Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
venerdì 3 febbraio 2023
Boom!
Boom!
Vergogna Man
di Marco Travaglio
Ricapitolando. Donzelli (FdI) finisce al Giurì della Camera per aver detto una cosa vera, cioè che Cospito al 41-bis parlava del 41-bis con alcuni boss al 41-bis; e una fesseria, cioè che il Pd sta coi terroristi che parlano coi boss (mission impossible: i terroristi e i mafiosi sono persone serie). Il Pd giustamente s’incazza, ma non può negare di aver parlato del 41-bis con Cospito al 41-bis e allora respinge l’accusa di averne parlato coi mafiosi. Ma Verini, membro della delegazione Pd in visita a Cospito per parlare del 41-bis, rivela che Cospito disse a lui e agli altri di parlarne prima con tre boss vicini di cella, e lui e gli altri lo fecero. Allora Serracchiani del Pd, anche lei in missione da Cospito, dice alla Camera: “Non abbiamo mai chiesto la revoca del 41-bis a Cospito”. Ma purtroppo Orlando del Pd, anche lui in missione con Verini e Serracchiani da Cospito, ha chiesto tre volte di revocargli il 41-bis, l’ultima il 30.1: “È urgente trasferire Cospito e revocare il 41-bis”, “Ho detto in tutti i modi che il 41-bis va revocato in ossequio allo Stato di diritto”. E lo stesso giorno Provenzano, vicesegretario Pd, ha trittato: “La revoca del 41-bis a Cospito è invocata non in nome delle sue idee, o delle proteste degli anarchici. Ma dello Stato di diritto, della Costituzione”.
Renzi, approfittando del casino generale, se la prende non con Cospito, non col Pd, non col governo, ma con Scarpinato, che ha il doppio torto di essere un ex magistrato antimafia e un senatore 5Stelle. Due i capi d’accusa. 1) “Ha costruito una carriera in magistratura e in politica in nome di una fantomatica trattativa Stato-mafia, smentita dalla Cassazione”. Purtroppo Scarpinato non ha mai seguito né l’inchiesta né il processo Trattativa (era pg di Caltanissetta e poi di Palermo); e il processo non è ancora giunto alla Cassazione, che dunque non può avere smentito nulla. Ma, se anche in futuro confermasse la sentenza d’appello, confermerebbe la Trattativa, che anche i giudici di secondo grado hanno accertato, pur assolvendo politici e Ros perché trattarono coi boss per il nostro bene. 2) “Scarpinato dovrebbe spiegare le sue strane frequentazioni con Palamara e il suo atteggiamento folle nei confronti delle Istituzioni, come sa bene Napolitano. Scarpinato si deve vergognare”. Nelle migliaia di chat fra Palamara e centinaia di magistrati, non ne risulta neppure una con Scarpinato, di cui Palamara (con altri) parlava malissimo. Napolitano sa bene che a intercettare doverosamente Mancino, allora indagato per falsa testimonianza, anche quando parlava con lui e col suo consigliere D’Ambrosio, fu la Procura di Palermo mentre Scarpinato era a Caltanissetta. Quindi è Renzi che si dovrebbe vergognare, se sapesse cos’è la vergogna.
giovedì 2 febbraio 2023
PD travagliato
Elly, ti presento Renzi
di Marco Travaglio
Le notizie vere sono sempre censurate. Infatti oggi l’intera stampa mondiale ignorerà il mega-scoop di Maria Teresa Meli, uscito ieri sul Corriere, che peraltro l’ha colpevolmente confinato a pagina 11 e nascosto sotto il titolo depistante “Franceschini, Zingaretti e gli altri. Il ‘vecchio’ Pd che sta con Schlein” (diversamente da quello nuovo dei Fassino, Marcucci, Nardella, Emiliano, De Luca padre e figlio, Serracchiani, Malpezzi, Picierno ecc. che sta con Bonaccini). Bisogna munirsi di microscopio elettronico e inoltrarsi nella lettura della nostra renziana preferita per scoprire, alla quinta colonna, queste poche righe di pura dinamite che dovrebbero far sobbalzare chiunque e provocare, come minimo, la cancellazione delle primarie Pd: “’L’idea di Zingaretti, Orlando e Articolo 1 – commenta un autorevole dirigente dem sponsor di Bonaccini – è quella di utilizzare Elly Schlein per fare del Pd un partito della sinistra’. Una cattiveria? Fino a un certo punto”. Non so, cari lettori, se vi è chiara la gravità della situazione: nel partito della sinistra, erede della sinistra Pci e della sinistra Dc, c’è un dirigente autorevole – infatti per parlare chiede l’anonimato – che denuncia una congiura per fare del partito della sinistra un partito di sinistra. E potrebbe non essere “una cattiveria”: potrebbe essere addirittura vero.
