domenica 25 maggio 2014

Che coraggio!


Come se Orietta Berti si fotografasse davanti alla casa di Elvis!
Come se Briatore si facesse un selfie al Mausoleo di Lenin.

Ha avuto anche questo coraggio! Ieri pomeriggio era a passeggiare a Milano con il Calippo-Fidanzata e, tra strette di mano e facce samaritane, ha trovato il tempo di deturpare il quadro "il Quarto Stato" di Pellizza che sta a lui come il lavoro di minatore nella "Tau Tona Mine" sudafricana, ad un claustrofobico.


Per fortuna, grazie ai potenti mezzi a disposizione, sono riuscito a carpire dei dialoghi al momento dello scatto calippiano...


La Frase


Le diatribe propagandistiche insulse ed abbiette di questa campagna elettorale, con tutto il contorno di ripicche, di strategie infauste, di candidati svuotati di idee e contenuti, la ricerca di visibilità e consensi di squallidi personaggi oltremodo coinvolti in affari loschi, le promesse di chimere irrealizzabili, i discorsi vacui sul nulla per mascherare un'avida ricerca di potere, tutte queste frattaglie perdono valore, lucentezza, importanza, memoria davanti alla Frase pronunciata ieri ad Amman da Papa Francesco:

"Io mi domando che vende le armi a questa gente per fare la guerra?"   

Parole che conducono i sani di mente e d'onestà verso il cuore del problema da cui scaturiscono intrecci impensabili tra potere politico, economico ed imprenditoriale, un connubio mortale, una morsa velenosa alla libertà, alla democrazia, al vivere civile di un'umanità molto spesso violentata, attraverso progettuali pratiche diaboliche generanti disparità economiche, sociali e di opportunità che innescano un primordiale desiderio di rivalsa e, consequenzialmente, mercimoni in nome del lucro, del potere di queste multinazionali belliche, per di più statali, vero cuore pulsante di questo mondo sempre più in guerra con se stesso. 

sabato 24 maggio 2014

Solite problematiche al cambio


Ogni volta che affronto il cambio del vestiario stagionale assisto ad una scena abbastanza comica nel mio armadio: i pantaloni invernali ad esempio che sono stati al piano basso in attesa spasmodica di essere indossati, perché diciamocelo ad un pantalone normalmente piace sì stare appeso in piega a chiacchierare "equestramente" con i ..cavalli dei colleghi anch'essi attaccati all'ometto, ma ogni tanto non disdegnano di fare una .. sgambata che per via di problematiche tipiche anche del Far West, ovvero per questioni mie di...taglia...  alcuni devono costantemente rinunciarvi. 
E quando li prendo per portarli al piano di sopra, per l'ulteriore pausa estiva mi guardano con commiserazione scrutando il mio giro vita tipico di un tenore stonato. Alcuni, in tessuto pregiato, con aria di supponenza e scrollando gli orli non mi degnano neanche di uno sguardo e mentre li sposto, cantano canzoni lamentative tipiche dei raccoglitori di cotone del sud America maledicendo di essere capitati in casa sbagliata. 
E i pantaloni estivi? Escono dal letargo con occhi sgranati modello Carfagna speranzosi, come l'astemio in ricerca di bevande dissetanti a Barolo, di trovarmi smagrito come promesso per poter uscire e sfoggiarsi un po' dinanzi agli altri. 
La sera post cambio è tutto un lamento! Piangono gli estivi strappandosi i bottoni dalla rabbia, frignano gli invernali con i cavalli oramai atrofizzati tutto il ... sarto giorno! 

Smettono solo quando entro in camera con sguardo assassino alla Jack Torrence dentro l'Overlook Hotel sforbiciando un paio di attrezzi da sarto ed un sacchetto giallo della Caritas...

Dialoghi


Ove sono?


C'è qualcosa che manca nel mercimonio italico, prettamente romano! 
Che cosa? 
Come se entrando in una stanza al buio ci fosse stato per anni qualcuno che di nascosto ci avesse appioppato scappellotti in cervice e frontini fastidiosissimi e che poi tutto d'un tratto, scomparendo, ci lasciasse a godere come giaguari della sua assenza.

Pensateci un attimo... sono spariti nel nulla, fagocitati da un anonimato prossimo a divenir loro compagno di vita, personaggi oltremodo squallidi nel loro servilismo, nella loro ignobile arte di dar sempre ragione al signorotto lor padrone, peraltro condannato e bilioso per la propria e prossima discesa nella discarica che lo seppellirà. 

