venerdì 1 ottobre 2021

I fascisti sono ancora qui

 

Mollate tutto e guardate questa inchiesta di Fanpage sui fascistoni ancora vivi e vegeti e orbitanti attorno alla Giorgia nazionale: "io sono Giorgia e loro son fascisti!"
Attendiamo stamani lo sfanculamento di questi rutti della politica, cara Giorgia.
A meno che...

giovedì 30 settembre 2021

Merdosi



Probabilmente l’amichetto dopo essersi riscolato un boccione di quello buono, rifatto una pippata alla Scarface, gli ha inviato questo tweet che trasuda merda come le ascelle del suo mentore, il capitano di ‘sta minkia!

Gedankenexperiment

 

Questo termine tedesco significa "esperimento mentale" ossia immaginare una situazione fisica, impossibile da realizzare in pratica, e nell'esplorale le conseguenze concettuali (da Inseguendo un raggio di luce di Amedeo Balbi).

Orbene, Gedankenexperiment dovrebbe consolarci, insufflarci sino alla salvezza, la smania di uscire da questa tremebonda "normalità" capace di tramutarci in batufoli di borotalco, incapaci di guidare noi stessi nella melma del quotidiano, di differenziarci dai "ghigioni" rimbambiti che sguazzano nel torbido propinatoci per non emergere. 

 Gedankenexperiment è la scintilla per rimetterci in moto in sinapsi, per comprendere che la gabbia mediatica è reale, subdola, diabolica, che ci costringe a consumare, a poltrire, ad assuefarci alla suddetta, anomala, "normalità"

Sediamoci con noi stessi e partiamo dal Gedankenexperiment per antonomasia, come lo stupendo libro di Balbi ci propone: se una ragazza vedesse due raggi laser sparati al centro di una carrozza di un treno in movimento, il ragionamento porterebbe a pensare che la velocità della luce si sommasse a quella del treno, il raggio emesso verso la direzione frontale sarebbe più veloce di quello sparato in coda. 

Non è così. 

Il grande Albert ci dice che la velocità della luce è la stessa ovunque, e non si somma a nulla. Rimane quella, sempre, in ogni condizione e, di conseguenza, l'ipotetica ragazza osservante i due raggi laser, ipoteticamente, vedrebbe arrivare più tardi quello sparato in avanti, perché la carrozza si muove e la distanza è maggiore di quello inviato verso la coda. 

I due eventi per lei non sono simultanei. 

Gedankenexperiment dunque, per allontanare i pesi ingombranti e mefitici della "normalità", per immergerci dentro al mistero, per crescere nel pensiero. Per riacquistare la libertà. E un'ultima cosa: chi guarda il Grande Fratello Vip è un Morisi! Tiè!  

Rieccolo!



Chi ha blaterato in questa modalità da psicolabile? Lui, sempre Lui, la nostra condanna eterna, dove minchia sei ciclo biologico? Sta tornando, sogna il Quirinale e la macchina spregevole propagandistica messa su a suon di euroni gli sta spianando la strada, come sempre senza che nessuno muova foglia, compreso i cosiddetti radical chic. Vederlo alla presidenza dello stato sarebbe un colpo mortale alla credibilità delle istituzioni. Intanto Lui ha iniziato a blaterare. Tra non molto arriveranno le barze sulla mela a sapore di culo. Tralascio i commenti sul “difetto” di essere gay…

Selvaggiamente d'accordo!

 

