sabato 25 aprile 2026

L'Angolo di Elena

 

In un mondo di “liberali” fa paura una tivù russa 


di Elena Basile 

Bruxelles, capitale d’Europa, è un mosaico di microcosmi politici, ideologici, nazionali, etnici che raramente si incontrano. Rispecchia l’Europa delle patrie che pochi ponti ha costruito. Nel periodo in cui lavoravo come ambasciatrice in Belgio, ho cercato di mettere in comunicazione belgi, italiani, diplomatici, burocrazia europea. La prassi invece è che gli italiani si incontrino tra italiani, i belgi tra belgi , i tedeschi tra tedeschi, i diplomatici tra diplomatici, i burocrati tra burocrati. Ciascuno parla la sua lingua, mai si affaccia al pensiero dell’altro.

È quanto accade in Italia, dove raramente è possibile discutere in un quadro di vero pluralismo democratico. È ammesso un dibattito con linee rosse invalicabili. Si deve negare il genocidio, i nessi tra capitale finanziario e guerre occidentali, negare che il terrorismo in Europa sia stato prevalentemente sunnita e gestito da servizi segreti occidentali, si deve considerare Hamas un’organizzazione terroristica e Hezbollah pure, anche se è risaputo che esse siano nate soprattutto come organizzazioni per la liberazione di un popolo sotto occupazione; bisogna opporre le democrazie (liberali, tendenti all’autoritarismo) alle autarchie e dire tutto il male possibile di Putin, criticare Trump ma esprimere fiducia nei Dem; considerare la politica economica e l’analisi internazionale scienze neutre, non legate all’equilibrio di poteri all’interno degli Stati e tra di essi e via dicendo in un pensiero castrato e pappagallesco. Si cerca di ragionare, ci si rivolge ai cantori dell’Occidente e delle sue mistificazioni, si pongono domande razionali che smantellano le tesi propagandistiche, ma il giorno dopo gli stessi ritornano a inventare la realtà, a sconfiggere la Storia. Hanno letto le critiche, le domande, sono consapevoli delle contraddizioni, ma – come Trump – sanno che la narrativa può inventare la realtà. Tutti vivono come nei social in compartimenti standard, rinforzando la loro visione del mondo. Il noi e il loro prevale. Noi occidentali contro il resto del mondo, ma noi italiani diversi dai francesi, noi liberali ed europeisti diversi dai populisti ecc.

Questi processi non avrebbero potuto prendere piede senza una sistematica distruzione della cultura e della razionalità. I social e i talk show, che prediligono il pensiero contratto, odiano l’approfondimento, oppongono slogan alla complessità, sono gli strumenti adatti al degrado culturale e al governo dei sudditi da parte delle lobby. La normalizzazione delle guerre di aggressione contro la Palestina, il Libano e l’Iran convive con la demonizzazione dell’invasione di Putin dell’Ucraina. Inutile spiegare le similarità tra l’accerchiamento della Russia e quello dell’Iran, l’identico attacco a paesi colmi di materie prime necessarie al capitale finanziario in declino, a nulla vale ricordare che la classe Epstein, autrice del genocidio in Palestina, è la stessa che si considera avvocato dei diritti umani del popolo ucraino che sta condannando allo sterminio. Non serve portare argomenti razionali per stigmatizzare le menzogne relative alla minaccia russa per l’Europa o iraniana per la bomba nucleare. Inutile portare i dati concreti sull’influenza della lobby americana di Israele sui media e sulla politica statunitense e in parte europea. Il compartimento standard funziona a meraviglia. Imperterriti in tv e nei giornali, inventano il loro catechismo e a furia di ripeterlo tante brave persone sono convinte che tanti ucraini muoiano per la libertà da un nemico pronto a invaderci, oppure che Israele sia forzato a commettere un genocidio e ad aggredire i vicini per difendersi.

Che fare quando l’accademia, la diplomazia, la politica, il giornalismo, con poche sfumature diverse, ci bombardano con gli stessi assiomi mai dimostrati? Si aprono i giornali e si scopre che l’ambasciatore russo è stato convocato alla Farnesina. Sono tutti furiosi contro un anchor man russo per i suoi attacchi pesanti alla Meloni e le sue critiche a Mattarella. Il quale può paragonare la Federazione russa alla Germania nazista, Di Maio può chiamare Putin animale, per non parlare delle ingiurie di Biden, della Kallas e di Von der Leyen che tra l’altro dichiarano apertamente di voler smembrare la federazione russa. Tutto questo va bene, ma se un personaggio televisivo insulta la Meloni si ammonisce l’ambasciatore. Forse i conduttori tv russi non lavorano per il Cremlino né per un partito come quelli di Tv Sette. Immagino come sia rimasto esterrefatto l’ambasciatore, convocato d’urgenza non per un nodo diplomatico, ma per ottenere la censura governativa di un giornalista popolare. Si guardano bene dal resuscitare la diplomazia per comprendere le ragionevoli preoccupazioni di sicurezza di Mosca, ma riprendono i contatti diplomatici per zittire una tv russa. La situazione è grave, ma non seria.

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