Perché fa bene salutare le mucche
di Michele Serra
Ho un solo appunto da fare a Carlo Calenda dopo avere letto la fluviale intervista concessa a Claudio Sabelli Fioretti (che sta meritatamente circolando ovunque). Calenda rimprovera a Salvini, insieme a tante altre cose effettivamente biasimevoli, di essere «uno che saluta le mucche». Non so se e quando il Salvini lo abbia fatto, né con quali intenzioni, ma salutare una mucca sarebbe, nel repertorio salviniano, il solo gesto condivisibile. E non viziato (le mucche non votano) da secondi fini.
Più il tempo passa, più l'innocenza degli animali — che uccidono solo per sfamarsi o per difendersi, mai per altro scopo — me li rende prossimi. Non sono un militante animalista e neanche vegano, e nemmeno mi illudo di leggere, negli occhi e nei moti emotivi delle bestie, qualcosa di "umano", come nella melensa traduzione sentimentale del mondo animale che va per la maggiore nei social e sui media, in un profluvio di cagnolini eroici e gattini innamorati.
Al contrario, è proprio la loro non umanità ad affascinarmi: gli animali sono gli alieni, ovvero la conferma che infinite forme di vita sono possibili, alla faccia della nostra ridicola ossessione di unicità. La vita è molto più grande di noi. Per vedere gli alieni, per i famosi incontri ravvicinati, non serve solcare le galassie, basta aprire gli occhi sul nostro pianeta così com'è. E dunque anche io saluto le mucche (in particolare incontro spesso una vivace vitella di nome Lola) nella vana speranza che un giorno anche loro salutino me.
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