Per quasi vent'anni sono stato presente alle 20 al suo TG, perché allora lo ritenevo un giornalista.
Poi una sera, quasi impercettibilmente, dichiarò che a Gaza era in corso una guerra, sì una guerra, ovvero due eserciti che si scontrano. Una boiata stellare, visto che il popolo di Gaza era ed è alla fame, denutrito, costretto a vivere tra le macerie, mentre dall'altra parte schiera un esercito tra i migliori, per così dire, del globo.
Gli è andata sempre di traverso la parola genocidio. E allora come la definiamo? Aggressione, ecatombe, arrembaggio — no, quello il Boia lo fa con la Flotilla — sopraffazione?
Da allora lo evito, lo ignoro, cambio canale quando appare in video.
E oggi attacca la filosofia di La7, sostenendo che un elettore di centrodestra non si senta a suo agio guardando i terribili programmi sinistrorsi che, a suo dire, costellerebbero quella tv.
Si dimentica quindi che l'attuale centrodestra — ciao core! — possiede, proprio possiede, le tre reti del Biscione, che tra l'altro gestisce pure il partito di proprietà attraverso un bislacco Cameriere, e Rai 1 e Rai 2.
Come si dovrebbe sentire un elettore di centrosinistra ascoltando il TG1, il TG2, il TG4, il TG5, Studio Aperto?
Perché non discute di questo il signore in foto, lui che per parecchi lustri fu stipendiato dal grande architetto dell'Era del Puttanesimo?
Tempo sprecato: se a Gaza continua a credere che vi sia una guerra in atto, e non una barbarie, non si accorgerà neppure di quanto l'informazione sia in questo paese nefasta, ondivaga e volgarmente di parte.
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