mercoledì 16 settembre 2026

Bravi bravissimi!

 



Reportage agghiacciante

 

Nelle campagne del Meclemburgo

dove l'Afd coltiva le leve neonaziste



DI TONIA MASTROBUONI 


GROSS KRAMS

(MECLEMBURGO)


L'estremo nord tedesco da anni accoglie comunità

di suprematisti bianchi che minacciano gli oppositori

E che puntano a vincere le elezioni di domenica


Insieme per la democrazia". I Gnann ci avevano avvertiti: avremmo

riconosciuto subito la loro casa da quella scritta. E dalla grande "croce

disuncinata" di fianco, un simbolo inventato da un pastore della Bassa

Sassonia, Martin Raabe, per distinguersi dai neonazisti. Elisabeth e Dieter

Gnann hanno quattro figli, undici nipoti e due bisnipoti che vivono

lontano da casa. E loro non nascondono di sentirsi sempre più soffocati.


Nel loro villaggio di 180 anime si sta allargando il movimento dei

"colonizzatori völkisch". Sono neonazisti in veste contadina o

fricchettona, lupi mascherati da agnelli che si rifanno ai movimenti

antisemiti e protonazisti della fine dell'800, che si insinuano nelle

comunità con l'aria da buon vicino e propagano il loro credo

nazionalsocialista. Fanno tanti figli perché ragionano in generazioni - il

loro obiettivo è la ricostituzione del Quarto Reich - e cercano di creare

delle comunità sempre più chiuse comprando case, fattorie, terreni e

cacciando chi si ribella. Vogliono insegnare ai loro figli senza

interferenze a odiare chiunque non sia di sangue tedesco, a essere

disciplinati come piccoli soldati e a chiamare la tv "ebreo elettrico" e la

pizza "torta di verdure".

«Stanno comprando casa dopo casa. Ci stanno assediando», sospira

Elisabeth. «Siamo stanchi delle loro pressioni, a volte di notte ho tanta

paura. Ma non vogliamo cedere». Mentre passeggiamo tra le aiuole e i

prati curati del villaggio, mi indica un ingresso adornato da due simboli

delle Waffen-SS, i "Wolfsangel". È la casa di Stefan Richter, per anni

consigliere dei Giovani del partito neonazista Npd, frequentatore della

Hdj, l'organizzazione erede della Gioventù hitleriana. Richter si definisce

nazionalsocialista. Tuttavia, già anni fa cominciò a dire che bisognava

smetterla di usare termini come "camerata" e aveva fondato

un'organizzazione apparentemente innocua, "Abitare bene",

ammettendo però in tv che «i contenuti sono gli stessi». E aveva scritto

su una rivista che bisognava occupare le campagne, soprattutto quelle

del Meclemburgo-Pomerania, una delle regioni più rurali della Germania,

dove tantissime cose accadono lontano dai radar. E dove si vota

domenica. L'Afd è in testa con il 38% ed è diventato il collettore di tutti i

movimenti bruni che si sono diffusi nella regione. Ma ci arriveremo.

Quando si trasferì a Gross Krams, racconta Dieter Gnann, «Richter si

atteggiava da buon vicino, da persona che voleva fare cose buone per la

comunità. Quando cominciammo a capire con chi avevamo a che fare, ci

ribellammo contro la sua presenza qui e fondammo un'associazione per


la difesa della democrazia. Lui, da consigliere comunale, cominciò ad

additarci e insultarci pubblicamente. E, guarda caso, nella notte in cui ci

fu il grande blitz contro la rete Nordkreuz, qui nel villaggio arrivarono

decine di macchine e un sacco di gente entrò e uscì da casa di Richter e

di Böhm».

Ragnar Böhm è un altro "colonizzatore völkisch" che si è trasferito a Gross

Krams della Germania Ovest per creare villaggi-bastione nazisti: il nonno

era un pezzo grosso del Terzo Reich, il padre un terrorista bruno dei

"Werwölfe" degli anni '70.

