venerdì 15 ottobre 2021

L'Amaca

 

Una confusione velenosa
di Michele Serra
Valutando alcuni dei più vocianti oppositori del "complotto sanitario per imporre il nuovo ordine mondiale", la loro petulanza mediatica, la loro aggressività ideologica, il vero rischio è che questo dannato complotto diventi infine popolarissimo, pur di levarseli di torno.
Si paventa il giorno in cui la geometra di Narni, il casalingo di Voghera, diranno «signora mia, non se ne poteva più di questi invasati, io ho votato, sia alla Camera che al Senato, per Complotto Sanitario, così almeno torna un po’ di ordine». «Non me lo dica, geometra! Io domani mi faccio la sesta dose, così, tanto per festeggiare».
Non c’è svolta autoritaria che non prenda abbrivio dal caos. Si potrebbe dire che la democrazia è la capacità di contenere il conflitto (che è tutta salute) entro limiti accettabili, e soprattutto comprensibili.
Ma nel momento in cui non capisci più se il portuale No Vax si incazza perché è portuale o perché è No Vax, e se il capo ultras devasta la Cgil perché è fascista o perché è laziale, diventa difficile perfino leggere dentro il conflitto sociale. Lo sanno fare bene i sociologi, dovrebbero farlo i politici, ma la cosiddetta "gente comune", alla quale ci si appella con solenne encomio in ogni talkshow e comizio che si rispetti, è la prima vittima di una confusione velenosa, dentro alla quale il malessere sociale e il malanimo ideologico si scambiano continuamente il ruolo di causa ed effetto.
Il vero alleato di Nuovo Ordine Mondiale è Piccolo Disordine Locale. Nel mezzo, a barcamenarsi, quel fragile diaframma che chiamiamo democrazia.

giovedì 14 ottobre 2021

Ricapitolando

 

Orbene: abbiamo passato un anno terribile con decine di migliaia di morti, abbiamo trascorso un periodo forzato in clausura, eravamo sotto choc, abbiamo trascorso feste, come quella pasquale del 2020 con cielo terso e temperatura estiva, tappati in casa; vedemmo camion militari stracolmi di bare, assistemmo alla strage nelle case di riposo, ogni giorno alle 18 uscivano dati pandemici allucinanti.

Sembravamo allora un nazione, addirittura unita. Calando però i contagiati, emersero dalla melma mediatica i cosiddetti "araldi della libertà" capitanati da personaggetti (cit.) famelici alla ricerca costante di voti e di visibilità, i quali iniziarono ad aizzare i diversamente svegli in sinapsi, convinti che la verità risieda in ogni latrato che la tecnologia permette di diffondere ad ogni individuo. 

L'estate del 2020 fu la prova generale dell'Inanismo Psichico diffuso post lockdown, ad ottobre rifiorirono dati terribili, molti se ne andarono soffrendo le pene dell'inferno. Finalmente l'Umanità diffuse il vaccino anche se, a causa di questo capitalismo deviato, gli incassi e il conseguente ed abnorme lucro fu instradato in poche ed obbrobriose tasche. La vaccinazione permise, nei paesi dove l'economia poté affrontarne i costi, di far calare enormemente i ricoveri in alta intensità e conseguenzialmente i decessi. 

Fu allora che, come presagio di future recrudescenze restauratrici, i famigerati "araldi della libertà" ripresero forza, in molti casi "nuova", pronti a scagliarsi, in nome di una fantomatica libertà, nella realtà schiava devota all'idiozia, verso tutte quelle manovre atte a combattere un'ipotetica, e questa volta tombale, chiusura totale delle attività.

Questi pensatori, fondati su una preparazione culturale simile alla concezione di dignità dei loro punti di riferimento politici, una pletora di assatanati di potere specializzati in divisioni e becero razzismo che parecchi altri stati cosiddetti evoluti relegherebbero al massimo al ruolo di incartatori di uova, tralasciando l'ovvia e per loro desueta abitudine prevedente che il parlare su argomenti sensibili dovrebbe essere essenzialmente riservato a chi ne possegga specializzazione scientifica riconosciuta - tra l'altro modalità questa abiurata pure dai media che lasciano ragliare personaggetti (cit.) affamati del gettone di presenza (vedasi Maglie - Strisciocartealtrui Minzo - Vestoallacazzo Mughini - "non c'è Paragone con altri idioti" - Capezzone di 'staceppa) - si son messi di buona lena ad inquinare l'aria con le loro baggianate insalubri, arrivando a confondere, come detto, l'allocchismo schiavizzante con la libertà. 

Ed ora, alla vigilia dell'introduzione del Green Pass nel mondo del lavoro, questi miasmi intellettuali trasformatisi in asini, minacciano blocchi stradali, mancanza di forniture di generi alimentari, in nome sempre di quella simil libertà che, offuscandogli i pochi neuroni, incoraggia loro ad alimentare il proprio e striminzito ego, da sempre mortificato dall'incapacità di saper dialogare e, soprattutto, erudirsi. 

