Poi vieni a sapere (da Travaglio) che su Repubblica ci scrive tal Michele Ainis, giurista, collaborante anche con L'Espresso. Ainis però è anche commissario dell'Antitrust, l'ente che dovrà a breve decidere sulla fusione tra Repubblica-Espresso e Stampa-SecoloXIX, che superando il 20% sono appunto sotto la lente dell'Antitrust, dove lavora Ainis, commentatore di Repubblica e dell'Espresso...
Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
venerdì 3 giugno 2016
giovedì 2 giugno 2016
Però...
Sempre senza la volontà di guastare i festeggiamenti sottolineo un dato:
10 miliardi di euro per pagare 90mila ufficiali e sottufficiali e 82mila soldati di truppa (una sproporzione unica al mondo). Per non parlare della famigerata pensione ausiliaria (regalìa residuata della guerra fredda, ridotta ma non abolita) che continua a costare oltre 400 milioni all’anno o dei 200 preti-generali e preti- colonnelli che pesano ancora per 20 milioni l’anno tra stipendi e pensioni.
Cioè fatemi capire: 90.000 ufficiali e sottufficiali e 82.000 soldati di truppa?
Quindi 8.000 graduati non hanno sottoposti?
O i sottoposti si fanno comandare la mattina da alcuni e il pomeriggio da altri?
Sembrerebbe un "faccimm ammuina!"
Sembrerebbe...
Ci mancherebbe!
Non è per rovinare la festa. Però leggendo questo articolo del Fatto Quotidiano...
Anche quest’anno la parata del 2 giugno è stata accompagnata da critiche e polemiche: al di là della sua coerenza con lo spirito repubblicano, ogni anno ci costa almeno due milioni di euro. Un’inezia, se si pensa che ogni giorno la nostra Repubblica spende quasi 50 milioni di euro in spese militari (48 nel 2016 per la precisione) di cui quasi 13 per l’acquisto di nuovi armamenti. Spese che continuano a crescere, immuni da tagli, nonostante la Difesa continui a sostenere il contrario.
Le cifre del nuovo Documento programmatico pluriennale della Difesa (2016-2018), di cui ilFattoquotidiano.it ha ottenuto una copia in anteprima, parlano chiaro: 13,36 miliardi di spese nel 2016 (carabinieri esclusi), l’1,3 per cento in più rispetto all’anno scorso. Cifra che sale a 17,7 miliardi (contro i 17,5 del 2015) se si considerano i finanziamenti del ministero dell’Economia e delle Finanze alle missioni militari (1,27 miliardi, contro gli 1,25 miliardi dell’anno precedente) e quelli del ministero per lo Sviluppo Economico ai programmi di riarmo (2,54 miliardi, nel 2015 erano 2,50).
Finanziamenti, quelli del Mise, che anche quest’anno garantiscono alla Difesa una continuità di budget per l’acquisto di nuovi armamenti per un totale di 4,6 miliardi di euro (contro i 4,7 del 2015). Le spese maggiori per quest’anno riguardano i cacciabombardieri Eurofighter (677 milioni), gli F-35 (630 milioni), la nuova portaerei Trieste e le nuove fregate Ppa (472 milioni), le fregate Fremm (389 milioni), gli elicotteri Nh-90 (289 milioni), il programma di digitalizzazione dell’Esercito Forza Nec (203 milioni), i nuovi carri Freccia (170 milioni), i nuovi elicotteri Ch-47f (155 milioni), i caccia M-346 (125 milioni), i sommergibili U-212 (113 milioni) e via di seguito con il nuovo armamentario.
E’ così sicura del suo budget, la Difesa, da spingersi addirittura a prospettare già per quest’anno spese per nuovi programmi, ancora nemmeno discussi e approvati dal Parlamento, come i nuovi blindati Centauro 2, gli elicotteri da attacco successori dei Mangusta, il drone europeo Male2025 o il “programma urgente” (Mission Need Urgent Requirement) per la protezione degli avamposti di combattimento in prima linea (Forward Operating Base) “nei teatri operativi”. Forse l’Afghanistan, dove non si dovrebbe più combattere. Forse Mosul in Iraq, dove il nostro esercito sarà presto in prima linea?
L’altro dato notevole che emerge dal nuovo Dpp è che la spesa per il personale, invece di diminuire come previsto dalla riforma Di Paola, nel 2016 aumenta del 2,7 per cento rispetto all’anno scorso: 10 miliardi di euro per pagare 90mila ufficiali e sottufficiali e 82mila soldati di truppa (una sproporzione unica al mondo). Per non parlare della famigerata pensione ausiliaria (regalìa residuata della guerra fredda, ridotta ma non abolita) che continua a costare oltre 400 milioni all’anno o dei 200 preti-generali e preti- colonnelli che pesano ancora per 20 milioni l’anno tra stipendi e pensioni.
Un’ultima curiosità: il sorprendente aumento (mai visto prima) del 21,6 per cento delle spese per “funzioni esterne” della Difesa (118 milioni contro i 97 del 2015), comprendenti il rifornimento idrico delle isole minori, l’attività a supporto dell’aviazione civile, il soccorso aereo di malati gravi e i voli militari di Stato, compreso – questa è la ragione dell’aumento – il nuovo lussuoso Air Force Renzi, il cui costo di leasing, secretato dal premier, è stimato in almeno 15 milioni di euro l’anno.
Riduzione
Eccolo! Tanti anni fa prese in braccio Enrico, l'emblema di una sinistra che fu; negli anni che seguirono s'erse (non Cosmi che speriamo perda in finale) a baluardo intellettuale per un ideale di giustizia, di uguaglianza, in Bignami: di Sinistra, riuscendo addirittura ad agguantare la sfuggevole Arte, con tanto di Oscar e popolarità globale al seguito.
