mercoledì 10 giugno 2026

Robecchi

 

I centrini Montezemolo, Della Valle, Passera&C.: i “riformisti” dimenticati


di Alessandro Robecchi 

Spazio Pubblico, il nuovo movimento animato da Pina Picierno, rimbalza dai social ai grandi giornali adoranti con un certo clamore, tipo come se Gramsci avesse lasciato il Pci, o Gigi Riva il Cagliari. C’è una certa vivacità attorno al neonato, divisa tra militanti piciernisti – qualunque cosa voglia dire – e buontemponi dalla battuta pronta, ascrivibili alla speciale categoria dei feticisti delle correnti del Pd (date retta: quanto a sadomaso è meglio farsi legare al lampadario). In attesa che il quadro si delinei, mi piace ricordare vari partiti e movimenti nati in Italia negli ultimi anni, che si fregiavano della coccarda “riformista”. Insomma allacciate le cinture.

Luca Cordero di Montezemolo lanciò il suo Italia Futura, si gettò nella mischia nel 2013, poi se ne persero le tracce (il 2015 ultima data di esistenza in vita). Montezemolo andava in giro con un foglio in tasca con l’elenco delle cose da fare, riformista vero. Spigolature: tra i firmatari del manifesto di Italia Futura spiccava un giovane, ma già riformista, Carlo Calenda.

Altro grande riformista fu Diego Della Valle, hidalgo marchigiano delle scarpe e del lusso, che lanciò Noi Italiani, fondazione “lontana dalla politica”, ma poi, in qualche titolo di giornale: “Pronto il simbolo!”, oppure “A giugno il movimento può entrare in politica!”. L’idea era affascinante ma un po’ vaga: “Fare qualcosa” con chi ci sta, naturalmente “né di destra né di sinistra”. Sparito, e ce ne dispiace. Negli stessi turbolenti anni (correva il 2014) nasceva anche Italia Unica, il Partito di Corrado Passera, che lanciava il suo grido di dolore (“Bisogna fare presto!”) e auspicava grandiose riforme (meno tasse, guarda un po’, e tagli, ma dài). Passera ebbe buona stampa, dato che aveva fatto il ministro per l’osannatissimo Monti, ed era banchiere, che in politica aiuta più che essere elettrauto, ma il suo partito defunse due anni dopo. Almeno è stato di parola: ha fatto presto.

Siccome i riformisti amano fregiarsi della parola “liberale”, che è un po’ il “senza glutine” dei nostri tempi, i liberalissimi hanno dato il meglio di sé. Fare per Fermare il Declino (fondatore e volto noto: Oscar Giannino) era un nome affascinante, ma naufragò per inciampi personali (false lauree) e dissidi interni sulla linea (giuro!), e da lì nacquero alcuni microorganismi come Ali (Alleanza Liberaldemocratica per l’Italia), spiace non averne sentito più parlare. Mentre una certa bizzarra notorietà ha avuto per cinque o sei minuti Ora!, partito fondato da Michele Boldrin (fuoriuscito da Fare per Fermare il Declino) e Alberto Forchielli, imprenditore. Così sinceramente riformisti da voler riformare (ridimensionare) le pensioni. Ma il meglio lo dà Forchielli: “Invece di spendere miliardi in difesa, compriamo quattro atomiche dal Pakistan, gli diamo quattro soldi ed è fatta” (dal sito ufficiale). “Con Azione c’è chimica”, dice nelle interviste.

Altri riformisti: quelli del Partito Liberaldemocratico (e ridaje) di Marattin, transfuga di Italia Viva, e poi naturalmente i noti e onnipresenti Calenda e Renzi, quelli con davanti le solite praterie. Ho sicuramente dimenticato qualcuno e me ne scuso, ma d’altronde non vedo rivoluzionari, qui intorno, e suppongo siano tutti, chi più chi meno, un po’ riformisti. Ora comunque, ecco le truppe picierniste che si sono battezzate Spazio Pubblico. Che tra l’altro, lo dico per gli amanti del copyright, è una rivista della Cgil Funzione Pubblica, nobile sindacato che sarà – mi auguro a suo modo – riformista anche lui.

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