mercoledì 14 gennaio 2026

Robecchi

 

E il Sudan? La destra sogna le piazze “on demand” (ma quelle degli altri)


Tra i pochi temi entusiasmanti dell’attuale dibattito (?) politico ce n’è uno abbastanza interessante dal punto di vista, diciamo così, della teoria della comunicazione. È una questione di metodo, ma anche una tecnica dialettica, ma anche una perenne provocazione: dire ai manifestanti per cosa dovrebbero manifestare. Di solito – anzi, sempre – è la destra che incita la sinistra a fare cose che alla destra piacerebbero, ma che la destra non fa. Non è solo un consiglio: è un’accusa precisa che cambia di volta in volta. Ecco! Non manifestate contro Maduro! Ecco, non scendete in piazza contro l’Iran! E il Sudan? Perché non dite niente sul Sudan?

Faccio notare che simili argomenti non li solleva la signora Pina al mercato rionale (non le verrebbe nemmeno in mente), ma fior di commentatori e direttori, e corsivisti e opinion maker e politici da talk show. I quali si guardano bene dall’organizzare una manifestazione per l’Iran, o per il Sudan, o contro Maduro – e quando l’hanno fatto sono andati in otto – ma passano gran parte del loro tempo a rimproverare chi non lo fa.

È un classico che si sta affermando fino a sfiorare il genere letterario. Esempio: si rimprovera alla Cgil di schierarsi per il No al referendum sulla magistratura con l’arguto argomento che in questo modo trascurerebbe il vero tema di cui occuparsi, cioè i salari. L’accusa viene da destra, ovviamente, da gente che di salari non si è mai occupata, che chiede alla Cgil esattamente quello che vorrebbe lei: che stia zitta sul referendum.

Per chiarire il concetto useremo il martoriato Sudan, mattatoio africano per civili inermi stretti tra due forze armate che si contendono le enormi ricchezze della regione. “Perché non organizzate una flotillaper il Sudan?”, dicevano i commentatori negazionisti del genocidio palestinese, ostili alla flotilla che veleggiava verso Gaza. Tradotto: perché non lasciate che Israele compia il suo genocidio e non vi concentrate su altri massacri? Nomi importanti, commentatori da prima serata (e seconda, e terza, e mattina e pomeriggio), gente che con qualche telefonata e raccolta fondi, contatti e volontà, potrebbe senza dubbio organizzare una missione umanitaria e pacifista in Sudan. E a nessuno degli interlocutori che sia mai venuto in mente di dire: “Ma scusi, perché non lo fa lei?”. Inutile dire che del Sudan non gliene fregava niente, serviva solo ad accusare chi si opponeva alla mattanza israeliana, e ora che il genocidio di Gaza è passato a una fase di bassa intensità, quei commentatori di Sudan non parlano più, non serve, uh, il Sudan, che seccatura!

Lo stato attuale del dibattito, naturalmente riguarda l’Iran, e il meccanismo è esattamente lo stesso: perché la sinistra non scende in piazza massicciamente contro gli Ayatollah? E le femministe che dicono, eh? Un’apoteosi di ditini alzati e severi ammonimenti. Molte energie, dispiegate, insomma, non a organizzare una manifestazione, no, ma a rimproverare chi non lo fa. Con tanto di esilarante campagna acquisti, che consiste, altro classico, nel prendere uno inspiegabilmente considerato di sinistra che rimprovera la sinistra di non fare quello che si guarda bene dal fare lui, e quando lo fa – come l’altro giorno i sedicenti riformisti del Pd più qualche galleggiante della politica – c’è meno gente che in una piccola pizzeria. È l’invidia della piazza, insomma, un’invidia fatta di irritazione: ma guarda quelle decine di migliaia di persone che manifestano per quello che vogliono loro e non per quello che voglio io! Maledetti!

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