Arrestation Week
Non sappiamo quanti reati celi l’ultima Puttanopoli alla milanese messa in piedi dai “pr” (in senso lato) Deborah e Manu in 26 locali della movida con decine di squillo per calciatori, manager e imprenditori. Ma già sappiamo che il delitto più imperdonabile è il vocabolario: il signor “Fatturage”, il “superprivé” per “clienti con business” e l’ingresso “plebeo” per sfigati, il “Rolexage più Porschage” (da Porsche, non da porco), il “Chiavage” del “pacchetto all inclusive” per il dopo-“tavolage” in hotel, allietato da ragazze, euforizzato da palloncini di protossido di azoto (detto forse “gasage”) per chi ha in tasca almeno “6 kappage” (6mila euro). La prostituzione è il mestiere più antico del mondo, ma solo a Milano può accompagnarsi a un lessico simile. È la caricatura del bauscia e del ganassa 2.0, l’evoluzione del provincialotto meneghino che ha fatto i soldi ma non sa cos’è lo stile, infatti parla solo di milioni e di figa, ma si crede internazionale perché la sua aspirante capitale sempre mancata boccheggia tra i cantieri di Expo, delle Olimpiadi e dei grattacieli di Sala scambiando per progresso il Salone del Mobile e la Fashion Week.
Lo si era già capito nella Mignottopoli di serie B con Davide Lacerenza e Stefania Nobile nella “Gintoneria”: roba da ergastolo solo per l’insegna. Da far rimpiangere il gergo della terz’ultima Puttanopoli, quella di B. con la Minetti piena di grazia e le Olgettine: “Ti volevo briffare un attimino”, “Papi”, “love of my life”, “the boss of the boss”, “ne vedi di ogni… cioè nel senso la disperation più totale… c’è la zoccola, c’è la sudamericans che non parla neanche l’italiano e viene dalla favelas… ma tu non sii timida”. La Milano più fasulla e piena di vuoto è sempre all’inseguimento di quella da bere anni 80 con Craxi, i nani e le ballerine, gli stilisti, la panna sulla pastasciutta, la rucola nei piatti e la coca nei bagni. Oggi in più ci sono gli ape e gli chef. Sono tutti in call: brainstormano, warmingano e brandizzano che è un piacere nelle rispettive location. Tutti ceo, founder, creator, stylist e merchandiser di nonsisaché. Anche la speculazione edilizia è vecchia come l’Italia, ma nella fu capitale morale si chiama “rigenerazione urbana”. Le parole per dirla sono più cool: le tangenti sono consulenze, i palazzinari sviluppatori. Ed è tutto fallicamente verticale: i capannoni tramutati in torri, il bosco verticale infestato di insetti verticali senza più visuale orizzontale, il mitico progetto di stadio-bosco, i grattacieli a banana delle archistar a City Life, le palme vista Duomo, il Pirellone, il Pirellino, i tacchi a vertigine delle influencer, la caduta verticale della Ferragni sui verticalissimi Pandoro. Di orizzontale sono rimasti solo San Vittore e Opera, dove dovrebbero finire tutti, ma per come parlano. In manettage.
Nessun commento:
Posta un commento