venerdì 20 marzo 2026

Resistere!

 

Nordio ci salva da stupratori seriali e dalle marocchinate 


di Daniela Ranieri 

Con il Sì avremo “un’Italia più sicura”; invece se vince il No “avremo immigrati illegali, spacciatori, stupratori e pedofili rimessi in libertà e che mettono a repentaglio la vostra sicurezza”. Lo giura la presidente del Consiglio, e se la riforma porta la sua firma insieme a quella dell’ineffabile Nordio si deve supporre che ne sia la massima esperta. Immaginate: il giorno dopo la temibile vittoria del No, torme di pedofili e stupratori andranno (presumibilmente nudi) in giro per le nostre città a festeggiare la vittoria; ci saranno saccheggi, uccisioni, violenze e stupri come a Cassino nel maggio 1944, durante le terribili 50 ore delle “marocchinate” ai danni delle donne ciociare, solo che questa volta avverranno in tutta la nazione. Sarebbe niente: vedremo “figli che vengono strappati alle madri perché i giudici non condividono il loro stile di vita”, magari per darli in pasto ai pedofili di cui sopra; sentiremo pianto e stridor di denti. A meno che, si intende, questi genitori non vivano a Caivano, la cittadina campana in cui avvenivano abusi ai danni di minori non scolarizzati, da cui il decreto omonimo del 2023, ideato e sbandierato dalla Meloni nella trance agonistica della tolleranza zero, con cui si stabilisce che non mandare i figli a scuola può costare il carcere (ricordate? Lollobrigida fece fermare a Ciampino un Frecciarossa diretto a Caivano perché portava ritardo, per poi proseguire con l’autoblu a sirene spiegate: il ministro dell’Agricoltura doveva andare a sgominare il crimine inaugurando un giardinetto). Oppure, meglio mi sento, purché non si tratti di famiglie che vivono nei campi rom, quelle che il suo alleato di governo Salvini voleva spianare con la ruspa e lei semplicemente esiliare (ricordiamo il forbito brocardo che Giorgia produsse all’uopo, quando non doveva ancora stare simpatica alla Von der Leyen e alle élitemulticulturaliste dell’Ue: “Se sei nomade devi nomadare”). Beninteso: questo effetto del votare No – liberare criminali efferati per le strade, strappare i bambini alle donne, madri, cristiane – è quel che vuole la Casta dei giudici e degli intellettuali di sinistra, mentre il popolo, stanco delle lungaggini e dell’astruseria della legge, vuole la mano forte del governo.

Lo scenario evocato è obiettivamente suggestivo, anche se la cosiddetta riforma non c’entra niente con la legge che regola la detenzione per reati comuni. Meloni lo sa bene, specie da quando si sono espressi per il Sì il figlio del capo della P2 Licio Gelli (che rivendica il copyright), Marina Berlusconi, Previti (corruttore di giudici per conto del babbo di Marina) e tutti gli inquisiti, i condannati e gli imputati che (perciò) fanno parte della sua maggioranza. Nessuna dissonanza cognitiva nemmeno per il fatto che negli ultimi 30 anni sono stati loro, i miracolati di ogni risma, a chiedere indulti e amnistie e a depenalizzare i reati per salvare i malfattori purché appartenenti alla casta.

È la carta della disperazione: Renzi e Boschi, per dire, andavano in Tv a giurare che col Sì al loro referendum i malati di cancro e diabete sarebbero stati finalmente curati in tutte le Regioni (come no: abolire il Cnel e riempire il Senato di sindaci e consiglieri non eletti dotati di immunità rendeva ipso facto le liste d’attesa più corte); Meloni fa un mischione tra la decisione dei giudici di riportare in Italia, a rigor di legge, i migranti esternalizzati in Albania e la riforma Nordio che finalmente “toglierebbe di mezzo la magistratura” (cit. Bartolozzi), mentre qualche suo gregario arruola alla causa persino i Padri costituenti (ma certo: i partigiani sono saliti sulle montagne con lo Sten per fare la separazione delle carriere). Tenete conto che invece è l’esatto contrario: questa riforma è fatta da quelli della casta per la casta e contro il popolo, e serve precisamente a parare il culo agli amici loro.

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