Una voce poco fa
“Il voto ai referendum non comporta favori, non coinvolge rapporti clientelari, non mette in gioco e non mobilita candidati e interessi privati o di un gruppo o di parte. È un voto assolutamente libero da condizionamenti… Nelle elezioni politiche e amministrative il quadro cambia, anche a distanza di poche settimane”. Sembrano parole dette oggi per spiegare la bocciatura della schiforma Nordio-Meloni. Invece sono di 35 anni fa: 28 luglio 1981. Le pronunciò Enrico Berlinguer nell’intervista a Eugenio Scalfari sulla “questione morale”. Parlava del referendum abrogativo della legge sull’aborto, promosso dal Movimento per la vita e vinto dal No col 68% (affluenza del 79), insieme alla solita raffica di referendum radicali, tutti bocciati: “Sia nel ’74 per il divorzio, sia ancor più nell’‘81 per l’aborto gli italiani hanno fornito l’immagine di un paese liberissimo e moderno, hanno dato un voto di progresso. Al nord come al sud, nelle città come nelle campagne, nei quartieri borghesi come in quelli operai proletari… Per l’aborto quasi il 70% ha votato No. Ma, poche settimane dopo, il 42% ha votato Dc… (I partiti) sono macchine di potere e si muovono soltanto quando è in gioco il potere: seggi in comune, seggi in parlamento, governo centrale e governi locali, ministeri, sottosegretariati, assessorati, banche, enti. Se no, non si muovono. Quand’anche lo volessero, così come i partiti sono diventati, non ne avrebbero più la capacità”.
Quella lezione dall’oltretomba è più che mai valida oggi per partiti diversissimi da quelli di allora. Ma dovrebbe riguardare anche gli elettori, abituati a considerarsi infallibili perché nelle democrazie sono come i clienti degli hotel, dei ristoranti e dei negozi: “Hanno sempre ragione”. Sia che vadano a votare, sia che si astengano. Ma non sono infallibili. Il loro errore più frequente è di sottovalutarsi: sia quando votano partiti e candidati impresentabili per ricambiare un favore o per riceverne uno in futuro, pensando che “in fondo non cambia nulla”; sia quando restano a casa, pensando che “in fondo sono tutti uguali”. Negli anni 90 e nei primi 2000 i partiti di centrosinistra facevano di tutto per confermare quei luoghi comuni: in Parlamento inciuci e bicamerali per le schiforme “condivise”; in piazza la vera opposizione dei girotondi, dei pacifisti e degli altri movimenti fino a Grillo. E l’unica alternativa al regime era un berlusconismo light. Ora però un’opposizione che si oppone c’è. E chi vendeva il suo voto o proprio non lo usava non può più dire “sono tutti uguali”: il 22 e 23 marzo ha provato l’ebbrezza di farne buon uso in assoluta libertà e di veder cambiare subito molte cose. Se lo rifarà alle elezioni politiche dipenderà dai partiti, ma anche da lui.
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