venerdì 20 marzo 2026

L'Amaca

 


Una domanda rimasta nell'aria 

di Michele Serra

Nessuna legge o convenzione stabilisce quali media la presidente del Consiglio debba frequentare. E quali no. Niente di scandaloso, dunque, nella sua decisione di affidare a una chiacchierata con Fedez il momento più alto della sua campagna referendaria. Una interlocuzione amichevole è più rilassante di un contraddittorio.

Rimane la libertà, a ciò che resta dell'opinione pubblica, di avere un piccolo sussulto quando Meloni, a proposito dell'attacco di Israele e Stati Uniti all'Iran, indica come «unico scenario ragionevole tentare di chiudere un accordo per cui l'Iran accetta di utilizzare l'uranio solo a scopi civili e non militari». Beh, quella «soluzione ragionevole» già era in campo, grazie al lavoro dell'amministrazione Obama. Poi Trump l'ha cancellata. E la prima cosa che anche il meno distratto dei giornalisti avrebbe fatto notare a Meloni è esattamente questa: mi scusi, presidente, ma poiché l'accordo che lei auspica c'era già, secondo lei come mai Trump lo ha stracciato? Aveva già in mente di attaccare l'Iran?

Fedez non è un giornalista, è un ragazzo vivace, con qualche talento in campo artistico. Non si può pretendere che lui, o il suo compagno di microfono, siano in grado di far notare a Meloni ciò che anche il più scalcinato dei giornalisti, purché non affiliato alla causa, avrebbe fatto notare: e cioè che Obama aveva trattato con l'Iran precisamente con le intenzioni oggi espresse da Meloni, e con ottimi risultati; e Trump, quelle intenzioni, le ha poi calpestate.

Resta da dire che si capisce perché Meloni abbia deciso di parlare da Fedez, e non in sedi nelle quali qualche nozione di storia e di politica è ancora disponibile. Il rispetto della realtà è una fatica supplementare per chi fa già un lavoro faticoso come la presidente del Consiglio.

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