martedì 21 settembre 2021

Andrea

 

Di Carlo, il prof. no-pass in tv è solo un utile fantoccio
di Andrea Scanzi
Ho un nuovo idolo e voglio condividerlo con voi: il suo nome è Di Carlo, Valentino Di Carlo. Professore 41enne, insegna Lettere come precario in una scuola superiore. Ha tre lauree: Lettere Moderne, Scienze Politiche e Scienze Filosofiche. Il circo dei talk-show ha deciso di scritturarlo (momentaneamente) nel ruolo del “no Green pass accettabile”. Le prime tre parole sono meritate e la quarta no, perché Di Carlo è “accettabile” solo se lo paragoni a Meluzzi o Paragone, cosa che vale per qualsiasi essere umano tranne Giletti e le zanzare tigre.
Di Carlo è stato furbo nell’inserirsi in questa inutilissima polemica sul Green pass. E alcuni conduttori, peraltro bravi, hanno deciso di usarlo (che è cosa molto diversa dall’invitarlo). La scorsa settimana l’ho visto prima a Coffee Break, trasmissione peraltro ottima, e poi a L’aria che tira. Nel primo caso Di Carlo è stato macellato dialetticamente da Cecchi Paone, che immagino si sia sentito come Mike Tyson contro Michael Spinks nell’88. E nella seconda occasione è stato deriso e disgregato da Bassetti, che peraltro se lo è messo in tasca impegnandosi pochissimo.
Di Carlo è un punching ball mediaticamente improponibile, nonché simpatico a pelle come un mix fulminante tra Intini e Ghedini. Non lo aiutano neanche i capelli, scolpiti da un Edward Mani di Forbice che palesemente lo odia parecchio, e la timbrica. Di Carlo, senz’altro uomo di cultura e professore preparato, in tivù ci mette del suo per risultare indigesto. Non ha tempi televisivi, è drammaticamente logorroico e tende pure ad alzare la voce e gesticolare a caso nei momenti meno indicati. Magari l’interlocutore gli ha fatto una semplice domanda, i toni in studio sono calmissimi, e Di Carlo (in collegamento da una cella dadaista) si mette a urlare senza motivo (“Lei non è qui a fare domande Cecchi Paoneeeeee!”). Una macchietta involontaria che la tivù utilizzerà un altro po’ per poi relegarlo in quel dimenticatoio mediatico che meriterebbe anche adesso.
Le “tesi” di Di Carlo sono orgogliosamente improponibili. Ogni volta, con lentezza sgraziata, parte con la litania lisa del Green pass anticostituzionale. Poi vira sulla messa cantata dei poveri professori costretti ad avere il Green pass anche se ormai son quasi tutti vaccinati, “dunque cosa volete ancora, che si vaccinino anche le cattedre e le sedie?”. Di Carlo, sempre più comicamente obnubilato da se stesso, sgancia poi la bomba delle fake news: “Il tamponato è più sicuro di un vaccinato”. Falso storico, perché il vaccino (che Di Carlo chiama spesso “siero” come amano fare i no-vax) copre all’85% mentre il tampone rapido (a cui allude Di Carlo) ha un tasso di errore molto più alto. Di Carlo, come tutti i no-vax e quasi tutti i no Green pass, parla male e per sentito dire. Pretende pure i tamponi gratis o comunque scontati, esibendo l’egoismo di chi non solo non si vaccina ma pretende pure che sia la collettività ad accollarsi le spese di una scelta così moralmente ripugnante. Infine, a chi lo accusa di essere no-vax, dice che lui non lo è. Quindi è vaccinato? No, perché “pur non essendo contrario al momento ho dei dubbi”. E dunque, sempre da buon egoista, aspetta che nel frattempo si vaccinino tutti gli altri. Così arriveremo all’immunità di gregge, e quelli come lui saranno al sicuro grazie alla generosità altrui. È vero che Di Carlo, rispetto a certi pasdaran del delirio colpevole, pare quasi un luminare. Ma è davvero il caso, dentro una pandemia e dopo più di 130 mila morti, di invitare e dare visibilità a certa gente? Bah.

