Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
sabato 9 ottobre 2021
Antiparavento
I miopi signori della necessità
Draghi & C. - I tecnici hanno soppiantato i politici, il rigore la sovranità. Ma l’astensionismo alle Amministrative dimostra invece come esista un Paese che da queste logiche non vuole essere rappresentato
Lo ha proclamato Carlo Bonomi, pochi giorni prima delle amministrative, ed è probabile ne sia ancor più convinto dopo il primo turno di lunedì: questo non è tempo di sperimentazioni, di politiche del possibile, di populismi e sovranismi. Tanto meno di rivoluzioni e assalti ai Palazzi del potere.
Urge–ha specificato nell’ultima assemblea di Confindustria orchestrando la smaniosa ovazione che ha incensato Mario Draghi prima ancora che questi aprisse bocca– “un terzo tipo di uomini: gli Uomini della Necessità”.
Nel regno della Necessità la storia si chiude, la scelta è obbligata, lo scrutinio universale è un esercizio irrilevante, le astensioni al voto diventano addirittura una risorsa (come scrive Travaglio), e il tecnico sostituisce il politico perché l’obiettivo non è scegliere tra linee diverse su cui il popolo si è espresso ma di applicare l’unica legge (economica, finanziaria, climatica etc) rivelatasi universalmente valida. Rigore e produttività, crescita e stabilità: nel quadrangolo perfetto indicato da Bonomi non figurano né la giustizia sociale né il superamento delle disuguaglianze abnormemente dilatate, non sia mai detto che dal quadrangolo si passi a geometrie più complesse e gradite.
La sovranità è un capitolo a parte: solo porsi la questione di chi ha il potere di decidere e a quale livello (nazionale, europeo, Alleanza Atlantica su guerra e pace) ti tramuta in idra sovranista. Quando sono interrogati, gli uomini della Necessità ammiccano benevoli, assicurano che naturalmente ci pensano tanto: alla giustizia sociale, ai costi sociali della transizione ecologica. Ma dirlo spontaneamente meglio no, e farlo non sia mai. Quanto alla sovranità, è materia incandescente che non si nomina. “Un ange passe”, dicono i francesi: pare passi un angelo muto, ma è imbarazzo d’un attimo.
Nasce così la vulgata secondo cui le ammnistrative avrebbero sgominato populisti e sovranisti: due termini imprecisi escogitati per screditare chiunque si prefigga di dar voce e rappresentanza alle classi popolari, al loro scontento, alla loro rabbia, e soprattutto alle loro attese; o si proponga di sollevare il problema della sovranità, cruciale in tempi di globalizzazione, pandemie, disastri ambientali. C’è molto compiacimento nella cerimonia nera che dichiara moribondi i Cinque Stelle e tramontato il sovranismo inaccuratamente usato da Salvini, anche se Fratelli d’Italia sta prendendo il posto della Lega.
È un compiacimento chimerico, come sempre accade quando si proclama la prevalenza del regno della necessità su quello della libertà. Non si calcolano i milioni di cittadini che avevano puntato sul Possibile– l’assalto al Palazzo evocato da Giuseppe Conte, “che inizialmente non si può fare col fioretto”– e che non smettono di immaginare scommesse anche quando disertano la gara.
Gli astensionisti oltrepassano nelle grandi metropoli il 50%, Bologna esclusa: sono soprattutto elettori delle periferie, delle zone colpite dalle crisi del 2008 e del Covid. Stando all’Istituto Cattaneo sono voti sottratti non tanto a Cinque Stelle e al Sud, stavolta, ma al Nord e alla Lega, che subisce un’emorragia compensata a stento da Giorgia Meloni (un’eccezione è il Veneto di Zaia, sempre in disaccordo con Salvini sul Covid). Gli astensionisti sono tutti coloro che non si sentono rappresentati nel quadrangolo di Bonomi. Chiedevano giustizia sociale e non l’ottengono. Chiedevano forze politiche che osassero il cambiamento, e per questo avevano votato Cinque Stelle nel 2018. Si sono trovati con partiti afoni, dediti alla schiavitù volontaria, messi ai margini come inutili rimasugli dall’Uomo della Necessità che è l’attuale Presidente del Consiglio attorniato da una cerchia di tecnici/consiglieri e sorretto–tramite il ministro del Tesoro Daniele Franco–dalla Banca d’Italia (divenuta, non improvvisamente, attore politico italiano di primo piano).
Draghi non aspirava forse a tanto. Si limita a contemplare le peripezie così spesso suicide dei partiti. Nel frattempo ha fatto capire che le decisioni intende prenderle lui, in una maggioranza spuria, presumendo che i vari partiti e specie i più riottosi si sbriciolino. A forza di ribadire tale intenzione, e di darle l’approssimativo nome di pragmatismo (o realismo, o moderatismo), l’elettore lo ha preso sul serio e ha concluso che il suffragio universale è roba che non vale la fatica, almeno per ora.
Il Partito Democratico di Enrico Letta ha avuto buoni risultati, soprattutto a Napoli e Bologna. A Roma e Torino si vedrà. A Torino è sceso rispetto alle elezioni europee (16,4% invece di 19,8%), e il suo candidato ha ottenuto il 43,8% grazie a molti elettori Cinque Stelle (e perfino a un certo numero di leghisti). Lo stesso a Napoli, dove l’apporto di Cinque Stelle all’elezione di Gaetano Manfredi, fortemente voluto dal suo ex premier Conte, è stato consistente. In attesa del secondo turno si comincia a discutere del rapporto di forze fra Partito Democratico e Cinque Stelle. L’egemonia sembra esser passata al Pd, ma non si sa ancora in vista di quale alleanza strategica, una volta appurato che da solo il Pd va a sbattere. Letta lo sa ma brancola ancora nel buio, perché vorrebbe mettere insieme Calenda, renziani, Bersani, Conte e 5 Stelle, sempre in nome del pragmatismo e delle sue necessità.
