venerdì 22 maggio 2026

L'Amaca

 

Il drone per vedere gli altri

di Michele Serra

Toccano nel profondo le parole di Carmen El Koudri, sorella dell'attentatore di Modena, che non sa darsi pace per il male inferto da suo fratello ad altri esseri umani; e le parole di Davide Cavallo, il ragazzo gravemente leso da suoi coetanei a Milano, che ha espresso pena e partecipazione per la sorte del suo accoltellatore, condannato a vent'anni. Ci toccano nel profondo perché sono parole umane, dunque: comprensive del dolore degli altri. E dunque: insolite, se non addirittura rare.

Sono parole che escono dal recinto dell'io, lo sorvolano come un drone, ampliano il campo visivo e vedono dunque, e finalmente, ciò che gli sta intorno: gli altri.

Attorno ai fatti di nera e alla violenza trionfa implacabile, assordante, il coro dei giudicanti, il derby tra giustizialisti e garantisti, gli anatemi politici costruiti con lo stampino, le mute dei linciatori sui social, i titoli orribili dei giornali che per mestiere allestiscono la forca e preparano il cappio. Come se il lutto fosse solo urla, rabbia, lite, vendetta. Indicazione del colpevole.

Che il lutto possa essere anche occasione di pensiero, e addirittura di fratellanza, non è nei protocolli mediatici e politici correnti. Se ne occupa qualche eroico mediatore di pace, o psichiatra di frontiera, che dalle ferite spera di far rifiorire l'umano — ditemi se c'è utopia più estrema. Carmen e Davide, lei sorella di un colpevole, lui vittima innocente, sono due persone giovani, tramortite da un destino feroce. Non so quanto consapevolmente, e quanto per istinto, si ribellano all'idea che la violenza sia l'ultima pagina del libro. Hanno provato a scriverla loro.

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