Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
mercoledì 15 marzo 2023
Daniela
Spettacolo!
martedì 14 marzo 2023
A voi scrivo
Rafael,
la partita di lunedì sera ha confermato il sospetto in me latente da tempo immemore: devi ancora sudare molto per affermarti campione.
Mi irrita lo scroto infatti il tuo atteggiamento in campo, con quell'aria quasi svagata che porti in giro per il prato, quasi giocassi una scapoli-ammogliati. Inoltre sono ad implorarti: cambia repertorio, perché oramai lo conoscono tutti. Parti palla al piede cercando il pertugio per esplodere la tua potenza, la quale, bada bene, tra qualche anno s'affievolirà e di conseguenza corri già da ora al riparo, inventandoti delle novità tecniche! E basta pure con il rientrare verso il centro dell'area e tentare il tiro a giro, perché se lo aspettano tutti!
Il Milan di Leao quindi non decolla perché ad oggi Leao non riesce a prendersi sulle spalle la squadra con continuità. E quindi, lo dico in sincerità, se vi fosse qualcuno pronto a sganciare cento milioni... beh! buona vita altrove Rafael!
Sire del vecchio cuore rossonero, spiraglio di luce pallonara, soave certezza della beltà paratrice i misfatti altrui, incignante effluvi di gaiezza, baluardo di sicurezza, direttore d'orchestra saggio e sapiente!
Rivederti incastonato nella tua area, provoca imbizzarrimenti dell'animo, gustare delle tue gesta rinverdisce il cuore, assaporare il tuo scatto fuor d'area per levare il pallone al salernitano giungente è granita sciolta in fauci del disperso viandante sahariano; l'epica è la tua magione, il dinoccolare cadenzato in ogni dove della metà campo sinonimo di fierezza e agevolar verso la perfezione.
Quanto ci sei mancato!
Dixit
La sanità italiana era tra le migliori ma adesso è in crisi per colpa della politica che ha inserito il profitto. (...)
Il medico viene rimborsato a prestazione, che è una follia razionale, scientifica ed etica.
GINO STRADA - CHE TEMPO CHE FA - 13 APRILE 2013
Numeri freddi
Tra il 2010 e il 2020 sono stati chiusi 111 ospedali, 113 pronto soccorso e tagliati 37 mila posti letto.
Mancano almeno 20mila medici.
Tra il 2019 e il 2021 le dimissioni volontarie di medici sono state ottomila.
E dire che non l'avrei mai detto!
Balneari, canoni bassi e difficili da incassare
Manca una mappa completa. Le gare pubbliche non sono più rinviabili
di Gian Antonio Stella
«L’hotel Cala di volpe, a puro titolo di esempio, versa quale canone demaniale 520 euro all’anno...». E meno male che i clienti non leggono le denunce degli ambientalisti del Grig, il Gruppo intervento giuridico! Una coppia di stranieri, per dire, ha lasciato tra i commenti messi online dall’albergo, della catena Mariott, parole estasiate per il lusso e la bellezza del posto, ma santo cielo, «ci è stato consegnato un menu che mostrava un prezzo di 250 dollari a persona per il pranzo a buffet. Che shock pensare a 500 dollari per il pranzo!». Fate voi i conti.
Certo, il depliant virtuale magnifica una «cucina per epicurei», al canone balneare probabilmente ne vanno aggiunti altri (non è così facile individuare i dettagli) per il pontile o chissà cos’altro e magari qualche ritocco all’insù ci sarà pure stato. Ma certo non incoraggia leggere sull’ultimo rapporto di Legambiente che «nel Comune di Arzachena ci sono 41 stabilimenti balneari con canone annuale inferiore a 1.000 euro, mentre degli altri 23 non esistono dati». E parliamo della Costa Smeralda.