Pietà per Morisi? Il guaio è la Bestia, non la coca
di Selvaggia Lucarelli
Non ho alcuna compassione per Luca Morisi. Ne ho invece molta per tutta quella parte della stampa e della sinistra che da giorni invoca la necessità di dimostrarsi moralmente superiori e non infierire sul poveretto che, come rimarcato anche dal novello Don Mazzi Matteo Salvini, “ha chiesto scusa per le sue fragilità”. La solidarietà pelosa e fintamente corretta a Morisi parte da due concetti profondamente sbagliati, che in qualche modo sono frutto proprio della cattiva scuola di Luca Morisi: il primo è che sia giusto, anzi apprezzabile, chiedere scusa per una vicenda privata (la droga) perché sarebbe conseguenza di una qualche imprecisata fragilità. Il mondo in cui una persona che si droga deve chiedere scusa pubblicamente, con riferimenti di rito a fantomatiche debolezze, è esattamente il mondo giudicante e proibizionista che Salvini e Morisi hanno spacciato a ogni angolo di strada, in questi anni di propaganda oppressiva e giudicante quando si parlava di droga. “La droga è merda, la droga è morte, chi spaccia merita la palla al piede, non importa che ti trovino con piccole o grandi quantità di droga, sempre in galera devi andare”, erano gli slogan. Il fatto che una persona possa fare uso di droga, magari sporadico e senza alcuna fragilità pregressa, non è contemplato. No, se ti droghi sei debole, magari depresso, hai peccato, ora collare di ferro in mezzo alla piazza e chiedi perdono. Io non so che problemi abbia Morisi (magari nulla) e neppure mi interessa. Non mi deve alcuna scusa. Tra l’altro, per quello che ne so, come tanti, potrebbe aver fatto uso di droga per alimentare il suo senso di onnipotenza. Del resto, che Luca Morisi avesse l’immensa presunzione di poter controllare tutto è evidente. Non poteva non conoscere il rischio e le possibili conseguenze delle sue condotte. Sapeva che se fosse stato scoperto, avrebbe distrutto tutto quello che aveva creato, con conseguenze devastanti per il suo amico e leader. Luca Morisi dovrebbe invece chiedere scusa per aver cucito addosso a Salvini una comunicazione che è non uno strumento politico, ma politica. Politica fatta di reiterato dileggio dell’avversario, istigazione all’odio, sessismo, cherry picking strumentale su notizie di cronaca e immigrati, manipolazioni e inquinamento sistematico di ogni discussione politica e civile. Dovrebbe chiedere scusa perché ha educato milioni di persone a un linguaggio violento e a una totale mancanza di empatia per chi fragile lo è dalla nascita, e non perché magari non regge più la pressione di dover “performare” sui social (una dipendenza anche quella, tra l’altro).
La seconda ragione per cui mi fa ribrezzo la chiamata di certa sinistra alla superiorità morale “perché noi non siamo la Bestia” è che proprio grazie al sistematico avvelenamento dei pozzi, Luca Morisi e la sua Bestia hanno reso opachi i confini tra lo scontro leale con un avversario e la guerra scorretta, combattuta giocando sporco. Nessuno chiama spacciatore Morisi prima di un’eventuale condanna, nessuno invoca per lui il carcere, nessuno infierisce su un debole, che parte da una situazione di svantaggio, nessuno strumentalizza la vicenda estendendola a tutta la destra, reputando Morisi simbolo del degrado morale della Lega. Se la sinistra non è più in grado di distinguere la Bestia dal lecito, aspro dibattito che il caso Morisi deve suscitare, allora Morisi ha fatto bene il suo lavoro, con effetti più durevoli della sua sopravvivenza. Se la sinistra non comprende la differenza tra il giudicare la vita privata di una persona e il considerare una questione politica il fatto che il braccio destro di Salvini abbia impostato tutta la sua propaganda chiedendo la ghigliottina per chi vive come lui, allora Houston abbiamo un problema.
Io non faccio sconti a Morisi, e non si tratta di festeggiare sul suo cadavere. Gli concedo tutto il dovuto garantismo per l’aspetto penale della vicenda e l’assoluta indifferenza, dal punto di vista morale, per droghe consumate e compagnie frequentate. Sottolineo però la sua imbarazzante, viscida incoerenza. E non dimentico le conseguenze dolorose e crudeli delle sue campagne d’odio su avversari grandi e piccoli, seppelliti da insulti e minacce, trattati con la spietatezza del cecchino consumato. Non dimentico con quanta assenza di scrupoli ha sbattuto mio figlio quindicenne sui social della Lega, permettendo che venisse insultato e minacciato, insieme a me. Non dimentico la vergognosa campagna contro Laura Boldrini, contro Ilaria Cucchi, Michela Murgia e tutte le altre innumerevoli vittime dei suoi pestaggi per niente virtuali. Per cui io le sue scuse fatte per l’unica cosa per cui non doveva scusarsi non solo non le voglio, ma non mi faccio fregare. No, il problema di Morisi non è la droga consumata in casa, ma la propaganda drogata che ha venduto per anni, intossicandoci tutti.

Travaglio!

