mercoledì 25 agosto 2021

Fantastico Osho!




Il Green Pass lede la libertà!


“Tutti i cittadini devono pregare cinque volte al giorno. Se durante l’ora della preghiera verrete sorpresi in altre attività, sarete bastonati. Tutti gli uomini devono portare la barba. La lunghezza prescritta è di almeno un palmo sotto il mento. Se non vi conformerete a questa disposizione, sarete bastonati. 

Tutti i ragazzi devono portare il turbante. Gli scolari delle scuole elementari porteranno il turbante nero, quelli delle scuole superiori bianco. Tutti gli studenti devono indossare abiti islamici. Le camicie devono essere abbottonate sino al collo. 

È proibito cantare. È proibito danzare. È proibito giocare a carte, giocare a scacchi, giocare d’azzardo e far volare gli aquiloni. È proibito scrivere libri, guardare film e dipingere. Se tenete in casa dei parrocchetti, sarete bastonati e i vostri uccelli verranno uccisi. 

Se rubate, vi sarà tagliata la mano al polso. Se tornate a rubare vi sarà tagliato il piede. Se non siete musulmani, non dovete praticare la vostra religione in luoghi dove potete essere visti da musulmani. 

Se disubbidite, sarete bastonati e imprigionati. Se verrete sorpresi a convertire un musulmano alla vostra fede, sarete giustiziati.

Donne, attenzione: dovete stare dentro casa a qualsiasi ora del giorno. Non è decoroso per una donna vagare oziosamente per le strade. Se uscite, dovete essere accompagnate da un mahram, un parente di sesso maschile. 

La donna che verrà sorpresa da sola per la strada sarà bastonata e rispedita a casa. Non dovete mostrare il volto in nessuna circostanza. Quando uscite, dovete indossare il burqa. Altrimenti verrete duramente percosse. Sono proibiti i cosmetici. Sono proibiti i gioielli. 

Non dovete indossare abiti attraenti. Non dovete parlare se non per rispondere. Non dovete guardare negli occhi gli uomini. Non dovete ridere in pubblico. In caso contrario verrete bastonate.

I colori del giorno lentamente si sciolsero nel grigio e le cime delle montagne lontane divennero sagome confuse di giganti accovacciati.”

Per capire e aver dubbi

 