Perché, se andiamo a prendere la mappa interattiva Flourish coi canoni annui basati sui dati ufficiali forniti dal ministero delle Infrastrutture (anzi, da allora le concessioni sono salite di oltre il 12,5%) c’è da avere i brividi. Basti dire che quelle segnate in giallo con «affitti» superiori ai 10.000 euro, fatti salvi un po’ di «bagni» sparsi soprattutto sul litorale alto Adriatico, la Riviera ligure e quella toscana, sono un’assoluta rarità. Per il resto una massa lungo tutta la costa peninsulare di pallini verdi (dal 1.000 a 5.000 euro) e, in Sicilia, un diluvio di pallini viola: «Marsala, Stabilimento balneare pubblico, Dato non disponibile. Canone annuo: 0 euro». «Siculiana, Stabilimento balneare pubblico, Dato non disponibile. Canone annuo: 0 euro». «Cefalù, Stabilimento balneare pubblico...». E via così.
Possibile? Spiega Legambiente che secondo il Sistema informativo demanio marittimo (S.I.D.) le concessioni balneari nel 2019 erano 10.812. Da allora, nonostante il Covid, sono salite ad almeno 12.166. Più quelle delle tre regioni autonome marine: Friuli, Sicilia e Sardegna. E sono talmente tante che è occupato dai «bagni» quasi il 70% delle spiagge in Liguria, Emilia-Romagna e Campania, e quasi il 90% in luoghi come Pietrasanta, Camaiore, Laigueglia e Diano Marina dove «rimangono liberi solo pochi metri, spesso agli scoli di torrenti in aree inquinate».
Una politica di sviluppo insensata, impensabile nel resto d’Europa a partire dalla Francia: «L’80% della lunghezza e l’80% della superficie della spiaggia deve essere libera da costruzioni per sei mesi l’anno: gli stabilimenti vengono quindi montati e poi smontati». Magari!
Ma in cambio di cosa, poi? «Dal 2016 al 2020», accusa la Corte Dei Conti, «la media dei versamenti totali rilevata, pari a 101,7 milioni di euro, risulta inferiore alla media delle previsioni definitive di competenza pari a 111 milioni di euro». Un ottavo di quanto lo Stato dovrebbe incassare, secondo lo stesso proprietario del Twiga Flavio Briatore. Si intende: quando ce la fa a incassare. Una tabella del S.I.D. (ne pubblichiamo a parte un estratto, dati 2020) mostra come lo Stato, a prescindere che poi giri i soldi a questa o quella regione, questo o quel comune, ottiene spesso molto meno di quanto dicano i canoni. C’è chi rastrella la metà, chi un terzo, chi un quarto. Come Roma che dai suoi stabilimenti balneari sul litorale dovrebbe ricavare 2.432.160 ma risulta sotto addirittura di 1.954.352. Per non dire di casi come Alassio che dagli affitti delle sue spiagge dovrebbe avere 300.378 euro ma riesce a portarne a casa solo 25.279. Un dato regionale? Lo denuncia Pablo Sole in un’inchiesta a puntate sul giornale online indip.it partendo da un dossier interno all’amministrazione regionale sarda: «A fronte di 8,3 milioni di incassi stimati, Regione e comuni ne hanno riscosso appena 5,2. Per strada insomma si sono persi 3 milioni di euro».
A farla corta: sul fronte delle concessioni balneari e della cocciuta insistenza nel tentativo di una parte della destra (e non solo) di rinviare ancora e poi ancora e ancora la messa a gara dei vecchi contratti come chiede la «direttiva Bolkestein» dell’Ue del 2006, recepita obtorto collo (con proroghe a catena) nel 2010 dall’ultimo governo Berlusconi ma mai digerita, la situazione è sempre più pesante. Al punto di unire tra quanti non ne possono più di nuovi rinvii anche sindaci di opposti schieramenti. Come lo storico braccio destro di Berlusconi a Olbia Settimio Nizzi (che fu addirittura contestato da democratici e grillini locali per la scelta «testarda» di incaponirsi sul tema) e il sindaco di sinistra di Lecce Carlo Salvemini, il primo a fare ricorso contro la famosa proroga al 2035. Ricorso perso al Tar ma stravinto al Consiglio di Stato, che a novembre del 2021 stabilì il divieto di nuove proroghe. Tesi confermata il 1° marzo scorso per metter fine a un andazzo di una parte della maggioranza governativa che pareva teorizzare che forse, chissà, nonostante quel verdetto... Macché. Parole definitive: ogni nuova proroga «si pone in frontale contrasto con la disciplina di cui all’art. 12 della direttiva n. 2006/123/CE, e va, conseguentemente, disapplicata da qualunque organo dello Stato». Fine.