La rete Nordkreuz del blitz del 2017 cui fa riferimento Dieter, invece,

resta una ferita profonda. Era una rete sovversiva neonazi con membri

dalla polizia e dalla Bundeswehr, compresi alti ufficiali, che rubò armi

all'esercito e pianificò un vero e proprio colpo di Stato. I suoi accoliti si

allenavano sempre al poligono di tiro di Güstrow. Ma non ci fu mai un

processo per terrorismo, solo per possesso di armi. «Uno scandalo»,

commenta la viceleader regionale della Linke, Karin Larisch, che abita da

decenni a Güstrow. Quando la chiamiamo, è ancora scossa: qualche

giorno fa hanno sparato alla vetrina del suo negozio. In passato le hanno

scritto "white power" sul muro di casa, le hanno versato dell'acido davanti

alla porta, le hanno fatto esplodere la cassetta della posta. Perché Larisch

è impegnata da sempre contro l'Afd e l'estrema destra. «E le dico molto

chiaramente che i völkischen, i Reichsbürger, i no-vax, i neonazisti, tutti

questi movimenti estremisti hanno trovato un loro sbocco politico

nell'Afd».

Prova ne sia che due affiliati a Nordkreuz, Maik Flemming e Haik Jaeger,

sono politici comunali del partito. E Jan-Philipp Tadsen, candidato Afd al

voto di domenica, è un ex militante dei neonazisti Identitari, come il

collega di partito, Jens-Holger Schneider. E Philip Steinbeck, che da

vent'anni compra case per insediarvi estremisti, non solo fa parte

dell'Afd, ma è un ex neonazista Npd: un anno fa la polizia gli ha trovato

in casa armi, munizioni ed esplosivi. Altri esponenti Afd bollati come

estremisti dai servizi segreti sono Enrico Komning, Nikolaus Kramer ma

anche lo spitzenkandidat alle elezioni, Leif-Erik Holm.


Uno dei più famosi "colonizzatori völkisch" della regione intorno a

Güstrow è Jan Krauter, elettore dell'Afd dichiarato e fabbro. Vive a

Klaber, e attraversando il villaggio per arrivare alla sua casa-laboratorio

in mattoni rossi che ospita anche la stamperia della cognata, Irmgard

Hanke, scorgiamo simboli tipici: un'aquila che mangia un pesce (ossia i

germani che schiacciano il cristianesimo) e rune varie. Anche se lui nega,

Krauter viene attribuito al movimento dei Neo-Artamani, una setta

völkisch che si rifà agli Artamani degli anni '20 di cui fecero parte anche

pezzi grossi del nazismo come Heinrich Himmler e il comandante di

Auschwitz Rudolf Höss. Con noi non vuole parlare. Ma a livello locale è

molto impegnato contro migranti e agricoltura transgenica.

La più grande esperta in Germania dei "völkischen" è la giornalista

Andrea Röpke. È lei a spiegarci il legame sempre più forte tra questi

movimenti e l'Afd: «Alcuni ne fanno direttamente parte. Altri lo

sostengono alle manifestazioni o agli eventi. I giovani völkischen, tra cui i

Neo-Artamani, sono attivi anche in organizzazioni affiliate come gli

Identitari». Perché «l'obiettivo dell'ideologia völkisch è la creazione di

una società omogenea e autoritaria. E la "remigrazione" è la via per

raggiungerla».

Röpke è continuamente minacciata, già nel 2006 fu picchiata a sangue

da neonazisti. Ma continua a fare ricerche essenziali, ad esempio, sui

campi per bambini neonazisti, creati in perfetta continuità con la

Gioventù hitleriana. I ragazzi vengono educati militarmente e

all'ideologia hitleriana. Le organizzazioni cambiano nome ogni tot,

perché vengono vietate. Ma continuano a esistere, anche in

Meclemburgo-Pomerania. «I figli dei völkischen - osserva - frequentano

associazioni giovanili come Sturmvogel, Freibund o Jungadler, di

orientamento nazionalsocialista». E attenzione: «Sono delle vere e

proprie fucine di quadri; questi ragazzi poi militano nella politica di

estrema destra - ed è proprio per questo scopo che vengono addestrati.

L'influente deputato regionale Afd Thore Stein, vanta ad esempio ottimi

contatti in questi ambienti. Ha partecipato a un campo Sturmvogel e la

famiglia di sua moglie era attiva nell'Hdj e nel Freibund». Le reti

estremiste, conclude, «influenzano in modo determinante il percorso

dell'Afd».