Questi tuttavia non sono i tempi del pragmatismo e della Necessità descritti da Bonomi. Sono tempi di trasformazione, di tormenti sociali enormi, di indispensabile ritorno dello Stato nell’economia, dunque della ricerca di uomini del Possibile. Sono tempi in cui occorrerà rivoluzionare le vecchie certezze economiche e i parametri che per mezzo secolo esse hanno imposto.
Per questo fa bene Conte a sottolineare, ogni volta che lo interpellano, che lui non è affatto moderato come viene generalmente descritto ma uno statista con ambizioni radicali di cambiamento.
Chi dà per morto il populismo – cioè il bisogno di rappresentare le classi popolari, oggi in gran parte astensioniste–è come un signore molto miope che per vanità o supponenza si rifiuta di inforcare gli occhiali. Non vedendo la società che ha davanti, dunque non vedendo la realtà, dichiara l’una e l’altra irrilevanti, anzi inesistenti (come Margaret Thatcher nell’87).
La società che ha davanti resta però quella che è: anche se non vota, proprio perché non vota, è un “mondo di sotto” abitato da classi popolari e ceti medi impoveriti che non scompaiono per il solo fatto che per rabbia, stanchezza o noia (spesso è la stessa cosa) non votano più 5 Stelle o non votano più Lega.
Già!
venerdì 8 ottobre 2021
Leggere con cautela
Deva chi era costui?
Syra Deva, un nome che probabilmente ai più non dirà nulla; invece è un componente di una delegazione di esperti inviata dall'Onu a verificare l'impegno delle imprese a tutelare i diritti dei lavoratori. Dove? In nessun paese considerato fino a poco tempo fa come canaglia in merito alla qualità di vita di chi deve sbarcare il lunario. La delegazione è venuta nel nostro, che da oltre un decennio, vuoi per la complicanza delle malavite organizzate, vuoi per la carenza cronica - e probabilmente creata ad arte - di ispettori, vuoi per famelica voracità dei cosiddetti illuminati imprenditori, è divenuto un centro specializzato in sfruttamento di uomini e donne, con una tremebonda cifra di morti sul lavoro da far impallidire statistiche e classifiche.
Syra Deva è rimasto impressionato e sconcertato in merito alla situazione del mondo del lavoro italico. Dopo aver girato per Lombardia, Toscana, Lazio, Campania e Basilicata, rimarcando che l'Italia, pur avendo leggi idonee alla lotta contro lo sfruttamento e la condizione igienica dei posti di lavoro, non le applica. Vecchio adagio questo, nefasta scelta politica per soddisfare i bisogni e le voglie insane di "lor signori" rappresentanti da quel Carlo Bonomi che sta alla simpatia come Morisi alla vita integerrima. Tra l'altro, proprio ieri, il sole24oredistaminkia, ha lietamente annunciato la fine di ogni speranza in merito al salario minimo, e dignitoso, corroborati dall'intervista a Tunnel Maria Stella Gelmini, la quale ha confermato come per il nostro paese questa non sia assolutamente l'ora di improvvide - per lei - scelte dirigiste. E per confermare la festa di Bonomi e i suoi amici, emerge che a Milano - proprio lì nella culla del nostro effervescente modernismo rappresentato alla grande dagli alberi sui terrazzi - vi sono vigilantes stranieri nei musei comunali assunti alla bellezza di cinque euro lordi all'ora!
Ma torniamo a Syra Deva: "Bisogna che gli immigrati ottengano uno status sociale così da potersi difendere dallo sfruttamento immorale a cui sono sottoposti."
Parole sue, dure, incredibilmente rivolte alla nostra nazione.
Ma c'è dell'altro: secondo l'ispettore mandato dall'Onu alcune imprese, comprese le dorate griffe della moda, subappaltano parte del lavoro in modo da non risultare responsabili, per le tante ore di straordinario non pagato e consumato in ambienti malsani ed insicuri, indegni di un paese civile!
La moda, il nostro sfavillio di cui siamo tanto fieri continua dunque a schiavizzare esseri umani con ricarichi pazzeschi ad uso e consumo di allocchi - questo lo dico io -
La commissione ha poi evidenziato le carenze incredibili in termini di sicurezza, nel 2021 da gennaio ad agosto 772 persone hanno perso la vita lavorando!
“Abbiamo appreso che numerosi lavoratori del settore agricolo non sono dotati di adeguati dispositivi di sicurezza durante l’utilizzo di pesticidi e prodotti chimici, esponendoli quindi a effetti nocivi. Inoltre, qualsiasi forma di molestia sessuale o di violenza di genere sul lavoro deve essere trattata come questione attinente alla salute e alla sicurezza sul lavoro e in tale contesto dovrebbe essere adottato un approccio di tolleranza zero”
Il 34% dei lavoratori in agricoltura è irregolare, il capolarato continua a farlo da padrone, checché la legge di Zanichelli Bellanova volesse contrastarlo.
Insomma, credo, ma non ne ho le prove, che una volta tornato a casa Syra Deva e i suoi colleghi non possano non aver pensato, in modalità francesismo, di come l'Italia sia in ambito lavorativo un eclatante paese di merda. Ops!


