mercoledì 11 luglio 2018

Visita


Di solito quando il Paron arriva in sogno non porta buone nuove. Per dialogare con lui ho iniziato a masticare anche il triestino. Dopo esserci fatti una sgnappa, abbiamo analizzato gli ultimi avvenimenti pallonari. “Se sei sfiduciato vai in mona!” mi ha detto, posando il cappello sul tavolo.
“Paron, come non esserlo? Un altro anno di sofferenza tra cinesini, fassoni, mirabelli, e gli altri fanno acquisti sontuosi! Si sono giù. Pensi che ho disdetto Sky e non leggo più la Gazza!”
“Ti sei un cojon!” mi ha detto al sesto grappino! “Mai perdere la speranza ostreghéta! Ti non sai che Ronaldo è il pacco del secolo, che farà meno gol del turco, che le feste di oggi, saranno dolori a gennaio. Che lo spogliatoio esploderà, è molti vorranno più sghei! Che i giochetti di gambe se li farà a Frosinone, poi cercheranno rotule e tibie tutta la notte! Te devi tranquilizar, devi credere nei colori e mandar in mona cinesi e fassoni!”

Grazie Paron!

martedì 10 luglio 2018

Pietà



In questa triste ora la dea Eupalla, con uno sforzo d’insperata misericordia, porgendomi un fazzoletto ricamato mi ha detto:”abbi cura di esso. Ti servirà molto nella prossima stagione!”

Chic



E certo! Il non plus ultra del radical chic, il tedoforo della spocchia travestita da sinistra, puntigliosamente, ossessivamente segnala quella che per lui è appunto un’anomalia, una mancanza di spettacolarizzazione della politica che tanto piaceva al mondo dorato, finto casual, di partecipazione alle altrui disgrazie sotto gli ombrelloni di Capalbio, tra “evve” moscie impiantate per evidenziare un distacco dei pensatori sinistri, arricchitisi alle spalle degli emarginati, di cui i presenzialisti alla Zucconi necessitano per ergersi, con lauti compensi, fingendo di occuparsene, tra una verticale di Krug e l’altra. 
Manca appunto il proscenio, la smargiassata, il rutto politico, la comparsata, la visita ai terremotati pregna di promesse ricostruttive mai in seguito realizzate. Mancano gli Zucconi con penna iridescente, notai puntigliosi, cronisti ineccepibili del fuorviante, del “ci pensiamo noi a far valere i vostri diritti calpestati, noi che abbiamo studiato e sappiamo come dirimere la matassa”, mentre assaporano un caviale del Baltico niente male. 
Più che all’elettricista, a Zucconi manca il faro illuminante la scena, i flash, le assemblee di potenti, i belati di Confindustria ossequiante il potente di turno, i titoloni sul nulla, le promesse dell’Ebetino usate neppure dalle tate per addormentare marmocchi. Gli manca tanto a Zucconi la centralità della sua opinione, i latrati dei mestieranti di politica, la vanità del Bullo, la smodatezza della figlia del vicedirettore etruriano; ingredienti oramai datati, scaduti, da riporre nell’organico. Come Zucconi.

Scanzi over the top


martedì 10/07/2018
IDENTIKIT
Renzi resta nel Pd per fare il becchino dei consensi persi

di Andrea Scanzi

C’è del metodo, e per certi versi del fascino, nella smisurata efferatezza con cui Matteo Renzi e i suoi giannizzeri infieriscono sulle mortali spoglie del Pd. Ormai non è neanche più vilipendio di cadavere: siamo oltre, là dove un partito esiste (si fa per dire) solo perché se ne faccia diuturno scempio. Sabato c’è stata l’ennesima adunanza inutile del Pd, bravissimo nel ritrovarsi e discutere all’apparenza tanto, salvo poi non decidere nulla. Lo spettacolo è stato tale che merita parlarne ancora.

