giovedì 4 giugno 2026

L'Amaca

 

Le forbici del tempo

di Michele Serra


Wim Wenders è un uomo intelligente e dunque non ha liquidato con un'alzata di spalle il malessere di Nastassja Kinski, che non ama rivedere se stessa tredicenne in una scena di nudo di tanti anni fa. Correva l'anno 1974, e lo spirito dei tempi — ricorda lo stesso Wenders — era molto diverso da quello odierno.

Ma appunto perché è un uomo intelligente, il regista tedesco rilancia: io sono disposto a ritirare quel film e mi scuso, mezzo secolo dopo, con Kinski; ma se si deve ridiscutere il cinema del Novecento (per esteso, l'arte del Novecento) alla luce della sensibilità attuale, allora stabiliamo dei criteri. Apriamo il dibattito. Che è un modo molto efficace per dire: armiamoci pure di forbici e di bianchetto per tagliare e sbianchettare. Ma alla fine chi decide, e con quali regole? Chi impugna quelle forbici, chi adopera quel bianchetto? Basta dire «mi sento parte lesa» per dirimere la questione?

Come misurare il disagio, si immagina non infrequente, di attrici, e magari anche attori, che il copione ha costretto a parti sgradevoli da interpretare, e non solo le scene di sesso? Il bambino di Ladri di biciclette, che Vittorio De Sica riuscì a far piangere accusandolo di avere rubato, oppure i suoi eredi, hanno il diritto oppure no di chiedere la cancellazione di quella scena di un capolavoro, estorta con dolo a un bambino? Oppure esiste una prescrizione, fondata non solamente sulla quantità del tempo passato, ma anche sulla sua qualità, nel senso che cambiano le sensibilità, la morale, il calibro dei giudizi?

L'alzata di spalle, come già detto, non è un metodo intelligente di porsi la questione. Ma la cancel culture è così carica di misfatti che non può essere lasciata libera di decidere. Dei due errori (il lasciar perdere, l'accanimento moralista) personalmente temo di più il secondo.

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