Kabul e il baco dell’Occidente
NEL “MEDIOEVO SOSTENIBILE” DEGLI “STUDENTI DEL CORANO” NON C’ERA CORRUZIONE E NESSUNO VOLEVA FUGGIRE, COME MI RACCONTÒ STRADA. IL MODERNISMO INTERNAZIONALE NON HA MAI ATTECCHITO
di Massimo Fini
“Un liberale che pretende che tutti siano liberali, non è un liberale: è un fascista.” (Il Ribelle dalla A alla Z)
Agli illustri colleghi che si occupano dell’Afghanistan descrivendo in coro i vincitori talebani come la feccia della Terra vorrei fare una domanda semplice semplice. Abbiamo visto tutti le scomposte fughe di massa di migliaia di afghani che accerchiano l’aeroporto di Kabul, disposti a calpestarsi l’un l’altro pur di raggiungere un qualsiasi luogo che non sia in Afghanistan. Bene. Quando nel 1996 dopo aver sconfitto i “signori della guerra” il Mullah Omar, che mi pare fosse un talebano, prese il potere a Kabul, non ci furono “fughe di massa” (né di frange della popolazione) né ci furono durante i 6 anni in cui governò il Paese. Allora che cos’è cambiato in questi 20 anni? Gli illustri colleghi dovrebbero porsi qualche domanda e darci una risposta.
La disfatta degli occidentali in Afghanistan non è vergognosa in sé – le guerre si possono anche perdere – ma per quello che abbiamo fatto, o non abbiamo fatto, nei 20 anni di occupazione. Sentivo l’altro giorno a Sky Tg24 Economia Cottarelli e altri pregevoli economisti affermare, senza porsi a loro volta qualche domanda, che l’Afghanistan, già povero, lo è più oggi di 20 anni fa. Ma com’è possibile, visto che gli Usa vi hanno riversato 2.300 miliardi di dollari? Dove è andato quel fiume di denaro? È finito nelle tasche di quanti hanno accettato di collaborare con noi, che magari ora sono proprio quelli che fuggono terrorizzati, è finito nella corruzione di governo, esercito, polizia, governatori provinciali, magistratura. I sovietici fecero grandi distruzioni materiali; noi, oltre a quelle, abbiamo devastato moralmente l’Afghanistan. Ashraf Ghani che ha conseguito un master alla Columbia University e non può essere minimamente sospettato di simpatie talebane, prima di diventare presidente al posto dell’ancor più corrotto Karzai, il cui fratello era uno dei massimi trafficanti di droga, disse: “Questo profluvio di dollari che ci è caduto addosso ha corrotto la nostra integrità”.
Il distico che precede questo articolo è dedicato a Mario Sechi, direttore dell’AGI, e a Emma Bonino, entrambi intervistati da Sky. Dopo aver sparato sui Talebani, si mettono sulla linea Bush-Fukuyama per cui ogni stato al mondo deve essere “democratico, basato sulla libera intrapresa e sul consumo”. Su Bonino c’è qualcosa da aggiungere. Nel 1997 era commissario Ue e chiese al governo talebano di poter visitare l’Afghanistan. I Talebani non avevano alcun dovere di accettare questa richiesta visto che la Ue non riconosceva il loro governo, invece le diedero il visto e la trattarono con gentilezza e cortesia come gli afghani, per tradizione, han sempre fatto con gli ospiti stranieri. Bonino poté visitare tutto ciò che voleva. Arrivata a Kabul entrò in un ospedale seguita da un codazzo di giornalisti, fotografi, cameramen e si diresse nel reparto femminile dove i fotografi cominciarono a fare i loro scatti e i cameramen a filmare. Arrivò il “Corpo per la promozione della virtù e la punizione del vizio”, acchiappò la Bonino e la portò al primo posto di polizia dove le spiegarono come andavano le cose da quelle parti. Del resto nemmeno in Italia è possibile fotografare o filmare i degenti senza il loro consenso oltre a quello della Direzione dell’ospedale. Per un reato di questo genere allora in Afghanistan