L'Amaca

 

La bandiera incompiuta


DI MICHELE SERRA


Per salutare, Emma Bonino ha scelto la bandiera europea. Una bandiera

incompiuta, piantata sopra un groviglio di egoismi nazionali. La più

transnazionale delle bandiere nell'epoca della grande risorgenza dei

nazionalismi e delle guerre.

Il processo costitutivo di una vera Europa federale è ancora a mezza via e

forse ancora più indietro. Quelli di Ventotene immaginarono

l'impossibile nella notte della guerra, senza libertà e senza pace. Eppure

libertà e pace scintillavano, nel loro manifesto, come se fosse certo il loro

avvento.

Viene da dire che l'idea europea più appare fragile, irrealizzabile,

minacciata, più sembra il riassunto perfetto della vita di Emma Bonino.

Dentro ci sono le battaglie per i diritti, uno per uno, per la democrazia,

per la laicità delle istituzioni, per la libertà di pensiero e per l'autonomia

delle scelte di vita, fino alla sua fine. E dentro c'è la fragilità delle cose

giuste, il loro procedere tra intoppi e inganni, il loro retrocedere di fronte


a ostacoli che possono sembrare insormontabili. Dentro quel blu stellato,

che penzola dai palazzi ma non è mai (non è ancora?) diventato casa

comune, identità popolare, c'è anche l'orgoglio minoritario che fu tipico

dei radicali storici e oggi è degli europeisti militanti: pochi voti alle

elezioni, un seguito popolare largamente inferiore alle parole di stima

che è sempre facile spendere. Non ultime, le divisioni quasi incredibili in

fazioni litigiose.

La bandiera incompiuta, a coprire le spoglie di quella signora forte e

irriducibile, sembra stata scelta apposta per dire, come frase di saluto: c'è

ancora tanto da fare.


Domandina

 

Apocalisse artificiale. Il capitalismo in estinzione e otto miliardi di ostaggi 


di Alessandro Robecchi 

Domandine facili facili che si sono imposte nell’ultima settimana: l’Intelligenza Artificiale ci ucciderà tutti? Potrebbe essere una buona notizia: non moriremo di riscaldamento globale, ma di algoritmi che si autogenerano senza controllo e finiranno per farci il culo una volta per tutte. Jacob Coxon, ricercatore di Anthropic, dice che con i modelli di AI in grado di autogenerarsi, l’umanità potrebbe sparire entro il 2030 (vedete voi se vi conviene fare un mutuo ventennale). Un suo collega, Evan Hubinger dice invece che le probabilità che l’intelligenza artificiale senza controllo ci faccia fuori tutti sono superiori al 10 per cento. Si accettano scommesse, tanto in caso abbiano ragione loro non pagherete nulla.

Ora, succede spesso che qualche squinternato annunci l’Apocalisse, e non ci spaventiamo. Questa volta, però, i cavalieri dell’Apocalisse, cioè i cinque-sei ipermiliardari padroni dell’Ia, non hanno scosso il capo, anzi. Hanno detto che sì, in effetti qualche rischio c’è, ed è strabiliante che lo dicano loro, che hanno acceso la miccia, speso centinaia di migliaia di miliardi per tenerla accesa, e ora fingono stupore e preoccupazione.

Prima notarella in margine: la possibilità della fine dell’umanità viene presentata (e in qualche modo accettata) come una variante possibile nel grande gioco del Capitale. Spariremo tutti? Forse sì, forse no, è la risposta, per niente rassicurante, e si apre dunque la fase del capitalismo dell’estinzione: non saranno i meteoriti, o i disastri naturali, o le pandemie a sterminarci, ma il controllo e il profitto di pochissimi. Ormai è un argomento da bar. “Buongiorno signor Gino, ha visto? Moriremo tutti!”. “Eh, non me lo dica, signora mia!”. In sostanza, una normalizzazione dell’eventualità della scomparsa del genere umano di cui si discute apertamente, come fosse una variabile dell’economia. C’è naturalmente una scuola di pensiero un po’ diversa, e cioè che la richiesta di “rallentare” che viene dai padroni del mondo abbia motivazioni un po’ meno nobili di quella di salvare l’umanità, e cioè, alla fine, motivi di bilancio. Gli investimenti sono spaventosi, i ritorni non del tutto sicuri, la bolla può scoppiare da un momento all’altro, ed eccoli invocare prudenza e agitare il terrore: un classico delle aziende in crisi. Fosse anche così – e purtroppo c’è da sperarlo – rimane quel retrogusto di immenso ricatto: abbiamo in mano le sorti dell’umanità, tipo otto miliardi di ostaggi, e se non farete quello che suggeriamo andrà a finire male.