E come tutte le storie che si rispettino, ecco il gran finale: mi sono rotto i coglioni di vivere accanto ad imbecilli di questo livello! 

Ops!                

Pirla

 


Anto'

 

Comica finale: Salvini che fa il pacificatore
di Antonio Padellaro
Come l’apprendista stregone dei cartoni animati (ma molto meno divertente), dopo avere sparso odio e zizzania in lungo e in largo per l’Italia, adesso Matteo Salvini chiede (senza ridere) a Mario Draghi “un piano di pacificazione nazionale”. Infatti, subito, nella veste pacificatrice, il leader della Lega di governo lancia un forte segnale distensivo: “Di alcuni ministri non mi fido”. Nel mirino, neanche a dirlo, i titolari del Viminale, Luciana Lamorgese, e della Sanità, Roberto Speranza. Insomma, il solito Salvini chiagni e fotti che sentendo puzza di sconfitta nella Capitale – dove il negazionista de noantri, Enrico Michetti si è assicurato i voti della Decima Mas – mette le mani avanti pronto a scaricare “sul clima infame creato a sinistra” un altro possibile tonfo della destra (notevole anche “il problema non è il fascismo”, come se l’assalto alla Cgil se lo fosse organizzato Landini). Purtroppo, anche per le pagliacciate è troppo tardi, perché le forze primordiali dell’internazionale complottista, a lungo eccitate, stuzzicate, titillate dal sovranismo del tanto peggio tanto meglio, una volta lasciate allo stato brado non le controlli più. Un fenomeno di autocombustione sociale che sul versante dell’ordine pubblico (dopo la disastrosa impreparazione di sabato scorso) sarà faticosamente messo sotto controllo. Ma che sul piano della disobbedienza civile sembra destinato a produrre danni non facilmente calcolabili. Speriamo tanto di sbagliarci, ma alla delicatissima scadenza del 15 ottobre (estensione del Green pass nei luoghi di lavoro) il governo sta dando l’impressione di essere arrivato in ordine sparso, senza una precisa strategia, privo di un piano B, fidando nell’improvvisazione e nello stellone nazionale. 

Come se si trattasse di gestire l’ordinaria amministrazione e non invece le conseguenze dei comportamenti di 2,5 milioni di lavoratori non vaccinati. Per esempio, la decisione di accollare allo Stato la spesa per i tamponi in alcuni comparti sensibili poteva essere una soluzione di buon senso. Ma se viene ventilata proprio alla vigilia dell’entrata in vigore delle nuove disposizioni trasmette inevitabilmente un senso di debolezza, e proprio quando si proclama la linea della fermezza. Un tentennare subito cavalcato negli scali marittimi, da Trieste in giù, da quei camalli rivoltosi che esigono l’immediata abolizione del Pass e minacciano scioperi a catena per bloccare il Paese. Una specie di ottobre rosso, ma stavolta nero. In questo fosco quadro, gli appelli di Salvini sono soltanto la comica finale.

Una grande Amaca!

 

L’amaca
Una strana idea di libertà
di Michele Serra
Azzardo una previsione, basata su una ormai lunga esperienza da italiano in Italia. Poiché quasi un quinto della popolazione non intende assolutamente vaccinarsi, ed è convinto che questo suo diritto sia molto più rilevante degli interessi e della sicurezza degli altri quattro quinti, il governo allenterà alcuni controlli, chiuderà un occhio su alcune inadempienze, renderà più blande alcune misure repressive.
Lo farà per allentare la tensione sociale, per evitare intoppi rilevanti ad alcune attività produttive (vedi i porti e il settore dei trasporti), per ovviare a controlli non sempre facili e non sempre chiari. Il principio è, grosso modo, lo stesso dei condoni edilizi e fiscali. Qualcuno, per esempio il Salvini, la chiamerà "pacificazione", nel nome di un elettorato (il suo) che considera ogni obbligo verso la comunità una dichiarazione di guerra ai suoi danni, e considera pace essere lasciato in pace.
Quanto a noi legalitari, vaccinati per senso civico prima ancora che per tutelare noi stessi, ci arrenderemo all’evidenza, e ci siamo abituati. In aggiunta alla consueta beffa di tirare la carretta anche per conto di chi ci guarda, beffardo, a braccia conserte, dovremo anche sorbirci i rimproveri dei "libertari", che ci considerano oppressori.
Come la studentessa No Vax di Bologna che in un comizietto ha lamentato, indignata, di essere stata esclusa da una lezione dal titolo "i diritti degli altri". Aveva capito che era dei suoi diritti, che si stava parlando. Non aveva capito che gli altri siamo noi. E sono i nostri diritti quelli che saranno sacrificati per consentire a quelli come lei di pontificare sulla libertà: la sua, non certo la nostra.