era prevista la fustigazione con “le verghe sacre”, invece la rilasciarono dopo due ore. Avrebbero fatto meglio a fustigarla. Con “le verghe sacre”, naturalmente. Forse avrebbe capito ciò che, da buona radicale occidentale, non ha mai capito: che anche la sensibilità e i costumi degli altri meritano rispetto. Invece Bonino, rientrata a Bruxelles, ottenne che la Ue tagliasse i fondi umanitari per l’Afghanistan. Più o meno è quanto si sta facendo adesso congelando i beni afghani, oggi talebani, all’estero, il che non aiuterà certamente la popolazione e indurrà i talebani a indurirsi.
Adesso, dopo un lungo soggiorno in Gran Bretagna e a Parigi, spunta Ahmad Massoud, figlio del più celebre Ahmad Shah Massoud, il “Leone del Panshir”. E anche su questo personaggio, molto ammirato in Occidente, bisogna dire alcune cose chiare. È stato Massoud a dare inizio alla tragedia dell’Afghanistan post sovietico. Finito il regime sovietico occupò Kabul che fu immediatamente circondata dagli uomini di Hekmatyar, suo storico nemico. Fu l’inizio del conflitto civile fra i “signori della guerra”, cui si aggiunsero Dostum e Ismail Khan (forse il migliore del gruppo) che fecero dell’Afghanistan terra di stupri, violenze e ogni sorta di abusi sulla povera gente. Fu questo a dare la spinta al movimento talebano guidato dal Mullah Omar che sconfisse i “signori della guerra” ricacciando Massoud nel Panshir, Dostum in Uzbekistan, Hekmatyar e Ismail Khan in Iran, ponendo fine alla guerra civile e portando la pace e l’ordine. Mi ha raccontato Gino Strada, che ha un po’ più di autorità di me visto che nell’Afghanistan talebano ci ha vissuto: “Non c’era criminalità. Assolutamente. Si poteva girare tranquilli, anche di notte. Gli afghani dovevano rispettare certe regole. C’era la seccatura del ‘Corpo per la promozione della virtù e la punizione del vizio’ che li fermava se non avevano la barba della giusta misura, li ammoniva o gli gridava dietro. Qualche volta volavano anche delle botte. Ma era raro… Non grandi cose. Con l’ospedale ho avuto qualche problema all’inizio, quando lo stavamo costruendo. Venne da me il viceministro della Sanità, Stahikzai, che apparteneva a una delle migliori famiglie di Kandahar, un uomo colto, distinto, amabile. Perché gli afghani sono strana gente, possono essere molto signorili o invece rozzissimi, tipi che si scaccolano o si puliscono i piedi davanti a te, non per scortesia o disprezzo, perché sono abituati così. Beh Stahikzai mi dice: ‘Qui ci vuole un blocco solo per le donne e anche il personale deve essere tutto femminile, medici compresi’. ‘Ma come facciamo se medici donne non ce ne sono o sono pochissime?’. Dopo un po’ di tira e molla ci accordammo e da allora abbiamo potuto lavorare regolarmente. Il 40% del nostro personale femminile era afghano”. (Il Mullah Omar, p.35).
Sul Mullah Omar gli americani avevano messo una taglia di 25 milioni di dollari. Con una simile cifra da quelle parti si compra tutto l’Afghanistan e anche un po’ di Pakistan. Ma in quindici anni non si è trovato nessuno che abbia tradito Omar. Anche questo è l’Afghanistan, così diverso da noi. In Italia ci si vende per mille euro e anche meno.
Il Mullah Omar non era, prima che lo attaccassimo, antioccidentale, ma aoccidentale. Voleva conservare le tradizioni del suo Paese senza disdegnare però alcune conquiste della nostra cultura, soprattutto nel campo della medicina e dei trasporti, che in Afghanistan hanno molta importanza. Propugnava cioè un “medioevo sostenibile” in contrasto col nostro modernismo insostenibile che ci sta portando al fosso. Preferisco il Medioevo.

