venerdì 10 febbraio 2017

giovedì 9 febbraio 2017

Spreco


Ci sarà più spreco di spazio all'Ospedale di Sarzana o di vettovaglie a casa di Donald Epulone Trump?

E' questa la domanda in cervice allorché stamani sono andato da portare mia madre per un'operazione all'anca, dentro al nosocomio sarzanese. Un dedalo di inutilità senza confini, uno spreco abissale già notato in precedenza ma che, ogniqualvolta vi ritorno, mi sale in animo. Senza nulla togliere all'archistar del progetto, l'inutilità di tanto abissale spreco d'ambiente, fa sorgere una domanda legittima: perché? 
Verrebbe voglia di urlare la risposta, classica ed elementare. Per costruire questo ospedale ci sono voluti tanti, tantissimi anni. E chi al tempo approvò il progetto credo avesse in mente la formula 
"cubatura + scale + cemento = spesa decuplicata"
Ho incontrato persone che dal giorno prima vagavano per le scale alla ricerca di un reparto, altri che sono entrati nel reparto di ortopedia convinti di essere in dermatologia. E vogliamo parlare degli ascensori: sporchi, fatiscenti e con quella cazzo di pulsantiera dove il pianterreno è al "-1" e non allo "0" senza una scritta leggibile per un'incuria galoppante, da spedire tanti poveri contribuenti in neurologia per un benefico check up. 
La cosa straordinaria è infine la costruzioni di altri ambienti, come se quello già in essere fosse insufficiente. 
Morale: l'utilità è figlia dell'ignoranza delle masse. 
La bellezza architettonica invece è per pochi. Remunerati, culturalmente e non.  

mercoledì 8 febbraio 2017

Dolore e sgomento


Michele aveva trent'anni, era friulano. Ha motivato il suo gesto mediante una lettera che i suoi genitori hanno autorizzato alla pubblicazione. 
E' una lettera che gira ogni dove in questo momento, un momento di dolore, di raccapriccio, di sgomento. 
Scrive Michele quello che mai avremmo voluto leggere. A volte si dicono cose negative, magari ingigantendole un pochino, per svegliare gli animi. Quelle di Michele, sono parole drammatiche, di disarmo generazionale, di sconfitta per tutti coloro che ancora hanno a cuore valori, rispetto, voglia di equa convivenza in questo paese. 
E' un messaggio che arriva là dove molti non guardano neppure più, tanto sono impegnati a sovrastare gli altri. 
Questa forma di civiltà fortemente incivile, vacillerà ogniqualvolta qualcuno ne scuoterà le fondamenta. Michele ha pagato con la vita l'incuria con cui bastardi senza cuore, perseguitano giovani vite, negando loro ogni forma di indipendenza, di autonomia, basi fondamentali per essere e vivere da liberi. 
Leggetela e meditatela. Sono stilettate, glaciali messaggi di chi, come Michele, non ha saputo sopportare la dimensione di sconfitto, generata in questo stato onnivoro per pochi e maledettamente trascurante tanti di noi. Riposa in pace, Michele!

 “Ho vissuto (male) per trent’anni, qualcuno dirà che è troppo poco. Quel qualcuno non è in grado di stabilire quali sono i limiti di sopportazione, perché sono soggettivi, non oggettivi. Ho cercato di essere una brava persona, ho commesso molti errori, ho fatto molti tentativi, ho cercato di darmi un senso e uno scopo usando le mie risorse, di fare del malessere un’arte.

Ma le domande non finiscono mai, e io di sentirne sono stufo. E sono stufo anche di pormene. Sono stufo di fare sforzi senza ottenere risultati, stufo di critiche, stufo di colloqui di lavoro come grafico inutili, stufo di sprecare sentimenti e desideri per l’altro genere (che evidentemente non ha bisogno di me), stufo di invidiare, stufo di chiedermi cosa si prova a vincere, di dover giustificare la mia esistenza senza averla determinata, stufo di dover rispondere alle aspettative di tutti senza aver mai visto soddisfatte le mie, stufo di fare buon viso a pessima sorte, di fingere interesse, di illudermi, di essere preso in giro, di essere messo da parte e di sentirmi dire che la sensibilità è una grande qualità.

