Certo, parlare oggi di buoni e cattivi è davvero difficile, visto che non si capisce più nulla né s’intravede qualcuno in grado di stare, soprattutto, dalla parte dei buoni.
Guardando, ad esempio, la stupenda puntata di Report del 4 gennaio, a un certo punto il colonnello dei carabinieri in pensione Michele Riccio afferma che il generale Mori, all’epoca, bloccò il possibile arresto di Provenzano, allora capo della mafia, perché non era il momento giusto: Provenzano a quel tempo, afferma Riccio, doveva ricompattare l'organizzazione malavitosa che serviva ad un nuovo referente politico. Alla domanda su quale fosse questa forza politica, il pensionato, senza tergiversare, risponde: «Forza Italia».
Ma il meglio della dicotomia buoni/cattivi viene sicuramente dalla vicenda Maduro. Solo gli stronzi e il 35% di analfabeti funzionali presenti nel Paese possono pensare che i famigerati comunisti ululino alla luna per difendere il despota venezuelano. Nessuno mette in dubbio che Maduro sia un dittatore. Il problema è più grande, molto più grande e grave: il diritto internazionale, l’incertezza cioè che vi siano ancora baluardi, totem invalicabili di diritto, capaci di fermare l’improvvida smania di potere di tanti decerebrati al comando.
L’ONU, da lustri, è ormai un baraccone circense, quasi inascoltato da tutti. La mefitica contemporaneità di balordi al potere sta inficiando le pietre miliari della convivenza civile. Se uno, al mattino, si sveglia e decide di rapire un capo di Stato e di portarlo ammanettato davanti a un proprio tribunale per giudicarlo, ciò significa che a breve riapriranno i saloon e, tra bevute di whisky e pulizia dei tamburi delle pistole, rivivremo i famosi duelli a mezzodì tra pistoleri infoiati.
La fanciullesca smania di acquisizione di terre e Stati del platealmente psicopatico americano è la prova del nove di quanto sopra: tutto è permesso, tra i brindisi delle borse mondiali. Scordiamoci il livellamento delle disparità sociali, la ricerca di fonti energetiche alternative, il rispetto degli ultimi. La corsa è inarrestabile, smisurata e senza futuro. A breve, temo, lo schianto.
Nessun commento:
Posta un commento