Su Charlie

 

Charlie Watts il motore degli Stones
Suonava il rock e amava il jazz È morto a 80 anni il batterista con le “pietre rotolanti” dagli inizi
di Gino Castaldo
Addio caro, elegante, riservato batterista della band più scatenata del mondo, il signore compassato che sembrava già maturo per non dire anziano quando gli altri ancora sgambettavano come giovani monelli, che sembrava capitato quasi per caso in quella gabbia di matti, lui che ha generato una brillante contraddizione in un mondo di batteristi rock in genere considerati dei duri “picchiatori”, come li definiva Keith Richards, lui che veniva dal blues e dal jazz e ha mantenuto questa fede fino alla fine, lui che insieme al bassista Bill Wyman, finché è rimasto, manteneva l’aplomb della compostezza mentre Jagger, Richards e Ron Wood si scatenavano demoniaci, cattivi ragazzi per vocazione e maschera artistica.
Charlie Watts aveva da poco compiuto 80 anni, e aveva già annunciato che non avrebbe partecipato al prossimo tour del gruppo a causa, ha detto con somma ironia, di una erronea scelta di tempo per un intervento chirurgico, non stava bene, aveva bisogno di riposo, poi ieri la morte, “pacifica” secondo il comunicato ufficiale. Con la sua scomparsa si infrange quell’aura di highlander che circonda da sempre la band, sopravvissuta a decenni di stravizi e stravaganze, lui che c’era fin dall’inizio, dal 1963, nel nucleo originario con Wyman, Jagger, Richards e Brian Jones. Quest’ultimo l’unico dei fondatori che era già scomparso, atrocemente presto, nel 1969, quando il mondo stava appena imparando a celebrare la bellezza furiosa e irriverente di quella nuova gioventù, proprio quando gli altri Stones, o meglio i due veri boss, i glimmer twins Jagger/Richards, il loro ex amico Brian, come si è scoperto in seguito, l’avevano già fatto fuori, lasciando una sgradevole ombra su tutta la storia successiva. Watts dava sempre l’impressione di essere del tutto indifferente a quanto avveniva sul palco, faceva il suo dovere, benissimo, teneva il tempo, che non è poco, e lo faceva alla sua maniera, senza mai picchiare, per l’appunto, piuttosto mantenendo un suo lievissimo ritardo, alla maniera jazz, il che secondo molti analisti è in fin dei conti l’ingrediente segreto del sound degli Stones, quello che unito al battito più regolare del basso di Bill Wyman e alla chitarra ruggente di Richards determinava l’inconfondibile lieve slittamento sul tempo che ha fissato tanti pezzi del repertorio Stones. Una batteria che irrompeva quando era il momento di Let’s spend the night together , era il sostegno indispensabile alla voce di Mick
quando doveva cantare l’insoddisfazione di Satisfaction , era la rullata sfacciata e senza appello di Get off of my cloud , era la cupezza dei tamburi che fissavano di nero la porta di
Paint it, black , era quel sottile movimento tellurico di Brown sugar , la chiamata alle armi di Miss you e
Start me up . Lui c’era, c’è sempre stato, ma alla sua maniera, tutti lo sapevano, lo rispettavano per quello che era, col suo distacco, e nel suo tempo libero continuava a coltivare la sua passione per il jazz, incideva dischi, faceva tour per conto suo, ma alla bisogna serrava le fila coi vecchi compagni di strada creando quell’effetto di straniamento che era il marchio inconfondibile dei concerti Rolling Stones, come se ci fossero due piani scenici paralleli, un fronte avanzato con l’incontenibile Jagger e i due fiancheggiatori alla chitarra, Richards e Wood, e un secondo piano più arretrato e freddo, con basso e batteria più controllati, almeno nelle movenze, come se fossero gli operai della macchina, quelli che reggevano tutta la baracca, ma non sentivano alcun bisogno di mettersi in mostra, lasciando la scena ai più vanitosi ed esibizonisti compagni di band.
Questo era Charlie Watts, un batterista distinto ed elegante, per nulla vanaglorioso, anzi discreto, raffinato, capace di lasciare un segno fondamentale nel rock senza mai esagerare, senza un colpo di troppo, e lo ha fatto militando nella band che ha creato lo slogan più malizioso di sempre: sesso, droga e rock’n’roll. Forse lui avrebbe preferito qualcosa di più sobrio, guardava i suoi amici fare pazzie e sberleffi senza battere ciglio. Lui aveva una missione serissima da perseguire: doveva tenere il tempo, e il tempo nella vita è tutto.

Grande don Giulio....sull'Amaca!

 