C’è un problemino: o si rallenta tutti insieme oppure rallentare non ha senso, esattamente come avvenne durante la Guerra fredda con l’escalation nucleare, e già c’è chi accusa la Cina, perché un cattivo che non sia “dei nostri” serve sempre, e cosa c’è di meglio che dare la colpa ai comunisti? Il gioco politico, insomma, si sovrappone al gioco economico ed entrambi, abbracciati, discettano sulla fine dell’umanità come se si parlasse del campionato di calcio. Trump dice che basta avere uno in gamba al comando (intende se stesso) per scongiurare ogni pericolo, e questo sembra in effetti ancor più pericoloso. Le due superpotenze pensano a mosse e contromosse, e la famosa Europa ne discute – probabilmente via fax – mentre si lasciano agire indisturbati cinque o sei oligarchi planetari che, lo ammettono loro stessi, giocano con le sorti di tutti i terrestri e ne discettano serenamente in prestigiosi convegni. Senza che a nessuno venga in mente di andare a prenderli una volta per tutte.

Beh stata chiara!

 

Istruzioni per il “Campo largo”, incluso il nome 


di Daniela Ranieri 


Consiglieremmo a Conte e Schlein, impegnati nella costruzione del cosiddetto Campo largo per battere le destre, di volare un po’ più in alto per i prossimi mesi: è allucinante che due partiti che si dicono progressisti stiano litigando perché la segretaria del Pd ha pensato bene di non osteggiare l’emendamento di FdI alla legge elettorale che impone un’abnorme raccolta-firme ai movimenti privi di eletti in Parlamento, tra i quali incidentalmente la lista centrista Progetto civico, guidata dall’assertivo assessore di Roma Onorato e partorita dalla mente di Bettini per arginare Renzi e le altre frattaglie centriste. Onorato serve a captare i voti dei moderati, ci spiegano illuminati commentatori, come avrebbe dovuto fare il “magnete” Calenda ai tempi di Enrico Letta; e se invece si lasciassero i moderati al loro destino e si spingesse di più su soluzioni radicali, popolari e socialiste nel senso nobile del termine, al fine di riconquistare i voti di quel 50% di italiani che non vanno più a votare?

Prima che Conte e Schlein, coi relativi sostenitori, arrivino alle schioppettate di Winchester come nei saloon, ma anche solo per non darla vinta ai sedicenti riformisti di ogni risma, si accolgano le riflessioni che seguono come un contributo per fluidificare le operazioni. I due leader si mettano d’accordo su un programma di sei-sette punti imprescindibili, che suggeriamo di seguito.

1) Più fondi alla Sanità pubblica: assunzioni massive e aumento degli stipendi a personale medico e paramedico per ridurre le liste d’attesa; aumento dei posti letto; riforma dell’intramoenia (se fai il medico nel pubblico, lavori anche al pomeriggio nel pubblico; non ti fai pagare privatamente dai cittadini usando strumentazioni e locali pubblici); riforma del regime dei medici di famiglia, che devono essere dipendenti statali ben pagati e messi nelle condizioni di tornare a visitare i pazienti; istituzione di strutture ospedaliere light per le emergenze; controlli fiscali su strutture e specialisti privati.

2) Salario minimo, 12 euro l’ora per tutti i lavoratori. Abolizione del Jobs Act. Bonus alle imprese che assumono donne e giovani a tempo indeterminato.

3) Ripristino incondizionato del Reddito di cittadinanza, eliminato dal governo Meloni col consenso dei renziani disseminati nelle Istituzioni e sui media.

