mercoledì 3 giugno 2026

L'Amaca

 


Inventare stanca

di Michele Serra


Prendete tutti i pezzi blues già cantati (decine di migliaia?). Metteteli in una macchina, e chiedete a quella macchina di farne una specie di «sintesi perfetta», fedele ai canoni storici del blues (giro musicale, strumentazione, timbro vocale, età e volto dell'interprete). La macchina lo farà con precisione «matematica», e dunque produrrà la quintessenza di tutto quanto già scritto e già cantato nel blues (ma vale per qualunque altro genere, dalla bossa nova alla mazurka all'heavy metal alla musica barocca).

Ne verrà fuori Eddie Dalton, il bluesman creato dall'intelligenza artificiale che ha scalato le classifiche americane con il brano Another Day Old. Un prodotto gradevole e immediatamente classificabile — è blues, classicamente blues — che non aggiunge niente per la semplice ragione che non è nelle condizioni di farlo. Aggiungere non è il suo lavoro, il suo lavoro è l'archiviazione, a velocità fantastica, del già visto e del già udito, e la susseguente elaborazione (sempre a velocità fantastica) di un vero e proprio distillato del passato. IA è un enorme distillatore di quanto l'umanità ha creato prima di lei.

Nel dibattito, spesso un po' angosciato, su IA, prevale una visione «futuribile», e spesso distopica, di quella macchina. Si trascura di dire che la materia prima di IA è il passato: tutto quanto ci ha preceduto. Quanto non è ancora stato scritto, immaginato, cantato, dipinto, IA non può saperlo. Come sarà il blues dopo il blues, e se ancora sarà blues o qualcos'altro, IA non può saperlo. La fatica di inventare è tutta degli umani. Gli artisti lo sanno, e per questo quelli bravi non hanno paura di IA.

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