L’amaca
Guardando il mare
di Michele Serra
Nessuno possiede verità assolute, le religioni sono solo «acquisizioni provvisorie», la spiritualità ha forme differenti e tutte rispettabili. Lo dice il parroco di Bonassola, don Giulio, e un parroco così, se lo avessi incontrato da ragazzino, forse mi avrebbe aiutato a fare più velocemente il lungo giro che mi ha reso attivamente ateo già a quindici anni (in opposizione alla pazzesca fola della “verità rivelata”), poi indifferente, infine devoto e grato a terra e cielo perché a qualcuno, o a qualcosa, bisognerà pure indirizzare la propria preghiera quotidiana.
Sono i don Giulio (ce ne sono, immagino, in ogni religione, in ogni cultura) il rimedio alla barbarie integralista, quella talebana che è agli onori della cronaca, le altre che sono solo “in sonno”, dopo secoli di oppressione attivamente esercitata, e comunque progettano muri, persecuzioni, guerre, anatemi. È così facile: ovunque nel mondo ci sono esseri umani che pregano, perché cercano un legame profondo con il mondo e con la vita.
Su questo bisogno antico qualcuno ha costruito potere, esclusione, punizione.
Ne verremo fuori lungo i millenni, diventeremo più pietosi e più intelligenti oppure spariremo, è l’evoluzione.
Nel frattempo, siccome ci nutriamo anche di dettagli, mi colpisce che a dirla giusta sia proprio il parroco di Bonassola.
Bonassola è un posto così bello (così semplice, così assorto, così ligure ante-turismo) che non aveva nessun bisogno di avere un parroco così bravo.
Oppure, viceversa: è proprio nei posti come Bonassola che può nascere, guardando il mare, l’idea che religione non vuole dire dogma, vuol dire guardare il mare.

martedì 24 agosto 2021

Addio al Tempo!




Che dire dinnanzi a questa dipartita? Charlie era il tempo, il tempo del Rock. Ora entra nel Tempio, del Rock. 
Grazie infinite Charlie!

Ottimo Scanzi!



Di Andrea Scanzi

Ah, i talebani no-vax. Che spettacolo impagabile.

Quasi sempre ignoranti come capre e verbalmente violenti come pochi, si sono laureati alla Sorbona della Fake News. Si rincoglioniscono da mane a sera in Rete, convinti che quel loro compulsare a caso significhi “informarsi”.

Non sanno nulla di scienza e medicina, eppure parlano. Anzi pontificano. E danno pure torto a virologi e scienziati, dall’alto di un verosimile stocazzo.

Usano una grammatica da galera, prendono le “h” dal fustino del Dixan e fanno il bagno con le maiuscole sparate in ogni dove per dare peso al loro niente.

Mangiano di tutto e non sanno le schifezze che ingurgitano. Bevono di tutto e non sanno le schifezze che ingurgitano. Però, sul vaccino anti Covid, fanno gli schizzinosi di questa fava.

Vedono complotti ovunque, quando l’unico complotto realmente esistente se lo son purtroppo fatti da solo: sabotandosi dalle fondamenta il cervello.

Si sentono limitati e minati nelle libertà quotidiane, e neanche si rendono conto che con le loro scelte scellerate intasano i centri di rianimazione, mettono a repentaglio la ripresa del sistema scolastico e più in generale mettono a rischio la vita intera della collettività di cui fanno parte. Orrendamente egoisti come nessuno.

Si intendono di politica come giletti di morale, per questo come punti di riferimento hanno cazzari verdi, fascisti veri, attori falliti, cantanti ipotetici e critici d’arte scorreggioni. Il meglio del meglio, proprio.

Sono tracciati dalla mattina alla sera (come tutti). Sono in mano alle multinazionali dalla mattina alla sera (come tutti). Non si ribellano mai di fronte a nulla: diseguaglianze sociali, evasione fiscale, politici impresentabili. Niente. Però, sul vaccino e sul green pass, scendono in piazza e frignano come viti tagliate, neanche gli avessero ordinato di depilarsi il glande con la falce fienaia.

Feroci sui social e Don Abbondio nella vita reale, spavaldi in branco e pavidissimi da soli, straparlano di libertà violate e “dittature” sanitarie, fingendo di non sapere che in una dittatura vera - molli e pavidi come sono - durerebbero meno di un gatto in tangenziale.

Di colpe e tragedie ne avevamo già tante, in Italia e non solo in Italia, ma beccarsi pure questa conventicola novax complottista negazionista fasciomelonista eccetera, mi pare un ulteriore atto di sadismo estremo che proprio non meritavamo.