Tutte balle. Se la sensibilità fosse davvero una grande qualità, sarebbe oggetto di ricerca. Non lo è mai stata e mai lo sarà, perché questa è la realtà sbagliata, è una dimensione dove conta la praticità che non premia i talenti, le alternative, sbeffeggia le ambizioni, insulta i sogni e qualunque cosa non si possa inquadrare nella cosiddetta normalità. Non la posso riconoscere come mia. Da questa realtà non si può pretendere niente. Non si può pretendere un lavoro, non si può pretendere di essere amati, non si possono pretendere riconoscimenti, non si può pretendere di pretendere la sicurezza, non si può pretendere un ambiente stabile.

A quest’ultimo proposito, le cose per voi si metteranno talmente male che tra un po’ non potrete pretendere nemmeno cibo, elettricità o acqua corrente, ma ovviamente non è più un mio problema. Il futuro sarà un disastro a cui non voglio assistere, e nemmeno partecipare. Buona fortuna a chi se la sente di affrontarlo. Non è assolutamente questo il mondo che mi doveva essere consegnato, e nessuno mi può costringere a continuare a farne parte. È un incubo di problemi, privo di identità, privo di garanzie, privo di punti di riferimento, e privo ormai anche di prospettive.

Non ci sono le condizioni per impormi, e io non ho i poteri o i mezzi per crearle. Non sono rappresentato da niente di ciò che vedo e non gli attribuisco nessun senso: io non c’entro nulla con tutto questo. Non posso passare la vita a combattere solo per sopravvivere, per avere lo spazio che sarebbe dovuto, o quello che spetta di diritto, cercando di cavare il meglio dal peggio che si sia mai visto per avere il minimo possibile. Io non me ne faccio niente del minimo, volevo il massimo, ma il massimo non è a mia disposizione. Di no come risposta non si vive, di no si muore, e non c’è mai stato posto qui per ciò che volevo, quindi in realtà, non sono mai esistito. Io non ho tradito, io mi sento tradito, da un’epoca che si permette di accantonarmi, invece di accogliermi come sarebbe suo dovere fare.

Lo stato generale delle cose per me è inaccettabile, non intendo più farmene carico e penso che sia giusto che ogni tanto qualcuno ricordi a tutti che siamo liberi, che esiste l’alternativa al soffrire: smettere. Se vivere non può essere un piacere, allora non può nemmeno diventare un obbligo, e io l’ho dimostrato. Mi rendo conto di fare del male e di darvi un enorme dolore, ma la mia rabbia ormai è tale che se non faccio questo, finirà ancora peggio, e di altro odio non c’è davvero bisogno. Sono entrato in questo mondo da persona libera, e da persona libera ne sono uscito, perché non mi piaceva nemmeno un po’. Basta con le ipocrisie."