Come noto il Pd è nato morto, e a certificarlo è stato Cacciari, ma negli anni è persino riuscito a peggiorare. Ha pure sfiga, perché anche quando prova a riparlare – per interesse personale – di questione morale, magari citando i 49 milioni della Lega, puntualmente gli mettono in galera un pezzo grosso come Pittella. E allora ciao. In un tale contesto allegramente post-apocalittico, Matteo Renzi è arrivato per svolgere l’unica funzione politica in cui eccelle: quella del curatore fallimentare, o se preferite del becchino di consensi.

Dopo il trionfo del 2014, egli si è alacremente adoperato per rottamare il partito dalle fondamenta e, quindi, per consegnare il paese a Di Maio e Salvini. Sabato Renzi è riapparso dinnanzi alla plebe, dopo alcune uscite mediaticamente stitiche (dirette Facebook) in cui giocava coi modellini degli aerei e faceva battute rubate al Poro Asciugamano. Gonfio, livido e malinconicamente appesantito, Renzi ci ha fatto sapere con consueto eloquio irrisolto che non se ne andrà dal Pd. E subito Lega e M5S hanno fatto cortei, perché con lui a far da trojan horse dentro il maggiore partito di opposizione (teorica), il governo può vivere fischiettando.

Va da sé che Renzi resta dentro il Pd non per scelta, ma perché i sondaggi gli hanno detto che un suo “partitino Micron” arriverebbe giusto al 4%. Quindi tanto vale volare bassi. Arringando le Ascani e gli Orfini, cioè niente, la Diversamente Lince di Rignano ha regalato perle a raffica. Ascoltiamolo. “Il Pd è l’unica alternativa alla destra”. Cioè il Pd è l’unica alternativa a se stesso: una sorta di meta-partito, di entità filosofica a sé stante. Me cojoni. “L’alternativa al Pd non è la sinistra scissionista ma la destra estremista”. Ovvero: votate noi o arriverà Goebbels. Con questa nenia dell’“o me o il diluvio” ha già perso il 4 dicembre (vamos) e il 4 marzo, ma è ancora convinto che qualcuno gli creda. Renzi dice sempre le stesse cose: è così banale che in confronto i Modà paiono i Jethro Tull. “Ci vedremo al Congresso, perderete!”. Questo lo ha detto alla minoranza del partito. E il bello (?) è che forse ha ragione. Pensate come sta messo il Pd: non vince più neanche a pagare, ma la parte migliore del partito rischia ancora a perdere contro ciò che era e resta l’espressione peggiore della politica italiana contemporanea. Ancora: “Il M5S è la vecchia destra”. Gira roba buona, nel giglio magico (anche se a guardare Nardella non sembrerebbe). “Questa non è la Terza Repubblica, ma la terza media”. Battutone. “Volevano scrivere la storia. Stanno cancellando il Risorgimento”. Quando le sinapsi ti lasciano, poi è un casino. “Mi chiamo Matteo, lo so. Ma per un Matteo che lascia in mare 600 ostaggi con l’unico obiettivo di vincere due ballottaggi, c’è un Matteo che ha fatto di tutto per salvare vite”. Renzi nuovo Gandhi. Gran finale: “Per 4 anni il Pd è stato l’argine al populismo in Italia. Se non ci fosse stato il Pd sarebbero arrivati nel 2014”. E qui è arrivata l’ambulanza, che poi però è ripartita senza di lui perché quando non c’è speranza non c’è speranza.

domenica 8 luglio 2018

Decadenza


Ludwig avrà benedetto la sua sordità, Chuck composto qualche nota agevolante una plausibile spiegazione ontologica, Elvis si sarà appiattito il ciuffo nervosamente per lo sdegno, John si sarà messo a scrivere per non incazzarsi, Ray avrà sorriso surriscaldando il pianoforte, Jake starà pensando di ritornare in missione con la “Bbaaand!”
Ottantamila persone ieri a Milano al concerto di tal Eminem: un’onta da lavare col Riff!

Parole sante


“Basta alla sete di guadagno, che non guarda in faccia a nessuno pur di accaparrare giacimenti di gas e combustibili, senza ritegno per la casa comune e senza scrupoli sul fatto che il mercato che il mercato dell’energia detti la legge della convivenza tra i popoli.”
(Papa Francesco - Bari 7/7/2018)

Così è!