Purtroppo però le sirene del rimaner a galla, lo avvilupparono al punto che si mise a catechizzare amore e scenari paradisiaci, dall'alto del suo gonfio conto in banca. Ed ora eccolo qui: in mezzo al guado, ossequiando il potere di turno, come il miglior democristiano di allora, purtroppo ritornato tra noi, sotto le sembianze del renzismo, nuovo datore di lavoro dell'artista che fu.
Metodica
La signora esce tutte le mattine, alla stessa ora. Veste bene, perfetti i capelli, età sulla cinquantina. Dovrebbe essere in carriera per come, dinoccolando, si avvia verso l'auto, un suv. La signora predilige il colore nero nel suo abbigliamento: gonna sopra il ginocchio, tacco 12' , soprabito sempre in tinta. La osservo quasi ogni mattina mentre sono al bar per il rito celtico Gazza-caffè-paglia.
È metodica, compie le stesse azioni, ha sul viso quell'espressione cazzuta di chi non perdona la ben che minima distrazione ai propri sottoposti.
La immagino ergersi a criticare disordine, ritardi, inesattezze, ingiustizie, per lei. Immagino sbotti ogniqualvolta un vigile le stacchi una multa, provocando in lei invocazioni agli dei dello stress: Pantaffio il signore del cuore in gola, Rivolo il protettore degli emozionati perlati in fronte, Triglia (cit.) colei che accudisce coloro che spugnano dalle mani recando smorfie pregne di disgusto negli astanti malcapitati che, salutando, annichiliscono per il calore bagnante dall'eccessiva traspirazione palmare e soprattutto ella, la dea Zak colei che riesce ad accorciare i tempi di tutti i seguaci che fan della vita una presentazione di slide, riuscendo a non addolorarli nei meandri malefici ed infernali del male, conosciuto anche come festa, trovando loro sempre qualcosa da fare di produttivo, foss'anche un fax ad una centrale idroelettrica ecuadoriana per un controllo a spot sulla portata delle acque. Tutte le mattine la signora, uscendo dal portone, infila nel cestino attaccato al palo segnaletico, il proprio sacchetto con la regale spazzatura, infischiandosene delle regole e della raccolta differenziata, perdita colossale di tempo per una del suo status, devota alla dea StabiloBoss, evidenziante i privilegi delle persone in carriera, come la nostra.
mercoledì 1 giugno 2016
In effetti
Pare che vedendo questa foto, Manzoni abbia testé dichiarato: "se l'avessi saputo al tempo, avrei fatto il macellaio, tra l'altro un'occasione per conoscere anche Carne...ade!"
Confronto
Ho seguito il confronto elettorale su Sky per la poltrona di sindaco di Roma.
Che reazione ho avuto?
Di sentirmi, assieme a tanti, un infausto coglione.
Da tempo immemore.
Sentirli, queste marionette, promettere interventi drastici sugli eterni problemi della Città Eterna, mi ha infuso questa certezza: lor signori lo sanno di parlare a dei coglioni.
Come se i problemi fossero usciti dalle catacombe o durante gli scavi della metro! Come se non fossero stati loro, nel senso di casta, di persone ondivaghe impegnate dai primordi della loro carriera a prendere per il culo gli altri, che siamo noi, di ribattere su promesse fatte precedentemente e mai realizzate, con nuove e maggiori fandonie purtroppo sempre accalappianti i babbei in pectore, ossia il popolo lavoratore ed impegnato a sbarcare il lunario.
Lor signori sanno che galleggia un'ignoranza frutto di una combinazione, una macchinazione perfetta, consistente in un mix di programmi demenziali sparati via etere per addormentare coscienze e la lotta quotidiana per non soccombere economicamente, una miscela che trascina cuori e menti lontani sia dai problemi che dal ricordo delle nefandezze compiute anni addietro da quella invereconda società a delinquere che a volte, con generosità, chiamiamo politica.
Eh ma non tutti sono così diranno gli speranzosi.
Certo. Non tutti son così.
Tanti però lo sono. E sono disposti a ripartire, sapendo che abbiamo dimenticato, sono pronti a ripromettere benessere, calo di tasse, pulizia, ordine, affinché votiamo la loro lista.
Prendete questi di ieri sera: nessuno che abbia chiesto scusa del fatto che la Capitale d'Italia è in mano alla malavita organizzata.
Nessuno che abbia ammesso che quel debito, 13 miliardi, costruito negli anni, difficilmente si potrà estinguere. Nessuno che si sia scusato del fatto che ogni anno, i non romani, mettono mano al portafogli per evitare la disfatta, la caduta rovinosa, il default di Roma, attraverso una specifica legge che permette ai lestofanti del Campidoglio, di continuare nella razzia.
Nessuno che, ammettendo in sincerità lo sforzo sovrumano, abbia dichiarato che il sindaco della Capitale dovrà prima di tutto pensare a non prenderle, ossia dichiarare bancarotta.
Tutti a sparare promesse, investimenti, miglioramenti.
E noi, anzi parlo per me, ed io come un babbeo circense, li sono stati anche ad ascoltare.
P.S. Come avrete notato non ho levato dal mazzo la candidata Raggi dei 5stelle. Non perché anche il movimento sia della stessa pasta, tutt'altro.
Solo che reputando la sfida troppo alta, drammaticamente difficile, per una ragazza così inesperta, fuori da sempre dalle lotte tra i gladiatori del male, credo non sia riuscita ad emergere bene e nettamente durante la campagna elettorale.
Avrei preferito un quasi esperto, alla Di Battista.
E comunque se fossi romano, voterei Raggi.
Tiè!
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