Tanto più che, come ricorda il «giurista-ambientalista» Stefano Deliperi, gli italiani rischiano davvero di pagare di tasca loro la violazione della direttiva europea: «La sanzione minima per l’Italia è stata determinata in 9.920.000 euro, mentre la penalità di mora può oscillare tra 22.000 e 700.000 euro per ogni giorno di ritardo nel pagamento, in base alla gravità dell’infrazione». Questo è il minimo. Poi si vedrà.
Un punto è fuori discussione. E cioè che, come spiega ad esempio il sindaco leccese, il nodo principale da sciogliere non è neppure quello delle concessioni «regalate» per una pipa di tabacco ma quello ancora più vitale di definire nuove regole chiare, pulite e trasparenti per la distribuzione, a chi dimostri d’averne diritto, di questo immenso patrimonio demaniale. Che non può appartenere a dinastie familiari o peggio ad amici degli amici perché è un tesoro di cui sono proprietari tutti i cittadini italiani.
Ucci Ucci!
Guardate questo signore, fissatevi bene la sua faccia in memoria: trattasi di Antonio Angelucci, signore feudale della sanità privata, autentica spina nel fianco del nostro sistema sanitario pubblico.
Im-prenditore sopra le righe, possessore di svariate cliniche nel sud, sta ingigantendosi pure al nord, attraverso un sistema onnivoro e fuori dal comune. Editore già di Libero e del Tempo, attualmente sta perfezionando l'acquisto de "il Giornale" di proprietà della famiglia meneghina per eccellenza, il cui capostipite è il Silvio nazionale i cui scempi politici e finanziari saranno ricordati a lungo nella nostra storia.
Con giornali a supporto, amicizie granitiche emanate dal Cazzaro, Angelucci è pronto al grande rapto sanitario i cui sintomi già si stanno manifestando nell'indifferenza generale di noi stolti sudditi di questa geronto-pluto-tecno-casta-crazia. Svegliamoci e osserviamo i segni di quest'arrembaggio che porterà ulteriori divisioni di ceti, martorierà sino all'estinzione un sistema da decenni svilito dai governi che ne hanno depotenziato le finalità, attraverso riduzioni di spesa per garantire più burocrazia, armi e flaccide scelte irrispettose della dignità del nostro stato.
Osservate infatti i concorsi pubblici sanitari deserti, lo sfruttamento di medici d'urgenza che lasciano il lavoro divenuto schiavismo, la batufolata insonorizzata dell'entrata in campo di medici a gettone che con 5-6 giorni di lavoro guadagnano più dei colleghi assunti nel pubblico; ammirate le code eterne per ottenere un esame nelle asl e la rapidità con cui invece si riesce a fare un controllo nel privato abilitato dalle regioni e pagato da noi a prezzi più alti. Non è meraviglioso questo subdolo ed impercettibile sfiancamento della sanità pubblica?
Ucci-Ucci Predator avanzerà sempre più, spalleggiato dai suoi giornali proni alla Caciottara Nera ed al Cazzaro, e quello che sino a poco tempo fa credevamo inattuabile, entrerà nella normalità, come il costo del carburante che da un euro è schizzato a due, per poi scendere a 1,7 euro/litro, lasciandoci soddisfatti e contenti e normalizzati all'aumento assimilato dalle nostre cervici sempre più sonnacchiose.
Ucci-Ucci Predator vuole proprio questo: rendere normale andare in un centro privato convenzionato che "sembra un hotel a 4 stelle", con esami rapidi, diagnosi tempestive, che ci soddisfano, ma che costano alla collettività molto di più e che alla fine logoreranno oltremodo il sistema sanitario pubblico italiano, un'eccellenza a livello mondiale in declino, in disfacimento, in crisi sempre più profonda, per la gioia dello Squalo in foto.
Gustiamoci la fine dei nostri diritti.