Il Belpaese



Guardateli, non vi sembrano belli? Sono giulivi, rappresentano il Belpaese. Fanno parte del Comitato organizzatore della Ryder Cup di golf, una manifestazione sportiva d'eccellenza per uno sport esclusivo (avete mai visto un figlio di metalmeccanico aggiornarsi sulla tipologia di mazze?) 
Tra loro spiccano figli illustri: quello di Gianni Letta, gestore dell'Era del Puttanesimo, l'ex dg della Rai Gubitosi, Guido Barilla e Francesco Soro, capo di gabinetto del piagnucolante capo del Coni Malagò-gò-gò, affranto ancora per la malsana idea grillina di bloccare le Olimpiadi romane, scelta incomprensibile visto la salute ottima del comune della nostra capitale.
Ebbene: hanno tentato due volte, senza riuscirvici. Chiedono che cosa? Che lo stato, cioè noi, si faccia garante per la modica cifra di 97 milioni di euro, una sciocchezzuola, un peto agli occhi loro che non sanno, o fingono di non sapere, in che condizione siamo finanziariamente, tra indigenti, giovani senza lavoro e un debito pubblico vergognoso e vergognosamente in rialzo. 
Ma che importa di tutto ciò a questi nobili, a questa fantastica ed evoluta cerchia di nobili, d'integerrimi affaristi, dediti da sempre a dar lustro all'Italia?
Nulla. Ed infatti ci hanno riprovato. Per la terza volta. E come tutte le telenovele nostrane, parrebbe a questo giro riuscirvici. Il governo fotocopia sempre agli ordini del Grande Sconfitto Pallista, nonché Egoriferito, condotto dal mansueto Gentiloni, ha intenzione d'inserire questa modica spesuccia dentro al nobile decreto Salva Banche, per cui chiederà al Senato la fiducia. E questo parrebbe accostabile ad un immaginario ladro che, rapinata una gioielleria a mano armata, decida anche di trombarsi l'inserviente visto che, se venisse acciuffato, pagherebbe solo qualcosina in più rispetto alla pena prevista per tale efferatezza. Penserebbe infatti: "se mi beccano mi darebbero minimo dieci anni. Violento anche questa qui e ne aggiungo altri due! Che  me frega!"
Attorno a tutto ciò gira, al solito impalpabile, la regia del grande amico del Grullo, il nostro ministro dello Sport, il segretante Lotti, il sulfureo ambasciator di trastulli toscani, colui che pur essendo indagato, appare poco sulla carta stampata, avendo in mano anche il borsellino per l'editoria. 
Insomma, questo nostro Belpaese solo in apparenza appare come un enorme cambusa continuamente razziata da pochi, senza scrupoli, senza remore, senza dignità.
In realtà la nostra casta benpensante agisce esclusivamente per dar lustro alla nazione, agli occhi di molti. 
Stolti che siamo, dubitando perennemente su questi piccoli episodi senza vedere in lontananza lo sforzo di coloro che tengono al bene del paese, anzi: del Belpaese! 

Disparità


Questo è quanto entra tutti i mesi a casa di queste famiglie impegnate politicamente. Tra loro il Fassino di tutti noi e l'Occhetto rosso. Naturalmente è la giusta gratificazione per quanto hanno dato per colmare le distanze sociali. A parte le pensioni!

 

E la prima è andata


Accerchiato da una Lodovica Comello, un Bernabei, ed un Clementino, che potrebbero essere tutto, da condòmini a sfidanti a bowling fuorché cantanti, ho evitato il Festival di Maria (di cui mi compiaccio di non aver mai ascoltato una sola parola visto che guadagna sulle lacrime) nel seguente modo:
Made in Japan dei Deep Purple in cuffia
Cosmo di Michel Onfray tra le mani ed in retina
Tv accesa su Roma Fiorentina e, saltando su On Demand, ri-degustazione di frasi tipo "Ezechiele 25.17, il cammino dell' uomo timorato è minacciato da ogni parte dall’iniquità degli esseri egoisti e dalla tirannia degli uomini malvagi." di quentina memoria. 
Purtroppo leggendo i giornali ho notato i voti dei critici musicali  (di loro ne ha già parlato il Maestro nell'Avvelenata) 
Giudizi quindi espressi a seguito di un'esibizione canora, che di canoro ha la stesso spessore di una cena vegana, dove fortunatamente però la bocca è impegnata a far dell'altro, pur se fallacemente.

martedì 7 febbraio 2017

Dubbio


Quindi nel sovrano parlamento pare abbiano deciso di non divulgare i nomi degli orchi ladri che non hanno restituito debiti per milioni alle banche e che alla fine dovremmo pagare noi! 
Chissà perché non ce li vogliono dire! Non sarà mica che assieme ai debitori, ai banchieri in combutta, qualcosina sia arrivata anche nelle loro tasche? 
Ah saperlo...