domenica 12 aprile 2026

L'Amaca

 


Le fatiche del liberalismo 


DI MICHELE SERRA

Un eventuale spostamento di Forza Italia su sponde liberali — dopo anni
di cordialissima unione con la destra illiberale — sarebbe di qualche
conforto per la povera democrazia italiana. Non va dimenticato che
questo governo, senza il placet della famiglia Berlusconi, semplicemente
non sarebbe mai esistito. Circostanza che rende un poco meno limpida
l'eventuale svolta liberale ed europeista di un partito che è a tutt'oggi il
pilastro del governo meno liberale ed europeista della storia
repubblicana.

Resterebbe poi da spiegare ai più giovani — e non è semplice — come sia
possibile che un partito politico (almeno sulla carta quanto di più
pubblico esista, a parte gli apparati dello Stato) sia proprietà di una
famiglia. Un pezzo del patrimonio di casa, uno dei tanti asset del mazzo,
anche se sicuramente una voce in passivo. Bisognerebbe spiegare chi fu
Berlusconi, perché poté unire indisturbato il doppio status di oligarca dei
media e di capo del governo, come riuscì a sdoganare politicamente, per
farne suoi scudieri, il neofascismo e il leghismo, per ragioni diverse
entrambi ostili alla Repubblica. Forse per abitudine, è ora il
berlusconismo declinante che fa da scudiero a Meloni e Salvini.

Diciamo che, come segno di una vera svolta storica, i Berlusconi
farebbero un gesto molto apprezzabile lasciando che il partito si
emancipi dalla famiglia. I tanti avvocati dell'entourage saprebbero
sicuramente trovare le forme e i modi per farlo. Un robusto
finanziamento (una tantum, e alla luce del sole) darebbe poi ossigeno e
spinta al nuovo partito, non più "di Berlusconi" e dunque, con piena
legittimità, liberale. L'unico dubbio è se gli attuali apparati di Forza Italia
accetterebbero di campare senza l'ombrello di Cologno Monzese che li
protegge.

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