Per tutta la giornata di ieri abbiamo atteso una smentita dai tre presunti congiurati: Zingaretti, Orlando e Articolo 1. Che so: una nota, magari attribuita a generiche “fonti vicine a”, che escludesse nel modo più reciso l’intenzione di trasformare un partito di sinistra in un partito di sinistra. Se, per dire, un autorevole dirigente di Fratelli d’Italia avesse soffiato al Corriere una congiura per trasformare il partito della destra in un partito di destra, i congiurati avrebbero smentito eccome. Invece Zingaretti, Orlando e Articolo 1 niente: zitti. L’imbarazzante e imbarazzato silenzio può avere due sole spiegazioni. 1) I tre congiurati pensano che il Pd, a dispetto delle apparenze, sia già un partito di sinistra e non trovano nulla di strano se rimane così. 2) I tre congiurati sanno che il Pd, pur spacciandosi per partito di sinistra, è un partito di centro tendente a destra e attribuiscono a questa peculiarità unica nella politica (ma non della psichiatria) i suoi continui rovesci elettorali: ergo nutrono davvero la prava intenzione di portarlo a sinistra con una segretaria di sinistra (Schlein). C’è poi da indagare sulle ragioni di un altro silenzio: quello del renziano Bonaccini. Il quale dovrebbe insorgere con la proverbiale irruenza emiliana dinanzi al pericolo mortale che corre il partito nel caso in cui la congiura andasse in porto: perdere, dopo i voti di sinistra, anche quelli di centro e di destra.
mercoledì 1 febbraio 2023
Richieste perpetue
Il Fanta-Zelensky. Indovina cosa chiederà oggi il premier ucraino
di Alessandro Robecchi
Più del fantacalcio, tragicamente imprevedibile, più del fantaSanremo, gioco di società per famiglie, impazza da mesi il fantaZelensky, incentrato sulla capacità di indovinare le richieste del presidente ucraino alla comunità internazionale, ogni giorno rinnovate, anche con una certa capacità di sorpresa. Per dire: è dell’altro ieri la strabiliante richiesta (alla Germania) di sommergibili (!), richiesta che segue la richiesta di carri armati, che segue la richiesta di caccia F-16, che segue la richiesta di missili a lunga gittata, eccetera, eccetera. Ci sveglieremo una mattina con la pressante richiesta di gas nervino? Di testate nucleari? La politica italiana, che ubbidisce agli ordini battendo i tacchi, aumenta al 2 per cento del Pil la spesa in armi: “Riempire gli arsenali e svuotare i granai” è la parola d’ordine, accolta con grandi applausi da parte del novanta per cento (abbondante) di giornali, tivù, e in generale degli apparati informativi del paese.
In attesa degli sviluppi militari (non entro nelle questioni belliche) e degli sviluppi della propaganda (non entro nelle polemiche sanremesi), balza agli occhi una questione generale – diciamo così strutturale della nostra democrazia – su cui vale la pena riflettere. L’opinione pubblica sembra scollata, distante, lontanissima dall’opinione dei media. Senti la gente, guardi i sondaggi e apprendi che la maggioranza degli italiani è contraria a ulteriori invii di armi in zona di guerra; poi leggi i grandi giornali, o ascolti un qualunque telegiornale, o notiziario, e la sensazione è quella opposta: appoggio incondizionato, avanti fino alla vittoria finale, eccetera, eccetera.
Uno scollamento strabiliante, non nuovo ma mai visto in queste dimensioni, con le storture e le anomalie che ne seguono. La prima, macroscopica, infantile e un po’ miserabile, l’accusa di “stare con Putin” a chiunque immagini soluzioni diverse dalla guerra a oltranza; quindi chi pronuncia parole come “cessate il fuoco” o “trattative” diventa una specie di Rasputin assetato di sangue alle dipendenze del Cremlino. La seconda, un po’ ridicola, è la voluta confusione storica per cui la Russia (la Russia di Putin, quel mefitico concentrato di nazionalismo che ha privatizzato le ricchezze del Paese) sarebbe ancora sovietica quando fa comodo, o imperiale quando fa comodo, bolscevica se serve, a piacere. Terzo elemento, piuttosto inquietante, la necessità – data dallo spirito embedded della stragrande maggioranza dei media – di nascondere accuratamente i limiti, diciamo così, della presunta democrazia ucraina. Tanto che quando Zelensky fa pulizia di alcuni politici e funzionari corrotti, pochissimi notano – e tutti tra le righe – che la giustizia in Ucraina è assoggettata al potere politico, che si sono messi fuori legge partiti, chiusi giornali, si sono unificate reti televisive e altre cosucce ancora. “L’Ue insiste da mesi che il sistema giudiziario ucraino sia reso indipendente”, scrive il Corriere della Sera come en passant, un inciso, un apostrofo rosa tra le parole: stiamo riempiendo di armi un Paese non Ue che non ha nemmeno lontanamente i requisiti per entrarci.
La sensazione è che ci siano due opinioni pubbliche: quella dei cittadini, oltre il 50 per cento contrari a nuovi invii di armi, che conta pochissimo, e quella dell’informazione (vorrei dire delle élite) che invece è favorevole al 98 per cento e pesa parecchio. Uno scollamento che è un dato di fatto, non positivo in una democrazia, comunque la si pensi sulla guerra, sulle armi e su Sanremo.