domenica 19 settembre 2021

Spero sia una bufala

 Per il ministero della cultura Craxi fu un esule come Dante

di Daniela Ranieri
Sul sito del ministero della Cultura, dove ogni tanto andiamo ad abbeverarci alla fonte del Sapere, si apprende che è in corso a Firenze (e già a Ravenna), fino al dicembre 2022, una “Rievocazione in forma drammaturgica/poetica della Compagnia Teatrale Attori & Convenuti focalizzata sulla vicenda processuale nella quale, a distanza di secoli, furono coinvolti Dante Alighieri e Bettino Craxi”. Rileggiamo. Si sarà rotto lo schermo. Il grafico avrà fatto confusione. Sarà lo scherzo di un buontempone. Al ministero avranno bevuto troppo. Forse volevano dire Brunetto Latini e hanno scritto Bettino Craxi. La lettura ulteriore non lascia dubbi: la rappresentazione avrà luogo “in varie sedi, anche scuole” di Firenze, e avrà al suo centro un “dialogo” tra i due famosi esuli. L’“ingiusta pece” da cui sono fuggiti Dante e Craxi è presumibilmente quella dei barattieri, cioè di coloro che hanno usato le loro cariche pubbliche per arricchirsi (corrotti, mazzettieri, concussori), e in effetti Dante nel 1302 venne processato per baratteria, lui che i barattieri li metterà all’inferno (Canti XXI e XXII), costretti a restare immersi nella pece mentre demoni alati li infilzano con dei forchettoni.
Dante, come Craxi, era un uomo immerso nella politica del suo tempo, e subì un processo per volontà dei Guelfi Neri ch’egli avversava. È da escludere che fosse corrotto, anche se è probabile che abbia sorvolato su alcune malversazioni della sua parte (la fonte è la più attendibile possibile: la biografia Dante di Alessandro Barbero). In esilio è mantenuto dal suo partito; poi, quando litiga anche coi Guelfi Bianchi, va a Verona e inizia il suo pellegrinaggio presso i grandi signori delle corti del nord (inizia la Commedia nel 1306-7 a Sarzana presso i Malaspina), fino alla morte, a Ravenna. Come non vedere che la storia di Dante è la copia sputata di quella di Craxi? Processato e condannato in via definitiva a 5 anni e 6 mesi per la corruzione dell’Eni-Sai e a 4 anni e 6 mesi per i finanziamenti illeciti della Metropolitana milanese (totale 10 anni), condannato in primo e in secondo grado per un’altra quindicina di anni per mazzette e tangenti, Craxi scappa ad Hammamet, Tunisia, dove morirà da ricco e da latitante (un sinonimo di esule: lo abbiamo imparato sul sito del ministero della Cultura).
Poteva forse il “Comitato nazionale per le celebrazioni dei 700 anni dalla morte di Dante Alighieri” non accomunare le figure di questi due grandi italiani? Certo, Craxi in latitanza (pardon: esilio), non avrà scritto la Divina Commedia, ma ha dato da mangiare a due generazioni di cronisti e “storici” che hanno stigmatizzato allo spasimo l’episodio delle monetine del Raphaël, evento cardine del giustizialismo, epitome dell’Italia che odia, come se essere aggrediti dal popolo infuriato implicasse de facto l’amnistia da ogni condanna, e come se il fatto che rubassero “tutti” (“E tuttavia, d’altra parte, ciò che bisogna dire, e che tutti sanno del resto, è che buona parte del finanziamento politico è irregolare o illegale”, dal discorso di Craxi alla Camera del 1992) comportasse che quelli che venivano beccati non dovessero essere processati. Adesso nelle scuole la lampante vicinanza tra le due figure, il Sommo Poeta e il protagonista indiscusso di Tangentopoli, sarà chiarita anche ai pargoli, mentre gli adulti, ormai assuefatti a ogni affronto, assistono periodicamente al saltar fuori di qualcuno che vuole intitolare al Craxi statista una strada, una piazza, La Scala, e perché non una scuola, una mensa, un refettorio per i poveri, un’Opera Pia… Ma paragonarlo, anzi affratellarlo a Dante come perseguitato politico ed esule, è davvero sopra, anzi sotto, ogni umana intelligenza e senso della storia. Il ministero non poteva onorare meglio la memoria di Dante. Ah: naturalmente lo spettacolo e tutta la pregevole iniziativa, benedetta dal ministro Franceschini, sono fatti coi soldi nostri.

sabato 18 settembre 2021


 

Ci stanno preparando un bel regalino, niente da dire, offuscando, al solito, il problema atavico, da nessun governo mai affrontato seriamente, per ovvie ragioni di voti e di paciosi accordi sottobanco: l'evasione fiscale.

E' palesemente inutile ridurre le imposte ai "coglioni" che assistono mensilmente al loro prelievo forzato, se non imposti una sana e medicamentosa lotta verso coloro che barbaramente omettono di partecipare alle spese dello stato, che siamo noi! 

Calcolano che ogni anno almeno un centinaio di miliardi si volatilizzi senza che nessuno ne organizzi la caccia e la punizione ai furbetti del paese, che utilizzano anche loro le scuole, gli ospedali, le strade illuminate. 

Ma visto che qualcuno sta agevolando l'ascesa al Quirinale del simbolo dell'evasione, Al Tappone da Arcore, forse è meglio rassegnarsi e mettere tutti insieme le quote mancanti, sperando, ovviamente, nella giustizia celeste, visto che quella terrena sonnecchia, ridendo velatamente, di questo scempio oltraggioso attorno ai diritti e doveri di ognuno di noi.  

venerdì 17 settembre 2021

Liberante


Tra le righe, sempre tra le righe, in questo mondo che invoglia alla misantropia, leggo con sommo disgusto, dell’accordo segreto e notturno tra gli Usa dello zio Ronf Joe - come possa la famigerata potenza alloccamente definita baluardo della democrazia, scegliere prima uno psicopatico biondo ed ora un settantenne già in difficoltà con le parole crociate, resta un mistero - l’Australia e gli eterni secondi albionici, per la fornitura di sommergibili atomici al lontano continente australiano per un importo stimato in 56 miliardi di dollari! 56 miliardi di dollari in armamenti mentre nel continente africano la percentuale di vaccinati Covid gravita attorno al 13%! 
Invece di inoculare il vaccino all’umanità intera, sfanculando il nemico comune, questi bastardi pensano a dotarsi ancora di armi, per confermare il dogma che vuole a capo della più grande potenza terrestre le abnormi multinazionali armigere, vere regnanti su questo disastrato pianeta. 
Non potendo far nulla in merito, invio a tutti lor signori il mio più sentito, sincero, fragoroso vaffanculo mattutino!

Abbandonato