martedì 17 marzo 2026

Fuori tutti!

 

Quel mistero dei reazionari che arrivano da Pci-Pds-ds 


di Isaia Sales 

Mi chiedo spesso: come è stato possibile che da un partito come il Pci si siano prodotti alcuni dei più autentici conservatori della politica italiana? E che, pur esprimendo un pensiero così contrario agli interessi del mondo da cui provengono, hanno continuato e continuano a rappresentarlo ai massimi livelli e ad assumere ruoli importanti in assemblee elettive, in società ed enti pubblici? Un mistero, questo, che viene confermato dal sostegno al sì nel prossimo referendum sulla giustizia di diversi parlamentari e dirigenti del Pd di provenienza comunista e che non ha trovato ancora, almeno per me, una spiegazione accettabile. Sostegno che viene mantenuto anche quando il referendum si presenta come uno scontro duro con uno dei governi più reazionari della nostra storia recente. Si dirà: si nasce incendiari e si finisce pompieri, a volte anche reazionari.

Succede, certo, ma come si fa a manifestare un pensiero e una politica di conservazione e continuare a rappresentare i progressisti? In verità, la cosiddetta “sinistra per il sì” si è distinta anche su altri fronti dalle posizioni del Pd: in politica estera, in quella economica, sul fronte dei diritti dei lavoratori precari, mostrando una specie di orrore per il conflitto sociale, una predisposizione a “governare a prescindere” e ad ampie convergenze con la destra. Chi siede nelle istituzioni grazie ai voti di elettori di sinistra dovrebbe almeno tenere conto dei loro “sentimenti”. O no? Se ciò non avviene vuol dire che c’è un cortocircuito, una scissione tra gli ideali della stragrande parte dei militanti e gli interessi di alcuni dirigenti. Insomma, il Pci e poi il Pds e il Pd hanno scelto spesso persone non in sintonia con il mondo che dovevano rappresentare e ha continuato imperterrito a farlo anche quando si è visto che i conservatori, dovunque si manifestino, più che fare gli interessi degli ultimi, si mettono d’accordo con i primi della società e ne sposano i valori.

Insomma, si può fare in modo che le mele stiano con le mele e le pere con le pere? Che i conservatori vadano da una parte e i progressisti dall’altra? Se le opinioni sono in contrasto permanente con il mondo che si deve rappresentare, ciò è un serio problema politico non una questione di tolleranza di idee diverse.

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