Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
venerdì 30 marzo 2012
giovedì 29 marzo 2012
mercoledì 28 marzo 2012
martedì 27 marzo 2012
lunedì 26 marzo 2012
Quegli occhi !
Sono ritornato nel nuovo megasuperipercoop ed ho notato
una ragazza molto giovane, diciamo massimo diciotto anni, incaricata di pulire
i tavoli dopo che i clienti avevano terminato di pranzare.
Ebbene quello sguardo, quegli occhi mi hanno trasmesso una grossa
inquietudine.
La ragazza indossava una specie di divisa gialla e blu, per differenziarla
da tante sue colleghe. Lei infatti è sicuramente la Cenerentola della
compagnia, la più umile, la più stressata.
Quegli occhi!
Un mix di malinconia, incazzatura, impotenza, rassegnazione.
Tutto il giorno, freneticamente a sparecchiare, a pulire, ad assordarsi
interiormente per non ascoltare le voci di chi è lì per comprare e divertirsi.
Sono certo che guarderà l’orologio centinaia di volte al dì, in attesa che
scatti la liberazione.
“Ma la cosa più importante è che abbia un lavoro!” – “Con i
tempi che corrono, scherzi? Fortunata lei!” – “Pensa a quanti sognerebbero quel
posto!”
Queste potrebbero essere le risposte ai miei dubbi in merito
a quello sguardo.
Ma i dubbi restano come le domande che mi pongo:
In campo lavorativo, dov’è il confine tra occupazione e
schiavitù ?
Chi tutela i giovani che svolgono attività di bassa lega, con l’obiettivo di farli crescere nel sociale?
Come si può definire lavoro, una mansione che ti obbliga a correre tutto il giorno, pulendo tavoli, spazzando per terra, senza nessun ritorno gratificante che agevoli il tuo crescere individuale?
Ho ascoltato mezze frasi al bar tra persone assunte nel mega centro commerciale che erano in pausa lavoro, e da quello che ho udito, sembra di capire che il clima sia di vera e propria vessazione: turni massacranti, disciplina in stile militar dittatoriale, terrore di
commettere qualche cavolata che determinerebbe l’allontanamento immediato dalla
struttura.
Questa è la sensazione generatami dall’incontro con quello
sguardo in via di appassimento, di rassegnazione in un mondo che travalica completamente
ogni discorso umano e sociale, tutto proteso alla crescita ed all’arricchimento
di pochi, ed in questo caso, esentasse.
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