 

L’altra Bestia
di Marco Travaglio
Morta prematuramente la Bestia salviniana in un festino con coca e romeni nella cascina di Morisi, consoliamoci con l’altra formidabile macchina spara-merda, attiva da cinque anni a edicole e reti unificate contro una sola persona: Virginia Raggi. Il celebre titolo di Libero “Patata bollente”, stigmatizzato con raccapriccio dall’intero tartufismo nazionale, è solo l’apice di un’ignobile campagna iniziata il giorno dell’elezione di una sindaca “rea” di essere donna, grillina e per giunta onesta. Le ridicole accuse penali, tutte cadute in tribunale e in appello, non bastavano: bisognava dimostrare che era pure corrotta (Corriere, Repubblica e Messaggero, per una storiella di nomine e polizze, evocarono Tangentopoli e il Giornale annunciò il suo arresto) e mignotta (Rep e l’assessore Berdini su La Stampa le inventarono una liaison col dirigente Romeo). Qualunque cosa accadesse a Roma (ma anche fuori) era colpa sua. Lei però restò in piedi, allora si cominciò a dire che aveva i giorni contati, prossima al ritiro per un posto da sottosegretario, scaricata da Grillo, Conte&C. Infatti. Così si disse che non la rivotava nessuno: poi arrivarono i sondaggi e si capì che se la poteva giocare. Panico.
Così si ricominciò a inventare. Il disastro dell’Atac (ereditata in fallimento e risanata), gl’impianti per i rifiuti (competenza regionale), i cinghiali (idem), la “discarica fuorilegge” ad Albano (legittima per il Tar), lo stadio della Roma (da quando c’è lei, farlo è il male assoluto, ma anche non farlo), la grande occasione persa delle Olimpiadi (cioè del default della capitale indebitata per 15 miliardi da quelli bravi di prima), i “no a tutto” (ha candidato Roma a Expo2030 e Draghi ha appena firmato), la strage di pesci nel Tevere (li ammazza lei uno per uno), la città inondata dalle bombe d’acqua (a Roma sono colpa sua, a Milano della pioggia), le piste ciclabili “elettorali” (bandi di due anni fa), il museo della Shoah “elettorale” (progetto del ‘97, lavori iniziati con Veltroni nel 2005), i fuochi d’artificio pagati dal Municipio di Ostia per la sua cena elettorale (si fanno ogni anno e dal ristorante manco si vedono), la cena “fuorilegge perché senza Green Pass” (in una terrazza all’aperto dove la legge lo esclude), il mancato vaccino perché “No Vax” o “Ni Vax” (è guarita dal Covid e ha gli anticorpi ancora alti). Ignazio Marino ricorda che la Raggi si è scusata mentre il Pd ricandida i suoi pugnalatori? Rep risponde per Gualtieri che lei candida il cameriere che testimoniò sulle cene a sbafo: come se andare in tribunale per fare il proprio dovere fosse uguale ad andare dal notaio per cacciare Marino. E ora tutti in coro: viva i buoni, abbasso la Bestia! Anzi, morta una Bestia ne resta un’altra.

mercoledì 29 settembre 2021

Parole sante



di Andrea Scanzi

“Nella lega, ma anche in quell'altra fenomena della Meloni, il progetto programmatico ha da sempre funzionato così:

- fingersi paladini della famiglia tradizionale, salvo poi averne ognuno due o tre con tanto di figli fuori dal matrimonio;

- fingersi cristiani, roteare rosari che nemmeno i lazos nei rodei del Montana, brandire crocefissi come fossero salamelle, ostentare invocazioni di beate vergini e tutti i santi, e poi chi se ne frega se quelle povere anime muoiono in mare;

- fingersi giusti e non rispettare nemmeno il dolore dei morti ammazzati e delle loro famiglie pur di difendere ottusamente le forze dell’ordine anche quando dentro quella divisa ci sono solo dei criminali;

- fingersi garantisti ma al primo indizio di forse, di quasi, di si dice e hai visto mai, spalare merda a carrettate contro chiunque;

- fingersi onesti e in un amen fottersi 49 milioni come fosse antani;

- caricare a molla i propri elettori contro il vaccino ma poi andarselo a fare di soppiatto come i ladri;

- disprezzare omosessuali, drogati e immigrati facendone il punto forte del programma elettorale, quindi, a quanto pare, op-là, il teorico di questa strategia mediatica, in un colpo solo, chiama a raccolta tutta questa variopinta fauna per organizzare festini a base di sesso, droga e rock’n roll, magari offrendo pure qualche dose a ricordo dell’allegra serata;

- scivolare stupiti giù dal pero scoprendo chi era il tipo con cui lavoravi da dieci anni, così intimamente da respirare ognuno le scorregge dell’altro.

Ecco, nonostante questi fuochi di artificio di contraddizioni, falsità, disonestà e ipocrisie, questo è uno dei partiti più votati di questo bel paese”.

Orso Grigio la tocca piano. E la tocca benissimo.