4) Lotta all’evasione fiscale: tassazione severa degli extraprofitti e dei proventi delle Big tech (noi saremmo anche per la patrimoniale per gli ultra-ricchi, ma vedano loro).

5) Ministero del Clima e della transizione ecologica (vera, non quella del “grillino” Cingolani): incentivi sulle energie rinnovabili per famiglie e imprese.

6) Ministero della Diplomazia e del Disarmo, che si occuperà di percorrere e costruire tutti i percorsi di pace possibili per favorire il dialogo tra le nazioni e la non-proliferazione bellica e nucleare. Ministero per l’IA e la tecno-etica, composto da scienziati, filosofi, linguisti e consulenti super-partes (se non si sa dove mettere le mani, si legga l’enciclica Magnifica humanitas di Leone XIV). Ministero per l’Immigrazione, che con l’Interno e il Lavoro gestirà i flussi e le procedure di “integrazione” dei migranti nel tessuto sociale e lavorativo italiano.

7) Annullamento dei contratti e dei lavori in essere per le grandi opere inutili e/o dannose, dal Ponte sullo Stretto al Tav Torino-Lione. Forti politiche di tipo keynesiano per assorbire la forza-lavoro disimpiegata.

E i temi su cui i due leader non sono d’accordo? Facile: si fanno le primarie, la trovata che il Pd ha copiato ai dem americani. Con le primarie si decide il candidato premier, cioè colui o colei che dovrà sfidare il centrodestra alle elezioni. Saranno i cittadini a decidere qual è il programma più vicino al loro governo ideale. Ciò determina, e risolve, anche la posizione della coalizione in politica estera: se io voglio che a sfidare Meloni & Co. sia una coalizione contraria all’invio auto-lesionista di armi all’Ucraina, alle primarie voterò Conte; viceversa, se voglio che l’Italia continui a comprare armi dagli Usa per inviarle gratis a un paese belligerante che non appartiene né alla Ue né alla Nato, allora voterò Schlein. Come governeranno insieme i due partiti? Rispettando la volontà popolare (spoiler: solo il 18% degli italiani è favorevole all’invio di armi). E i “riformisti del Pd”, atlantisti-sionisti, che dissentono con l’ala pacifista del partito e tantopiù con Conte in merito alla partecipazione dell’Italia alle guerre della Nato e al riarmo europeo per 800 miliardi in vista di una guerra contro la Russia? Semplicissimo: lascino il Pd e vadano con Calenda, o si facciano un partito loro e lo chiamino “Movimento bellico-riformista”, e chiuso il discorso.

Suggeriamo anche di rinominare la coalizione sostituendo il trito e gazzettiero “Campo largo” con il più serio e popolare “Alleanza per la Costituzione”.

2001

 Cinquantotto anni fa il Genio di Kubrick anticipò il futuro ed oggi questa clip fa scorrere copiosamente sudore freddo lungo le nostre schiene…






Nell’anima

 



“ Vuoi mettere la musica di oggi, le sue vibrazioni, il ritmo ostinato, le parole… beh le parole si in effetti…” 

Chi evita il rumore odierno è visto come un nonno da accarezzare. Ma non voglio entrare in polemica, non me ne frega nulla. Riflettevo però su un aspetto, di dove e come la Musica, intesa come arte, possa toccarti, in profondità come fa Marcel con la sua Recherche, in modo chiaro e netto. Tra le innumerevoli prove ve ne è una che ogni volta mi lascia basito ed attonito: il secondo assolo di David in Comfortably Numb (se non sapete cosa sia vi prego lasciatemi, bloccatemi!)

In quel momento, in quel preciso momento che equivale ad aprire il cancello ad un cavallo selvatico, le corde sfiorate emettono un coltello che ti penetra, che divarica la coltre adiposa con cui insonorizzi l’Io, con la pelle frizzante e d’oca, tu e Tu a confronto, libero come la chitarra di David. Parafrasando però Adriano Panatta nella celebre clip con il ragazzo all’aeroporto che non lo riconosce “Ma tu non puoi capire, non conosci la bellezza di un colpo liftato, la pallina che fa “poff!”