Il mio No anche contro le élite tecnocratiche
Non è una mia materia. Mi ero ripromessa di non riferirmi al referendum sulla giustizia così come raramente parlo di politica interna se non per i suoi riflessi su quella internazionale. Eppure esistono i nessi tra le guerre, la militarizzazione dell’Europa, la fine delle libertà costituzionali, il tramonto dell’illuminismo kantiano, la società della sorveglianza e questo referendum. Illustrerò brevemente tre ragioni essenziali per le quali voterei No.
Innanzitutto non si possono cambiare sette articoli della Costituzione con una proposta di riforma votata a maggioranza parlamentare. La procedura svela l’intento autoritario governativo. In secondo luogo, il rango costituzionale dei pubblici ministeri e l’unità della carriera dei magistrati è un cardine dell’indipendenza del potere giudiziario, dello Stato di diritto. Sono figlia di magistrato, Aldo Basile, pm e giudice di Cassazione. Come la sottoscritta, poco incline ai compromessi sociali, non ha mai accettato pressioni politiche. Rappresentava la pubblica accusa, ma ha chiesto molte volte l’assoluzione dell’imputato. Il rango costituzionale del pm e la sua non equiparazione alla difesa, è una garanzia per l’imputato. Il pm ha come dovere la ricerca della verità giudiziaria. L’avvocato, invece è un privato che, se convinto della colpevolezza del suo cliente, è chiamato legittimamente a difenderlo. Vorrei che i diplomatici fossero commis d’Etat, in grado di applicare i principi costituzionali sui quali hanno giurato, figuriamoci se potrei mai tollerare un pm impiegato ministeriale! Infine, l’opinione pubblica ha accumulato una certa dose di acrimonia (purtroppo alimentata dalla premier), a causa delle pressioni politiche a cui i magistrati sono sottoposti, alla corruzione di alcuni, alla mancata imparzialità. Non è razionale correggere un problema esistente, la sottomissione di alcuni magistrati agli interessi politici, con una riforma che rende legittimo il comportamento compromissorio con la politica. Creare una categoria di pm sottoposti all’arbitrio del potere esecutivo sarebbe come criticare i preti pedofili e poi voler salvare la chiesa legittimandoli con nuove normative.
Tante altre sono le ragioni del No, che magistrati ed esperti di diritto hanno elencato entrando nei dettagli della materia. Le motivazioni principali, tuttavia, per il grande rifiuto che la società civile deve esprimere, sono condensate nei tre elementi sopracitati. Dovremmo opporci a un progetto autoritario consono alla trasformazione delle democrazie occidentali in oligarchie repressive. Contrastiamo l’attacco alla nostra Costituzione svolto con questa riforma della giustizia, con la violazione dell’articolo 11 che rifiuta la guerra come mezzo di risoluzione delle controverse, con la distruzione dei diritti individuali di libertà di espressione e di stampa. Questa Europa, consona agli ideali fascisti di soppressione della cultura indipendente ed eterodiretta da un Paese sotto ricatto di una leadershipneonazista, sanziona senza processo un politologo svizzero indipendente come Jacques Baud, colpisce la Biennale di Venezia del presidente Buttafuoco, cancella convegni, concerti, mostre dedicati alla russofobia o ad artisti russi, impedisce di parlare con i diplomatici russi e iraniani, è complice del genocidio di Gaza e dell’attacco illegale israelo-americano all’Iran, al Libano, dei crimini di guerra, dei bombardamenti che radono al suolo città e villaggi, trucidano 1500 civili.
Kant definiva l’illuminismo come la capacità universale umana di fare uso indipendente dell’intelletto. Mi rivolgerei ai sostenitori del Sì, ai difensori di questa Europa che ha tradito gli ideali europei di pace e prosperità, i diritti individuali e sociali iscritti nei trattati, ai cantori della favola manichea del liberal order, dell’Occidente, espressione della civiltà migliore, che esporta la democrazia in Russia, in Iran, combatte il terrorismo a Gaza e in Libano. Mi appellerei a tutti i cittadini che vogliono evitare il conflitto nucleare, agli inconsapevoli strumenti del fascismo del XXI secolo, che demonizzano il nemico considerando la sua eliminazione l’unica opzione, si abituano alla barbarie contemporanea che gioisce per la morte dei nemici, dei membri delle leadership di Paesi sovrani, o dei popoli appartenenti all’“Asse del male”. Mi riferirei a chi tenta di approvare un disegno di legge che equipara l’antisemitismo all’antisionismo, non stanco ancora dell’impunità dello Stato ebraico. Ecco, mi rivolgerei ai cittadini di buona volontà per chiedere l’utilizzo dell’intelletto critico, una delle più nobili prerogative umane. L’involuzione autoritaria, facilitata dal Sì a questo referendum avvantaggia l’élite tecnocratica con la quale i nostri figli precari, privati di aggregati sociali, che rischiano di essere vittime delle guerre, non hanno nulla da spartire.
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