giovedì 8 gennaio 2026

Pure il legno

 

Si sarà emozionato persino il legno che li ha accolti, sensibile come tutta la natura di fronte a una morte così immatura; legno abituato a inglobare i corpi di persone che hanno compiuto il proprio ciclo vitale, secondo il senso comune.
Morire a sedici anni non è normale, come non lo è smettere di respirare a cinque, a sei, magari per un brutto male di merda.

Entrano in campo molte, troppe difficoltà nel seppellire quaranta giovani e meno giovani, ritrovati in un sepolcro imbiancato e gestito, probabilmente, da orchi senza scrupoli. Il dolore intravisto ieri sui volti di genitori e parenti è inimmaginabile, incomprensibile per la comunità, così come la desolazione, il deserto dell’assenza, il silenzio eterno, la cessazione di ogni comunicabilità tra padre, madre e figlio.

Solo chi lo ha provato ed è sopravvissuto può tentare di spiegarcelo, credo inutilmente.

Resta quell’amaro in bocca, pensando a quanto siamo fragili, in mano a nessuno, prede di bastardi senza onore che crogiolano le proprie pochezze nel male eterno: il lucro, la smania di accatastare ricchezze spudoratamente e senza alcuna ragione filosofica sensata.

Chi parla di scavezzacolli, di adolescenti sconsiderati, non sa di cosa parla. Chi latra alla luna evocando tempi andati in cui vigevano regole invalicabili, neppure.

Il mondo adolescenziale è un universo a sé stante, che non mi permetto né di giudicare né di comprendere. Il vulcano che è in loro — e che è stato in me — è un cavallo imbizzarrito che necessita di grande autonomia e di una gestione sapiente da parte di chi è genitore. Punto.

Ciò che invece dovremmo combattere è l’intero circo delle sirene: malfattori travestiti da zombie, capaci di calamitare coscienze sane. Dovremmo combattere anche le malvagie sviste di chi dovrebbe controllare e, lautamente retribuito, non lo fa.

Ma esistono altri campi in cui il far west resta saldamente in piedi: quello dell’alimentazione, irrorato di prodotti abbacinanti ma cancerogeni; quello della moda, dove i sacrifici di molti, pur di tenere il passo per i propri figli, generano scompensi e problematiche malsane; quello professionale, con cialtroni ultrasessantenni che occupano posti di lavoro deprimendo ulteriormente le giovani anime; e infine i contratti capestro sgorgati durante l’Era del Ballismo, il diniego delle spelonche affaristiche nell’agevolare l’accesso alla casa, leggi e decreti che sono, in gran parte, zavorre per i ragazzi nati nel nuovo millennio.

Le quaranta morti, punta di un iceberg, hanno squarciato il monotono menefreghismo degli appagati.
La speranza risiede nel non dimenticare il loro sacrificio.


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