Ci siete arrivati? 

Da quanto tempo ad esempio non "gustate", come un film horror, dell'intervista monologo, attorniato da decine di giornalisti con braccia allungate in stile "Olivia di Braccio di Ferro" e protese verso il basso, della Brunetta del Ribaldo Arcoriano? 
O della "ChèchèSantanchè", vero cognome Garnero, compagna del Direttore Avis di Arcore, nonché vampiro di casa reale, Sallusti che è anche direttore della rivista comica "Il Giornale"? 
O di colui che sta all'intelletto come la Minetti al Convento delle Carmelitane Scalze di Arezzo, ovvero "Gasp!Gasp!Arri"?
O il coccodrillo con fauci terrorizzanti Ravetto spargente feci in largo e lungo contro chi s'opponeva alle Palle Universali sparate dall'entourage del Pregiudicato?
E la Bernini con gli occhi spalancati come chi si trovi su una spalla l'attrezzo di Rocco in posizione lavorativa? 
E la Biancofiore uguale al Tareq Aziz che tranquillizzava i giornalisti sulla vittoria del conflitto iracheno con alle spalle i bombardamenti finali degli alleati? 

Spariti! 
Dissolti!

Per ordine di scuderia hanno dovuto evitare i microfoni come Previti la caserma dei Carabinieri. 
Fantasmi violentati da un diktat che ha levato loro l'aria della notorietà, il mostrar agli altri il loro nozionismo catechizzato da decenni di sconvolgimenti della realtà, inculcati dalle frequentazioni arcoriane; per loro è stato come vietar alle cinciallegre i rami degli alberi, il ghiaccio all'orso bianco, la pozione ad un ciclista amatore, le corde in nylon della racchetta ad un tennista, la buca ad un golfista ed i flash a Belen!

Sono stati messi in naftalina dal nuovo Cerchio Magico di bossiana memoria, retto dal Calippo Fidanzata e coadiuvato dalla badante Rossi che, pagata da noi essendo parlamentare, sorveglia il Vecchietto Perverso dispensandogli medicamenti e consigli al fine di tenerlo lontano dalla sua inestinguibile sete di gnocca e risultando ella a noi normodotati, simpatica come scoprire di aver appena frullato la schedina vincente dentro ad un vitaminico frappè di prugne e mele cotte, innescanti una bomba diarroica che imporrà al malcapitato di ricercare i frammenti spezzettati per una improbabile opera restauratrice. 

Li penso a ruminar come mucche elvetiche in un silenzio a cui non vogliono abituarsi, a progettar vendette e ritorni, a ricercar lo spazio di un tempo per fortuna andato, come il sub appena immerso l'aria dopo aver scoperto di aver inavvertitamente posizionato sulle spalle la bombola del pipigas invece dell'ossigeno.

Storditi a contatto con l'anonimato, forse lacrimosi come l'anziano dentro a Villa Serena in attesa dell'ennesima cena ad ora di merenda, lasciano un silenzio che conferma a noi, poveri forzati dell'ascolto delle loro cazzate, quanto il detto proverbiale sia sempre vero: è oro, oro non vederli e soprattutto non udirne più le baggianate!
Adelante!  

Attimi di Libertà


Al di là che si voti Tizio, Caio o Sempronio, ma mai il Ribaldo Bitumato, quella di domani sarà anche occasione per riassaporare  "un qualcosa", oramai vago ricordo italico, che accosterei al percorrere la Route 66 a bordo di una Chevrolet d'epoca, fumando un sigaro cubano sulle note di "I'm on fire" del Boss a tutto volume, ossia la rappresentazione maxima che ho della Libertà! 
Domani infatti, recandomi al seggio per votare, cercherò di vivere al rallentatore l'attimo del segreto in cabina, rischiando anche di far preoccupare gli scrutatori per un mio probabile mancamento. 
Chiuderò gli occhi cercando di immagazzinare i fotogrammi al massimo della nitidezza, quasi come entrare per sbaglio nel camerino di Sofia Vergara mentre si sta oliando i parabordi. 

Sarà un attimo fatale, oramai uno dei pochi rimasti: l'incontro con il colore profumato della Libertà ovvero la messa in moto della matita elettorale per sfornare le oramai eteree, diafane...Preferenze. Sigh!