martedì 29 settembre 2026

L'Amaca

 

Primi al mondo

nelle balle 


DI MICHELE SERRA


Si raccontano balle per varie ragioni. Per esempio, perché si ha interesse

a nascondere le proprie responsabilità. Perché si ha bisogno di vantare

meriti che non si hanno. Perché si vuole colpire qualcuno diffamandolo.

Perché solo attraverso la truffa si può sperare di prevalere. Eccetera.

Ciascuna di queste ragioni evidenzia che il ballista, 99 volte su cento, è

un soggetto debole. Bara perché non potrebbe mai vincere giocando

pulito. Se avesse dalla sua la forza della ragione, o l'evidenza delle sue

qualità reali, non avrebbe nessuna necessità di raccontare balle. Questo

fa pensare che il primato della Russia nelle fake news, ormai certificato

da decine di studi, rapporti, dossier, dipenda dalla impossibilità della

propaganda russa di far valere (in economia, in politica estera, in politica

interna) qualche aspetto esemplare. Qualche risultato ammirevole.

Levato il nazionalismo bellicoso, fondato sul mito della Grande Russia e

non esportabile se non in punta di cannone, quali meriti riconoscibili

può vantare Putin dopo trent'anni di potere assoluto? Le disuguaglianze

sociali fanno impallidire quelle del peggiore dei paesi occidentali,

l'economia è gracile (tranne l'industria bellica) nonostante le grandi

ricchezze naturali, la libertà d'espressione è vicina allo zero: cos'altro

potrebbe esportare, l'oligarchia al potere a Mosca, se non le balle?

È vero, avvelenare i pozzi, nell'epoca della comunicazione digitale di

massa, non è difficile. Bastano un po' di hacker di regime e il gioco è

fatto. Il danno è inferto. I pozzi possono anche essere bonificati, esiste il

debunking, che è un po' la contraerea della guerra digitale, ma

rimangono, come i buchi delle bombe sulle facciate delle case, i danni da

disinformazione. Ma essere al primo posto nel mondo solo nella

categoria "balle", a lungo andare, non rischia di mortificare il morale

delle truppe?


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