La distruzione dell'altro
DI MICHELE SERRA
Nel frattempo Israele azzanna il Libano, spara ai caschi blu, identifica la soluzione dei suoi problemi con la distruzione di insediamenti umani classificati "Hezbollah" per comodità logistica, diciamo così: per essere sicuro di colpire il mio nemico, distruggo tutto ciò che gli sta attorno. Come se qualcuno, per eliminare la camorra (sempre ammesso che i camorristi siano degni solamente di morire ammazzati), radesse al suolo Napoli. E nella sua mappa mentale cancellasse il nome "Napoli" e scrivesse "Camorra", così se qualcuno lo accusa di avere distrutto Napoli, lui può rispondere: "Ma no, ho distrutto Camorra". È già accaduto a Gaza, è venuto il momento di chiedersi se il Libano non rischi di diventare la fase due di quella carneficina.
La trasformazione degli esseri umani e delle popolazioni civili in bersaglio bellico prevede la loro de-classificazione su basi ideologiche o religiose o semplicemente antropologiche: nemici, infedeli, comunque "altri", e in quanto tali meno umani, meno "noi", meno depositari di una identità riconoscibile e di diritti identici ai nostri. Civiltà da distruggere in una notte, ha detto Trump, ma la parola «civiltà» dev'essergli scappata. Non è da lui ammettere che ne esista qualcuna, al di fuori di Mar-a-Lago.
Parla chiaro l'atto razzista con il quale il governo israeliano ha stabilito che, a parità di delitto, la pena di morte vale solo per i nemici di Israele (in pratica: per i palestinesi). Un passo deciso contro l'universalità della condizione umana e il concetto stesso di uguaglianza. Ci sono uomini di serie A, uomini di serie B. Che a pensarlo siano alcuni discendenti di chi subì la Shoah, è una delle notizie più terribili e tristi di questo nuovo secolo. Si fatica a crederlo. Eppure.
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