Tu con chi stai, Gambadilegno o Lupo cattivo?
E tu con chi stai, con Gambadilegno o con il Lupo cattivo? Non è facile nell’era della forza bruta come strumento di governo affidarsi alle ragioni del teppista meno peggio. Il pirata dei Caraibi Trump o il dittatore dello Stato narcopetro Maduro? Un criterio potrebbe essere quello tradizionale quando in classe tra due bulli ugualmente arroganti si cercava la protezione del più forte. Che Meloni aveva anzitempo individuato nel tiranno di Mar-a-Lago, scelta che al momento sembra non conciliarle il sonno. E se l’amico americano (dagli amici mi guardi iddio, eccetera) decidesse di annettersi, come minacciato, anche la Groenlandia, isola appartenente al Regno danese? Spinosissima eventualità nella quale non basterebbe alla premier barcamenarsi nel solito show con la Von der Leyen. Poiché Copenaghen, membro effettivo della Nato, potrebbe ricorrere al famoso articolo 5 che, in un casino mai visto, coinvolgerebbe contro il boss di Washington tutto il resto dell’Alleanza. Chi non ha dubbi è Salvini che ha scaricato Trump appena Putin ha alzato il sopracciglio: al cuor (e ad altro ancora) non si comanda. Per i giornali della destra la sottomissione a Donald il gradasso non è affatto un problema, anzi, e si portano avanti con il lavoro con l’espressivo titolo di Libero: “Diritto di golpe, perché è legittimo far cadere dittatori”. Se non fosse che il concetto di legittimità internazionale è diventato una imbarazzante astrazione, con le sentenze dei vari tribunali dell’Aja ridotte a carta straccia. Sostituiti i cosiddetti trattati, a opera dei giureconsulti Putin e Netanyahu (con la fattiva collaborazione dei nazisti ucraini e dei tagliagole di Hamas) dal diritto di aggressione e di pulizia etnica. Grazie al tycoon viene adesso riabilitato anche il diritto al bottino di guerra, dopo che i giacimenti di greggio venezuelani sono stati definiti “nostri”. Con il che si supera anche l’ultimo confine della legalità sancita dai trattati (ah, ah) con la consacrazione della dottrina del liberi tutti. Libera dunque la Cina di invadere Taiwan, così come si sentiranno liberi i grandi e piccoli despoti di papparsi ciò che più gli aggrada, con la scusa che il vicino scomodo è un narcocriminale o ha risposto male al telefono. Con il che i 153 Stati membri potrebbero molto presto risparmiare anche i 62 miliardi e rotti versati per tenere in piedi l’Onu, con l’ultimo piano del Palazzo di Vetro che potrebbe utilmente ospitare un museo del caos, lastricato di buone intenzioni.
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