’alternanza? E giù riflessioni, prese di posizioni, pressioni, nomi. Un Monti reloaded? Un Draghi due punto zero? Rispolverare un Cottarelli? Si vedrà, c’è tempo. Per ora si notano solo piccole manovre di disturbo, come l’ossessione per il nuovo nome di moda, Silvia Salis, agitata come un’ideona, e sostenuta fino ad ora da Renzi e dai giornali di destra (cioè dalla destra).

Nell’anno che ci aspetta, che di insidie ne porterà in abbondanza, ecco l’insidia maggiore: la pressione perché si salvino gli interessi dei soliti noti, si lascino intatte le diseguaglianze in nome di una convenienza collettiva (su, dài, fate un po’ di sacrifici!), si smetta di litigare e ci si concentri su quello che farà bene a tutti, sulla carta e a pochissimi nei fatti. Ma non ve lo ricordate Monti in loden che sembrava un eroe perché andava a Roma in treno? E Draghi con la pace e i condizionatori? Siete pronti alla fabbricazione in vitro della nostalgia canaglia?

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