41 bis travagliato
di Marco Travaglio
E così i politici sono riusciti a trasformare anche il dramma di Cospito in una farsa: la rissa da ballatoio fra il capogruppo FdI Donzelli che accusa il Pd di stare coi terroristi che parlano coi mafiosi senza crederci nemmeno lui, e il Pd che si scatena perché Donzelli l’ha saputo dal suo governo e improvvidamente l’ha detto (ma la notizia, senza i nomi, era già su Repubblica di ieri). Nella caciara generale, si perdono i fondamentali di una vicenda che comunque la si pensi, è drammatica. Cospito è un terrorista anarco-insurrezionalista (gli anarchici storici erano altra cosa) che teorizza, pratica e rivendica la lotta armata: ha gambizzato un dirigente Ansaldo e s’è preso 10 anni e 8 mesi; ha messo una bomba alla caserma di Fossano per fare una strage di carabinieri, fortunatamente fallita, e s’è beccato 20 anni in appello, poi la Cassazione ha disposto un nuovo appello per aumentargli la pena. Tipico curriculum da 41-bis: chi altri se non i gambizzatori e gli stragisti – mafiosi o ideologizzati che siano – va sigillato in cella per evitare contatti con le rispettive organizzazioni? Spetta poi ai giudici valutare eventuali ravvedimenti o dissociazioni (possibili solo collaborando con la giustizia) e l’attualità del pericolo. Il governo e il Parlamento possono sempre decidere di abolire il 41-bis, però assumendosene la responsabilità senza ipocrisie né sotterfugi. Cioè per tutti, non per uno.
E qui casca l’asino del Pd, che chiede di lasciare al 41-bis mafiosi e terroristi, ma vorrebbe esentarne Cospito senza neppure avere il coraggio di dirlo, ma sottolineando che sta malissimo e “non bisogna farne un martire”. Cospito sta malissimo (ha perso 40 chili in 100 giorni), ma non perché lo Stato lo stia torturando: perché fa lo sciopero della fame per abolire il 41-bis. E chiunque – anche il peggiore dei criminali – mette in gioco la propria vita per una causa – anche la più sbagliata – merita rispetto. Ma rispettarlo non significa esaudirlo. Altrimenti domani Messina Denaro e gli altri mafiosi e terroristi al 41-bis potrebbero iniziare il digiuno (ne hanno già fatti diversi, invano) e chi usa l’argomento della salute da tutelare e del martirio da evitare dovrebbe battersi anche per loro. È ciò che fa Cospito contestando la legge sul 41-bis: il che rende perfettamente credibili i suoi contatti in carcere con un mafioso nel suo stesso stato. E rende ancor più ipocrita la battaglia dei politici e intellettuali favorevoli al carcere duro per tutti fuorché per lui. Anche perché, malgrado il trasferimento da Sassari a Opera, dove le strutture terapeutiche e nutrizionali sono più all’avanguardia, Cospito ha già annunciato che continuerà a rifiutare il cibo finché il 41-bis non sarà abolito. E questo ricatto, per quanto rispettabile, nessuno Stato lo può accettare.
L'Amaca
Tra la forca e l’impiccato
DI MICHELE SERRA
Per esempio questa del meloniano Donzelli, protagonista della bagarre di ieri a Montecitorio: «Io quando vado in carcere vado a trovare la polizia penitenziaria», ha detto il golden boy di FdI ai giornalisti, dando dell’incidente in aula una lettura politica chiarissima, anche onesta: la destra sta con le guardie, questa è la sua antica vocazione, questo il suo ruolo (legittimo), e proprio non riesce a capire perché mai qualcuno debba occuparsi anche dei ladri, arrivando a considerarli — addirittura — persone.
Persone che hanno sbagliato e pagano, ma rimangono portatori di diritti. Vedi Cospito, vedi perfino i mafiosi, che lo Stato non dovrebbe mai affrontare scendendo al loro stesso livello di barbarie: altrimenti non sarebbe lo Stato.
Detto che le guardie fanno un lavoro duro e mal pagato, dunque sarebbe importante occuparsi più spesso di loro, possibilmente senza scopo di lucro elettorale (le guardie votano, i ladri no), è interessante, perfino rinfrancante scoprire che, per quelli come Donzelli, la sinistra è quella che “va a trovare” anche i delinquenti: e per questo sarebbe deplorevole. Senza saperlo e senza volerlo, Donzelli aiuta anche la sinistra a ricordare la propria identità e la propria vocazione, ricostruendo pian piano memoria di se stessa: tra la forca e l’impiccato, propende per il secondo.
Questo governo offre alla nostra comunità nazionale un’opportunità decisiva: restituire alla politica una riconoscibilità ideologica ed etica.
Alla destra ciò che è di destra, alla sinistra ciò che è di sinistra. La sinistra deve essere grata a Donzelli per averle rinfrescato la memoria.
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