Se la democrazia produce mostri
di Michele Serra
Come mi capita sempre più spesso di scrivere, da ragazzo non ero filocinese ma rischio di diventarlo da vecchio. Sentite il commento del governo cinese sulla crisi di Hormuz: «La sicurezza dello Stretto di Hormuz non dipende dal numero di navi militari che lo pattugliano. Dipende dal fatto che le armi tacciano».
Mettete a confronto questa saggezza — se volete: questa comoda banalità, pronunciata da una rassicurante distanza strategica, e in virtù di una solida autonomia energetica — con il delirio sconnesso del miliardario arancione (rubo la definizione ad Alberto Crespi) e ditemi se non mette in crisi alcune radicate convinzioni, o convenzioni, che ci hanno accompagnato fino a qui. La Cina è senza dubbio un regime monopartitico, Usa e Israele senza dubbio due democrazie elettive. Alla domanda "dove preferiresti vivere?", pochi di noi avrebbero dubbi.
Eppure i due leader più prepotenti e aggressivi, e più nocivi per la pace mondiale, il miliardario arancione e Bibi Netanyahu, sono stati democraticamente eletti. Questo non porta a pensare con più favore ai regimi monocratici; ma sicuramente porta a pensare con meno favore a democrazie così degradate, così insipienti, così autolesioniste, da produrre leadership di così bassa caratura, e di così alta pericolosità.
Democrazie che producono ideologie totalitarie (America First, Israele First), baggianate teocratiche (Dio è con noi!) e guerre di aggressione: che democrazie sono?
Un amico cinico e con uso di mondo mi ha detto: gli americani per dominarti ti bombardano, i cinesi ti comperano, e io preferisco essere comprato che bombardato. Mi ha fatto ridere. Ma mi ha fatto anche riflettere.
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