sabato 18 aprile 2026

Perfetta sintesi

 

Unire i puntini 


di Marco Travaglio 

Ogni tanto conviene unire i puntini per capire dove siamo e dove stiamo andando. 1) Il No al referendum ha azzoppato la destra, sempre dipinta come invincibile; ha zittito le litanie delle prefiche sull’opposizione che non ce la può fare; e ha dimostrato per l’ennesima volta l’inesistenza del “centro” e l’inutilità di figurine tipo Renzi e Calenda, più o meno travestiti da Silvia Salis (i loro partitucoli erano per il Sì come le tre destre e puntualmente ha vinto il No). 2) Anziché arrendersi alla realtà, i poteri marci e i loro fogli d’ordini, in stereo con quelli della destra, hanno iniziato a bombardare il leader progressista in testa ai sondaggi, cioè Conte, e a gettare la Salis fra le ruote della Schlein, perché né Conte né Schlein garantiscono la necessaria sudditanza a chi vuol continuare a comandare. 3) A destra la più lesta a riposizionarsi è stata Marina B., mera proprietaria di FI che, inebriata dall’odore di sangue della Giorgia ferita, ha umiliato Tajani – ritenuto troppo meloniano – con un lifting feroce che ha reso il partito ancor più berlusconiano di prima e aperto a ogni alleanza, da gestire in prima persona o con un’altra testa di legno. Il golpetto bianco di Cologno Monzese, che avrebbe indignato anche un nordcoreano, è stato salutato con gridolini di giubilo e pompe magne (“svolta moderata”, “rinnovamento antisovranista”) dalla stampa padronale d’ogni colore.

Per capire il perché basta leggere i signorini grandi firme: gli stessi che nel 2020, quando Conte tornò dal Consiglio Ue con 209 miliardi di Pnrr, presero a lapidarlo e a invocare San Draghi Vergine e Martire per mettere le mani sul bottino (il libro del leader M5S racconta quello scempio minuto per minuto). Col risultato di riservare Palazzo Chigi alla Meloni sedata e normalizzata. Ora la scena si ripete: è bastato che Corrias e la Lucarelli raccontassero le manovre centriste di Marina&Silvia per scatenare una canea di accuse idiote al Fatto da parte di semileader e quaquaraquà: il sessismo, i famosi rubli di Putin, le fesserie sui nostri bilanci. Il disegno di questi infaticabili apprendisti stregoni tra i fumi puzzolenti dei loro alambicchi è chiaro come il sole: farci credere che il meglio della destra sia proprio il suo peggio, cioè il berlusconismo nella sua versione più triste e sfigata di seconda generazione. E che gli italiani, elettrizzati dal No al referendum dopo tre anni e mezzo di governo Meloni, non vedano l’ora di rimpiazzarlo con una brutta copia formata dal nulla del forzismo marinato, dal sotto-nulla della destra salisiana del Pd e dal nulla-meno-meno di Calenda e Renzi che non stanno a destra solo perché la Meloni li ha rimbalzati. Ecco la sagoma che prende forma unendo i puntini: un’orrenda e ridicola ciofeca.

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